Cosa deve fare la società in risposta ad omicidi come quello del piccolo Tommaso?
A cura di Dr. Massimo Fochi
Pubblicato il 31/01/2008
La magia, il desiderio di squarciare il velo del tempo, l’ansia di conoscere il futuro, di acquietare l’insicurezza prevedendo ciò che potrà accaderci, sono antichi come l’uomo
Nell’anno 1604 un tal Silvestro Pagnoni si presentò al Sant’Uffizio di Padova per denunciare un professore universitario che veniva accusato di fare oroscopi per cittadini ricchi.
Una posizione che sembrava minare la fede, perché la convinzione che il destino di una persona fosse determinato dalle stelle e dai pianeti, piuttosto che dal libero arbitrio, inficiava il ruolo della responsabilità individuale, toglieva valore alle opere e alle scelte individuali, rendeva l’essere umano succube di un destino scritto da altre forze, con cui egli non poteva competere. Lo scienziato era Galileo Galilei, che, pur prendendosi gioco in privato della credulità dei suoi “clienti”, la assecondava per il suo cronico bisogno di denaro.
La magia, il desiderio di squarciare il velo del tempo, l’ansia di conoscere il futuro, di acquietare l’insicurezza prevedendo ciò che potrà accaderci, sono antichi come l’uomo e si radicano nella sua natura di animale ad un tempo razionale, ma fragile e limitato. Infatti la ragione e il suo punto di arrivo più elevato, il pensiero ipotetico deduttivo, ci informano che il futuro è alle porte, che eventi negativi possono essere sempre in agguato e che la morte è l’unica certezza nel nostro destino. Ci sentiamo spinti a prevedere, cioè a sapere in anticipo, al fine di vagliare se sia possibile porre rimedio o trarre il massimo profitto da ciò che ci attende.
In fondo anche la scienza è alimentata da questa spinta irrefrenabile. (video) Ma la scienza è limitata sia nelle sue capacità di previsione (pensiamo alle previsioni del tempo, ma anche alle capacità di prognosi della medicina molte volte tragicamente smentite dai fatti) sia nella sue possibilità di intervento. CONTINUA