Cosa deve fare la società in risposta ad omicidi come quello del piccolo Tommaso?
A cura di Dr. Massimo Fochi
Pubblicato il 05/12/2006
A cura di Francesco Gurrieri, Art Diary Critic Università degli Studi di Firenze
Per quanti sforzi e tentativi linguistici si facciano per interpretare, capire, prender confidenza con il paesaggio del nostro
pianeta, la lettura più imparziale, meno deformante, più affascinante, resta quella della fotografia.
Quando poi, chi con lo strumento fotografico, con la “camera”, riesce a esprimere parte organica di se stesso e della propria
cultura, com’è, appunto, nel caso di Bracali, si coagula e si postula l’opera d’arte; la quale è tale, indipendentemente
dalla “tecnica artistica”.
“Illumina ciò che ami senza toccarne l’ombra” ci dice lo scrittore e poeta francese Christian Bobin: che mi pare il modo
più appropriato, se non l’unico possibile (in questa stagione frenetica e contraddittoria dei media), per continuare ad amare
questa astronave Terra, nonostante i mutamenti irreversibili che, ormai, l’hanno colpita al cuore.
Siamo di fronte a uno dei libri fotografici più importanti degli ultimi decenni: qualcosa che, per la sua capacità evocatrice,
per l’intensità delle immagini – vere e proprie “icone” del paesaggio antropizzato e non – ci riporta, anzi ci trascina, ai valori
primari, ontologici, del nostro esistere sul pianeta.
I colori del viaggio e i diari del viaggio ci riconducono a una “fabula” esistenziale, a una percezione della forma e della cromìa
naturalistica che costituiscono un valore primario, fondante, dell’esperienza percettiva, intensamente intellettuale. Forse
solo Saint-Exupéry, col suo Vol de nuit, ma meglio ancora col suo Petit Prince (non a caso a spasso fra i pianeti), ha altrettanta
carica evocatrice. Così, il nostro Bracali riporta a sintesi fotografia e letteratura, fotoreportage e liberazione fantastica, con
la stessa tecnica favolistica indagata da Propp.
I tanti “paesi” (oltre ottanta) indagati e fermati dall’obiettivo di questo artista, ci tornano icasticamente come grandi affascinanti
immagini, quasi senza tempo, segnate da una universalità di valori che ci riconcilia con l’ambiente, il paesaggio, il
territorio; con i deserti e con i ghiacciai, con la suggestione delle stratificazioni geomorfologiche e con i paesaggi umani
delle piantagioni di cotone. Così, dalla fedele interpretazione dei luoghi affidata all’obiettivo del Bracali, si capisce la ragione
delle dimore caribbean style e l’intrinseca forza dei luoghi.
E i colori sono i “colori del viaggio”: il topazio, la giada, l’ametista, il rubino, lo smeraldo, lo zaffiro. E allora scatta la metafora
del grand tour. Mutatis mutandis, questi colori del viaggio, questo “viaggio planetario” altro non è che l’attualizzazione
– al XXI secolo – del grand tour appunto, che sanciva quel perfezionamento dell’intellettuale europeo che da Londra o da
Oxford (come fu per John Ruskin) scendeva a Parigi per visitare Venezia, Firenze, Roma. Oggi, i luoghi e l’itinerario non son
più quelli dell’Europa emergente o dell’Italia artistica; oggi, sono questi “attimi preziosi” del mondo che formano immagini
– per dirla con un ossimoro – di impietosa bellezza.
L’Alaska, l’Antartide, l’America Latina, l’Australia, la Mongolia, la Namibia, l’India, l’Islanda, il Nepal, il Sud Africa, sono presenti
con le loro peculiarità, il loro sky-line, i loro cieli. Ecco, proprio il cielo, pur nelle sue declinazioni, è forse l’elemento
unificante di questo lavoro, di questi “appunti fotografici planetari”. La biosfera è l’habitat in cui esistono e sono fermate
le condizioni essenziali per la sopravvivenza degli organi viventi; il biospazio, quale condizione necessaria all’individuo e alla
collettività per vivere, è, in definitiva, il vero scenario dell’autentico messaggio di Bracali: un mònito di sopravvivenza, un
grido non manierato di autentico amore per la vita, affidato a insuperabili immagini, appunto, di “impietosa bellezza”. Forse,
l’unica e l’ultima occasione di riconciliazione ontologica con la struttura e il concetto generale del nostro essere e del nostro esistere. E di ciò dobbiamo esser grati a Bracali.