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Criminologia

Serial Killer

A cura di Dr. Massimo Fochi

Pubblicato il 25/03/2007

L'espressione "serial killer" venne usata a partire dalla seconda metà del novecento nei decenni in cui vennero alla luce, negli Stati Uniti, i primi casi eclatanti.

foto intervento

“ Non ho rimorsi. Fino ad un certo punto, e me lo disse anche il confessore delle carceri, è però meglio che io sia in carcere e ci resti, perché se fossi fuori, tanto era quel piacere, che io non potrei più farne a meno di procurarmene, e ucciderei altre donne.”     

    

      Dichiarazione di Verzeni a Lombroso

 

L'espressione "serial killer" venne usata a partire dalla seconda metà del novecento nei decenni in cui vennero alla luce, negli Stati Uniti, i primi casi eclatanti: Ted Bundy (giustiziato nel 1989) e David Berkowitz. Il termine (introdotto dall’agente Robert Ressler che aveva partecipato alla soluzione del caso Meirhofer) aveva principalmente lo scopo di distinguere il comportamento di chi uccide ripetutamente nel tempo, con pause di raffreddamento emotivo, da coloro che si rendono colpevoli di stragi (omicidi di massa e omicidi compulsivi). Tecnicamente si considera "serial killer" chi compie due o più omicidi distribuiti in un arco relativamente lungo di tempo, intervallati da periodi di "raffreddamento" durante i quali il serial killer conduce una vita sostanzialmente normale.

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