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Prima di tutto vediamo, a grandi linee, qual’è il metodo utilizzato per seguire il cammino di una sostanza nell’organismo. Il primo passo consiste nel sintetizzare chimicamente la sostanza che sinbsp;nbsp; vuole sperimentare inserendo, nella sua struttura chimica, uno o più isotopi radioattivi al posto di atomi ordinari (un isotopo è un elemento chimico che, rispetto a quello normale, ha un diverso numero di neutroni nel suo nucleo atomico; a causa di ciò gli isotopi sono spesso instabili e dunque radioattivi) per esempio trizio, carbonio 13, carbonio 11, ecc.
Si inietta poi una certa quantità della sostanza marcata da questo isotopo radioattivo ad un animale da laboratorio, come il topo o la cavia.nbsp;
Dopo un certo tempo si sacrifica l’animale, si prelevano gli organi e se ne fanno delle fettine molto sottili che vengono poste su una lastra radiografica.nbsp;
La sostanza marcata, radioattiva, impressiona la lastra. Tramite lo sviluppo delle lastre ènbsp; quindi possibile seguire il destino delle sostanze studiate, identificare i tessuti anatomici dove si fissano ed ipotizzare che lì via sia la presenza di recettori specifici.
Con opportune tecniche biochimichenbsp; e di ingegneria genetica i recettori vengono purificati, isolati ed analizzati. A questo punto possono essere trascorsi anche alcuni anni dall’inizio degli esperimenti, ma i ricercatori possiedono una chiave importante per capire il meccanismo di azione di una sostanza: il recettorenbsp; animale e ipotesi attendibili sullanbsp; suanbsp; struttura.nbsp; Ora, sfruttando le similitudini evolutive presenti negli organi dei mammiferi, le informazioni ottenute per l’animale da esperimento possono essere estese con un buon grado di approssimazione all’uomo.
Studinbsp; delnbsp; generenbsp; sulnbsp; THCnbsp; risalgononbsp; aglinbsp; anninbsp; ‘80.nbsp;
Inbsp; suoi recettori sono stati identificati e clonati all’inizio degli anni ‘90.
In base a questi studi, è stato appurato che recettori del THC nel cervellonbsp; sono distribuiti pressappoco così:
Zona del cervellonbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp; Azione del THC
nbsp; circonvoluzione dell’ ippocamponbsp;nbsp;nbsp;nbsp; ànbsp;nbsp;nbsp;nbsp; effetti sulla memoria
nbsp; cervelletto e substanzia nigranbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp; ànbsp;nbsp;nbsp;nbsp; effetti sui movimenti
nbsp; neuroni dopaminergici e
nbsp;nbsp; corteccia cerebralenbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp; ànbsp;nbsp;nbsp;nbsp; gratificazione, percezioni
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Le parti e le funzioni del cervello sulle quali agisce il THC erano note da diversi anni e già si sapeva che, se stimolate per via elettrica o meccanica,nbsp; si potevano osservare determinati effetti.
Effetti coincidenti, con buona approssimazione, con quelli ottenibili grazie all’uso dei cannabinoidi.
Ciò dimostra il buon accordo tra l’ipotesi e i risultati sperimentali.
Infatti se sappiamo da prima che quelle parti del cervello sono implicate nel produrre certi effetti, e poi troviamo il THC (chenbsp; producenbsp; queglinbsp; stessinbsp; effetti)nbsp; concentrato proprio in quelle aree, è legittimo ritenere assai probabile che lì ci siano dei recettori specifici che vengono stimolati da questa sostanza.
Gli altri effetti del THC, come l’aumento di appetito, la tachicardia, ecc. derivano da azioni su analoghe strutture recettoriali situate in altre aree e organi. Al momento, però, le informazioni disponibili al riguardo non sono altrettanto precise.
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Dr. Massimo Fochi









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