Cosa deve fare la società in risposta ad omicidi come quello del piccolo Tommaso?
A cura di Dr. Massimo Fochi
Pubblicato il 28/03/2005
Come rendere persuasivi atti comunicativi con intenti educativi.
Che cosa dobbiamo fare per riuscire a rendere persuasivo un messaggio con contenuti negativi rispetto ad un certo comportamento ritenuto dannoso e socialmente disdicevole?
Ad esempio volendo incidere sul comportamento adolescenziale per quanto riguarda la droga, l’alcolismo o il fumo non è sufficiente operare una campagna dissuasiva basata su messaggi carichi emotivamente. Può accadere infatti che i destinatari del messaggio presentino un curioso fenomeno che prende il nome di “reattanza psicologica”, che consiste nella tendenza dei soggetti a vivere come costrizioni, più o meno insopportabili, i contenuti e i fini del messaggio, fino a ribellarsi ad essi adottando comportamenti diametralmente opposti a quelli auspicati.
Gli studi sperimentali hanno descritto questo fenomeno già negli anni sessanta: soggetti sottoposti a pressioni psicologiche sentite come intrusive e troppo forti avevano la tendenza a reagire rifiutando i suggerimenti e adottando comportamenti che prevedevano una assunzione rinforzata, anche se consapevole, del rischio.
E’ come se alcuni soggetti volessero riaffermare a loro stessi e al mondo “io sono libero, sono un essere che si autodetermina”.
Quindi sarebbe meglio inserire i messaggi dissuasivi in un contesto comunicativo complessivo ove i soggetti avessero la chiara sensazione di essere loro i protagonisti dell’estrazione e dell’uso delle informazioni piuttosto che i destinatari di un programma di condizionamento. Direi che si potrebbe utilmente riprendere il suggerimento di M. Erickson psichiatra e ipnoterapeuta statunitense che affermava “parla alla porta se vuoi che la finestra ascolti”.