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SPECIALE GUERRA

Il Pacifismo 3° punto

A cura di Dr. Massimo Fochi

Pubblicato il 25/03/2003

Le rargioni del no sencondo una valutazione del rapporto tra mezzo e fine

Una analisi accorta del rapporto tra mezzi e fini è, ovviamente, sempre indispensabile in chi operi seguendo un’ottica ascrivibile a quella che ho chiamato etica della responsabilità.
E’ evidente che per giustificare il ricorso all’uso della forza, il problema da rimuovere deve essere davvero rilevante in termini di vite umane, di destabilizzazione di aree geografiche, di danni economici o morali.
Secondo alcuni, nella seconda guerra del Golfo, i rischi reali, legati al permanere di Saddam al potere, pur considerando il suo passato (stragi di Curdi e Sciiti), i segni di squilibrio mostrati e il possesso di armi di distruzione di massa (testimoniato dall’aver gasato interi villaggi di Curdi), non sarebbero sufficienti, in assenza di un atto francamente aggressivo, a giustificare l’intervento della comunità internazionale.
Sarebbe stato dunque necessario raccogliere più prove e ottenere in ogni caso il consenso dell’ONU. Come possiamo intuire, questo non si configura certo come un “no alla guerra senza se e senza ma”, ma motivato da molti se e da alcuni ma.
Trovo questa posizione decisamente più plausibile delle precedenti, ma vorrei ricordare a questi amici come, da alcuni anni, gli esponenti del partito socialista Curdo, girino incessantemente tra le segreterie dei partiti della sinistra europea, chiedendo disperatamente ai leader politici dell’occidente di appoggiare l’ipotesi di un intervento armato che li liberi da un giogo terribile, da uno sterminio programmato che loro, con le loro deboli forze, non sono in grado di scongiurare. Questo popolo, destinato allo sterminio, si è salvato e riorganizzato negli ultimi anni, solo grazie alla protezione americana che con la “no fly zone” ha impedito a Saddam di terminare il suo folle genocidio.
E’ chiaro che, un’accurata comparazione del mezzo guerra (sempre terribile) con le motivazioni ed una seria valutazione dei fini prefissi va fatta e rifatta, prima di decidere per un passo così gravido di conseguenze.

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