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Psicologia

"Vi faccio vedere come muore un italiano"

A cura di Dr. Massimo Fochi

Pubblicato il 16/04/2004

In memoria di F. Quattrocchi

foto intervento

E’ difficile, forse impossibile descrivere ciò che ho provato leggendo queste parole.

E’ difficile trasformare i brividi, che più volte hanno attraversato il mio corpo, in parole, in concetti compiuti. Di fronte a questo evento tutto sembra poco, ogni parola rischia di divenire sterile retorica, gesto usurato, vaniloquio estetizzante.

E’ difficile dire addio ad un “fratello” che mi ha fatto, che ci ha fatto sentire, dopo tanti anni, l’orgoglio di una appartenenza.

Italiano.

Non solo spaghetti e mandolini, non solo dispute becere su calcio e moviole, non solo Fattorie e Grande fratello per esibizionisti frustrati e voyeur, non solo politica per politicanti con destra e sinistra che si azzuffano su dispute troppo spesso strumentali e sterili.

Italiano: uomo che muore con dignità.

“Fortunato quel popolo che non ha bisogno di eroi.” Vero.

Ma noi certamente non abbiamo questa fortuna.

E allora umilmente riconosciamo il nostro debito verso questo fratello che voleva guardare negli occhi i carnefici, gli aguzzini, per intravederne le emozioni profonde, la malcelata vergogna per un gesto bestiale (non è stata una tragica e umana morte in battaglia; ma l’assassinio a sangue freddo, per ricattare, per minacciare, per punire altri, di una persona prigioniera ed inerme).

No non lo hanno permesso.

Quegli occhi colmi di dignità, dell’orgoglio così tipico delle nostre terre meridionali, avrebbero frugato nelle loro anime, li avrebbero perseguitati per tutto il tempo della loro vita.

Non lo hanno permesso.

Hanno avuto paura dei suoi occhi perché la dignità non si compra, non si baratta, non si uccide. Genera spontaneamente, inevitabilmente, rispetto, ci rende esseri trascendenti anche sulla terra, si impone senza forza, senza pistole, senza urla, senza fedi assordanti. Ci fa sapere che Dio non è in cielo ma è nell’uomo, ateo o credente, nella forza del suo spirito, nella nobiltà dei suoi ideali, nel disinteresse del suo donarsi.

Grazie fratello per il tuo dono grande di farmi sentire ancora orgoglioso della mia patria.

    

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