Cosa deve fare la società in risposta ad omicidi come quello del piccolo Tommaso?
A cura di Dr. Massimo Fochi
Pubblicato il 05/05/2008
Una composizione segnalatami dalla docente di lettere (Prof.ssa Paolini) del Liceo Salutati di Montecatini che pubblico con piacere.
Argomento: “La forza della ragione e del pregiudizio. Salviati e Simplicio, personaggi emblematici di uno scontro sempre attuale”
La ragione, la semplice analisi logica di un problema, finalizzata alla scoperta di una soluzione, contrapposta al pregiudizio, al dogmatismo, a schemi mentali chiusi ed ottusi, tendenti a proiettare un proprio mondo, ordinato, tranquillo e perfettamente governabile, su quello reale; mai ci fu contrasto più acceso e più basilare.
Da tempi antichissimi l’uomo si è sforzato di ricercare nei fenomeni naturali le cause prime degli stessi, tramite un analisi del fenomeno stesso. Similmente da tempi antichissimi l’uomo ha ricercato spiegazioni filosofiche nella metafisica e nella religione, sfruttandola al fine di trovare la spiegazione a fenomeni apparentemente inspiegabili, ed ispirata indubbiamente da ciò che Giordano Bruno definiva il “Meraviglioso ordine dell’universo”l.
Ciò che è sopra descritto è un processo naturale che la modernità riconosce allo sviluppo umano, ed in sé non comporta aspetti visibilmente negativi. Tuttavia tale processo costituisce un grave rischio qualora nell’immaginario collettivo si fissino spiegazioni che possono essere ragionevolmente messe in dubbio da successive osservazioni del fenomeno stesso. Uno degli assiomi fondamentali della scienza moderna è quello secondo il quale ogni teoria è valida finché non viene smentita, ed il pericolo individuabile in un processo di spiegazione dei fenomeni naturali tramite l’utilizzo della metafisica è facilmente intuibile se si considera il fatto che la metafisica intesa come religiosità si fonda su un principio di assolutismo indiscusso, e così dunque anche le spiegazioni da essa fornite, le quali saranno dunque per loro stessa natura indiscutibili, con gravi ripercussioni qualora si rivelassero errate.
Nel 1633 il grande matematico e fisico Galileo Galilei viene costretto dal tribunale del Santo Uffizio ad abiurare le proprie scoperte in campo astronomico, e la logica conseguenza che la descrizione Aristotelico-Tolemaica dell’universo fosse in gran parte completamente errata. Possiamo ritrovare in Galileo i tratti che caratterizzano la moderna scienza, ossia una completa fiducia nella ragione umana, nelle prove sperimentali, e nell’utilizzo di un metodo logico e d’impronta matematica che possa condurre senza pericolo di errore alla soluzione di un dato problema.
Tali convinzioni fanno sì che Galileo oggi venga comunemente considerato il padre della scienza moderna.
In un suo scritto dei più noti, il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” egli affida a due personaggi, Salviati e Simplicio, il compito di discutere i due grandi sistemi fisici atti a spiegare il moto di stelle e pianeti: il sistema Copernicano ed il sistema Aristotelico. Ad essi Galileo aggiunge un giudice imparziale, Sagredo, il quale, grazie alle stesse virtù che lo rendono imparziale, ossia la mancanza di pregiudizi e di preconcetti, determineranno ben presto il suo avvicinamento alle idee copernicane, in una battaglia concettuale tra gli emblemi di logica, razionalità e pensiero aperto, rappresentati da Salviati, contrapposti al dogmatismo ed al pregiudizio di Simplicio.
Le convinzioni di Galileo gli costeranno l’abiura, dietro la minaccia di un destino orribile e, purtroppo, tragicamente comune a quei tempi. Tuttavia egli gettò il seme di una logica scientifica ce si è costantemente sviluppato fino ad oggi, portando a sostegno della propria validità una serie di progressi scientifici e tecnologici mai visti in nessun altra epoca, che condensa in pochi secoli un progresso superiore a quello dei precedenti millenni.
Tale progresso è stato tuttavia costantemente osteggiato ed ostacolato da coloro che fondano le proprie convinzioni su pregiudizi derivati dalla cieca fiducia in condizioni oramai visibilmente obsolete e del tutto false, sul timore del cambiamento, sostenute da una scelta selettiva di quei dati che confermano la propria opinione, mascherando con una parvenza di credibilità concezioni dogmatiche ed irrazionali.
Negli ultimi anni abbiamo assistito, purtroppo, ad una ribalta di pregiudizio e dogmatismo, portati in auge dalle recenti scoperte scientifiche, soprattutto in campo genetico, e sostenuti a spada tratta dall’odierna Chiesa, specialmente in quei paesi che hanno la sfortuna di dipendere dal Cattolicesimo, e specialmente in quell’Italia che sopporta il dramma di ospitarne il “Quartier generale”.
Il pregiudizio moderno è meno palese rispetto a com’era all’epoca di Galileo (oggigiorno la Chiesa non può ufficialmente bruciare nessuno), anche perché dopo di lui hanno imparato quanto controproducente sia bruciare l’uomo; occorre bruciare l’idea!
Oggigiorno il pregiudizio è come una nebbia che aleggia sopra la massa dei cittadini “Ben pensanti”, i moderni borghesi, che vivono la loro vita in un perenne atteggiamento di superiorità, in quanto guidati da una “salda” morale e dalla ricerca di quell’agiatezza economica che gli consenta di emergere dalla massa, fulgidi nello splendore del comune assenso.
Oggigiorno è sufficiente una parola, uno sguardo, una vuota ed altisonante frase pronunciata contro un idea, affinché essa venga messa al rogo dalla folla.
Per la fortuna dell’umanità la modernità ha prodotto anche una classe di scienziati e filosofi armata di logica e prove di laboratorio, che ha tutta l’intenzione di non farsi condizionare; posso addurre come esempio la protesta che, poco tempo fa, impedì a benedetto XVI di intervenire alla Sapienza di Roma, nonché la molto maggiore libertà civile, sociale e scientifica di cui godono i paesi non cattolici.
Tuttavia il fatto di aver usato la parola “Classe” è indicativo di un grave problema. Purtroppo il progressivo complicarsi delle scoperte scientifiche, ed i metodi tecnici e matematici sempre più avanzati che vengono sfruttati nella ricerca hanno determinato un progressivo allontanamento della massa dalla scienza pratica, che viene vista come un qualcosa di superfluo, di fine a se stesso. Ciò è innegabilmente dannoso al prestigio ed alla diffusione della scienza e del suo metodo, senza contare i problemi che si hanno quando i finanziamenti a me scienziato derivano dalle decisioni di politici ambigui ed ottusi, eletti da una società improntata dai paraocchi e dall’ottusità di massa, dal momento che, come scrisse Piergiorgio Odifreddi “La massa è di gran lunga più ottusa dell’individuo, ed il livello meno di intelligenza nel mondo è decisamente basso”.
È molto più semplice rifugiarsi in un immaginario mondo divino e soprannaturale, già pronto ed ordinato, con un posto a sedere già riservato per te, piuttosto che compiere l’innegabile fatica di alzare gli occhi la cielo ed addentrarsi sul cammino della scienza.
Matteo Ogliari