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Dipendenze e droga

Ecstasy

A cura di Dr. Massimo Fochi

Pubblicato il 05/03/2004

Apparentemente un gioco, in realtà un pericolo mortale

foto intervento

 

 

 

Ecstasy è il nome di fantasia dato ad una anfetamina sintetica, la metilen-dioxy-metanfetamina.

La metilen-dioxy-metanfetamina (MDMA) è entrata in uso in  Europa e in USA da 25 anni circa. I suoi effetti sono ben conosciuti e descritti  dettagliatamente dalla letteratura scientifica. Le  basi  biochimiche  dell'azione della  MDMA risiedono principalmente nel sistema nervoso centrale, dove sperimentazioni     eseguite sul cervello di ratti, topi e primati (scimmie) indicano (benché  si  riscontrino  alcune diversità tra le varie specie di animali da esperimento) che la MDMA induce il rilascio di dopamina e serotonina.

Nell'uomo, indagini condotte con tecniche radiologiche come la  PET  (tomografia  ad emissione  di  positroni)  sembrano,  in linea di massima, confermare questa tesi.

 

DOPAMINA E SEROTONINA

 

La dopamina è un precursore della biosintesi della noradrenalina; la sua struttura chimica presenta  similitudini con la stessa MDMA e con molte altre amine che agiscono sul sistema nervoso simpatico (per esempio la anfetamina e  l'efedrina).  La dopamina svolge inoltre un ruolo in distretti diversi dal SNC (per esempio nel rene).

La serotonina ,o 5-idrossitriptamina, deriva dall'amminoacido triptofano ed è chimicamente diversa da una ammina simpaticomimetica. Gli insiemi di neuroni  centrali che utilizzano dopamina e serotonina, detti rispettivamente sistema   dopaminergico e sistema serotoninergico, regolano molte funzioni, sia fisiologiche che comportamentali e sensoriali.

La dopamina è implicata:

  • nella genesi del vomito,
  • nella regolazione della secrezione di alcuni ormoni,
  • in  patologie  come  il  Morbo  di  Parkinson ( che  può  essere spiegabile come una carenza di dopamina a livello centrale) e la schizofrenia che, al contrario, deriverebbe da un eccesso di dopamina (è bene però dire che non tutti i tipi di schizofrenia sono spiegabili col modello semplicistico della iperattività del   sistema dopaminergico). La dopamina sembra inoltre che abbia a che fare con  la genesi e la trasmissione della  'sensazione di gratificazione’, cioè del piacere.

Invece, a livello centrale, la serotonina regola:

·         l'umore (molti farmaci antidepressivi agiscono proprio aumentando la quantità di serotonina a livello delle terminazioni nervose),

·         il sonno e veglia.

Alcune sostanze allucinogeno presentano similitudini strutturali con la serotonina,  nonché proprietà di stimolazione di alcuni recettori serotoninergici, ed è pertanto  probabile che la serotonina  sia  implicata  anche  nella  percezione  di  sensazioni allucinatorie.

 

Questa rappresentazione è molto semplificata. Non si è fatto cenno ai recettori di  ciascuno dei due neurotrasmettitori, che sono molti (almeno cinque per la dopamina e fino a quattordici, pare, per la serotonina), nè alle loro molteplici azioni nei vari tessuti in cui sono presenti.  Affrontare anche superficialmente tali argomenti ci  farebbe perdere di vista lo scopo principale della nostra indagine, che è quello di spiegare gli effetti della MDMA, cosa che adesso siamo in grado di fare. 

Siamo ora in grado di riconoscere le interferenze della MDMA con le  manifestazioni  dopaminergiche e serotoninergiche; le elenchiamo senza preoccuparci di attribuirle  rigorosamente all'uno o all'altro neurotrasmettitore.

 

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