Cosa deve fare la società in risposta ad omicidi come quello del piccolo Tommaso?
A cura di Dr. Massimo Fochi
Pubblicato il 15/07/2005
La forza di un trauma
Ho letto in questi giorni che in casa Milan ( che tra l’altro è anche la mia squadra del cuore) si continua a sottovalutare la possibilità di rinvenire una causa nella sconcertante sconfitta subita nella finale di Champions League.
Ci si appella all’alea di irrazionalità insita in questo affascinante sport per dar conto di un evento che sul piano tecnico e di ciò che era avvenuto in campo prima e dopo i 6 minuti di presunta follia, non sembrava poter avere una spiegazione accettabile.
Bene mi permetto di dire che portare avanti questa tesi ingenua, ignorando ciò che la psicologia dei traumi ci insegna è non solo insensato ma anche foriero di nuove cocenti delusioni. Il Gruppo Milan ha evidentemente subito un trauma che potremmo definire originario alla Corugna e, da allora, questo evento sopravvive in una dimensione atemporale nell’inconscio dei giocatori. Apparentemente essi sono assolutamente gli stessi di sempre, ottimi giocatori e in molti casi campioni assoluti e giocano e vincono secondo una frequenza da grande, grandissima squadra. Tuttavia quando una serie di circostanze, in concatenazione, si riaffaccia (essere favoriti, avere già un risultato largamente positivo) e un episodio (come un gol più o meno casuale ad esempio) mina la loro sicurezza, ecco che la configurazione emotiva di quel giorno maledetto alla Corugna si riaffaccia nelle loro menti.
Magari senza averne piena coscienza, sono nuovamente lì, impaurite, increduli, con le gambe impastate e la mente ottenebrata dall’angoscia. Vivono dolorosamente, come paralizzati, la sensazione di veder andare in mille pezzi un sogno ormai realizzato, di perdere qualcosa che già sentivano loro. Amici dirigenti vi assicuro che questo tipo di trauma collettivo è assolutamente in grado di spiegare e, purtroppo, di poter provocare ancora situazioni incresciose (vi ricordate con il P.S.V.?).
Non ha alcun senso appellarsi al bel gioco o al fatto che sono campioni pagati o strapagati per cercare di porvi rimedio. La forza del nostro inconscio è superiore, infinitamente, a queste considerazioni razionali e se non lavorerete con attenzione e professionalità sul loro “profondo” (con prescrizioni paradossali, con tecniche di desensibilizzazione avanzate, ecc.) niente può garantire che l’incubo non si riaffacci sopraffacendoli ancora.