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Psicologia

Violenza e rappresentazione di essa

A cura di Dr. Massimo Fochi

Pubblicato il 17/03/2003

Esiste un nesso di causa tra gli spettacoli violenti e lo sviluppo di soggetti aggressivi?

Secondo una recente ricerca americana, compiuta nel Michigan su 875 soggetti, vi è una correlazione significativa tra fenomeni di violenza e spettacoli televisivi che la contengono.
E’ questo solo l’ultimo tassello di una serie di prove osservative e sperimentali che documentano tale incontrovertibile evidenza.
Possiamo dire, con buone argomentazioni, che chi vede in modo reiterato scene violente ha molta più probabilità, a parità di altre condizioni ambientali, di diventare egli stesso violento.
Questo condizionamento è decisamente più marcato in soggetti che siano ancora in età evolutiva.
I bambini, insomma, sono certamente assai più vulnerabili e influenzabili, ma ciò che più allarma è che l’effetto nocivo perdura anche in età adulta.
Perché accade tutto ciò? Intanto si deve ricordare che da piccoli gli esseri umani fanno una distinzione assai limitata tra finzione e realtà: sovente i due ambiti sono sfumati e talvolta si sovrappongono. Inoltre dobbiamo sottolineare che lo spettacolo violento fa particolarmente presa perché attiva programmi di “ricezione” che moltiplicano l’attenzione quasi automaticamente. Insomma un po’ come la luce di certi apparecchi per le zanzare in estate: le attira e poi le fulmina!
Rimanendo inchiodati davanti alla televisione quasi in trance, i bambini incamerano schemi comportamentali che, pur derivando dalla fiction, potranno poi essere riproposti nella realtà.
Ma c’è di più; risulta ormai chiaro che, assistere frequentemente e reiteratamente a scene violente, produce un fenomeno di desensibilizzazione che induce a reagire assai meno intensamente e quasi anaffettivamente ad atti di violenza che finiscono per sembrare una componente assolutamente “normale” e accettabile del nostro mondo.
Così quel patrimonio di disponibilità empatica che sta alla base della solidarietà umana potrebbe venire irrimediabilmente eroso e ciò rischia di precipitarci in un futuro di solitudine colletiva e di indifferenza reciproca.

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