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Attualità

Civiltà stanca

A cura di Dr. Massimo Fochi

Pubblicato il 13/03/2008

Come in ogni epoca di crisi, l’ethos, il sentire comune, tende a dissolversi

foto intervento

L’esito di tutto ciò che abbiamo fin qui visto è una società o meglio una civiltà stanca, illanguidita, che sembra volgere al tramonto.

Come in ogni epoca di crisi, l’ethos, il sentire comune, tende a dissolversi ed emerge un sentire sempre più “ellenistico”, votato ad una risposta individuale alle complesse equazioni del vivere. Cresce l’illusione di poter trovare risposte salvifiche in fedi lontane, in consumismi sfrenati, in edonismi scomposti, in paradisi artificiali.

Si sente una stanchezza diffusa di fare, di creare, di impegnarsi, di faticare insieme e questa sorta di trionfo dell’Ego ci rende esangui e infantili, troppo presto vecchi anche perché mai davvero “grandi”, mai davvero adulti e maturi.

I legami, i vincoli, le responsabilità dello stare insieme si allentano fino a dissolversi e ogni individuo, ridotto a monade, si avvolge nel circolo che si instaura tra edonismo e senso di colpa, tra egocentrismo e solitudine.

Senza un sentire condiviso, senza attese condivise, senza fedi condivise (laiche o religiose) il singolo muore dentro, sprofondando in una patologia depressiva che nessun farmaco serotoninergico potrà sanare.

Abbiamo bisogno di agire, o meglio di reagire e necessitiamo di una politica che abbia il coraggio di farsi carico di responsabilità che sembra invece, sempre più, non sopportare.

Perché?

Secondo la lezione di Popper, la democrazia... CONTINUA

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