Io mi nutro di quello che trovo dentro di me
A cura di Gilberto Gamberini
Pubblicato il 04/11/2004
La non sofferenza, il non sentire, il non percepire, il non ascoltare, una pace di silenzio assoluto e senza opportunità alcuna se non quella delle nostre speranze affidate al tavolo della roulette del tutto o del niente…in un gesto premeditato, che è quasi sempre preparato in silenzio per una soluzione che sembra lì alla portata di mano ma che non è mai una soluzione, ma la fine di qualsiasi tentativo di soluzione...Ma orami il salto nel vuoto era compiuto nella sua mente e restava solo il come farlo….Le ragioni delle morti e dei suicidi sono quelle che tormentano e tormenteranno i vivi..Liberazione non dalla sofferenza del mondo, che fa parte del mondo, ma dalla sofferenza che sentiva dentro di se....Da quel pieno di dolore che saturava la sua mente, fino a raggiungere quel colmo che era talmente insopportabile da fargli con un lucido ragionamento trovare una apparente soluzione nella morte…. QUALI SONO LE MOTIVZIONI DEL SUICIDIO?..Perché non è tanto l’entità del problema, ma come io elaboro qualsiasi problema...E’ la ghettizzazione del mio io, carico di dolore, che diventa angoscia e che diviene insopportabile da sopportare, qualunque sia la causa che lo ha generato…Già perché io potrei essere tante altre cose, solo che in quei momenti di ripiegamento su me stesso non riesco a cogliere quello che potrei diventare al di a di quel "io sono"....L’anticamera del suicidio è proprio questo: l’isolamento interiore totale ed assoluto, ed il desiderio progressivo ed inalienabile di porre fine a tutto questo...è l’intollerabile senso di sofferenza, determinato dalla solitudine e dalla impossibilità di comunicare che sembra la determinante del suicidio....
Un giovane di 18 anni si è sparato un colpo alla testa, prima di farlo ha girato un video. L’emulazione potrebbe far parte di questa teatralità nel dramma, come i kamikaze che prima di immolarsi per la causa affidano ad un video il loro testamento spirituale. Qui non vi è una motivazione religiosa o politica del gesto ma un desiderio di fuga in un mondo migliore per porre fine alla sofferenza della vita. In comune l’idea che comunque dopo….sarà il meglio, il paradiso per i kamikaze mussulmani, la non sofferenza in questo caso. La non sofferenza, il non sentire, il non percepire, il non ascoltare, una pace di silenzio assoluto e senza opportunità alcuna se non quella delle nostre speranze affidate al tavolo della roulette del tutto o del niente… Le ragioni del giovane ragazzo di Ostia, in un gesto premeditato, che è quasi sempre preparato in silenzio per una soluzione che sembra lì alla portata di mano ma che non è mai una soluzione, ma la fine di qualsiasi tentativo di soluzione. Ha confezionato i pacchetti ricordo per gli amici, mettendoci dentro le cose più care per lui, come se il ricordo di quello che lui era diventasse più importante di quello che era,e che poteva continuare ad essere. A 18 anni poteva decidere come morire, già il come, forse si è soffermato troppo sul come, e doveva soffermarsi sul semplice fatto di non morire e di affrontare quel suo mal d’esistere. Ma orami il salto nel vuoto era compiuto nella sua mente e restava solo il come farlo…. Le ragioni del suo gesto le illustra lui stesso, la prima ragione: non la dice ma la tace volutamente come compiaciuto da questo suo segreto, la seconda: voglio smettere di soffrire, la terza: visto che tutti dobbiamo morire lo faccio ora che ne ho la volontà. Le ragioni delle morti e dei suicidi sono quelle che tormentano e tormenteranno i vivi, coloro che li hanno procreati, cresciuti ed amati. Passeranno notti e giorni a domandarsi, e a porsi delle domande su come potevano evitare quel gesto, a come potevano cogliere quei segnali, che solo ora hanno un significato, e ragioni ne troveranno infinite, ma forse nessuna sarà quella vera. Il ragazzo di Ostia illustra freddamente come un kamikaze che aggredisce se stesso perché ha scelto la pistola e non altro e dice una cosa importante, non sono riuscito a trovare un veleno come il cianuro per cui…. Da statistiche americane emerge il dato che l’occasione, l’opportunità di fare favorisce l’intendimento suicidiario o perlomeno ne accelera l’esecuzione. Il vedere, il cogliere l’oggetto che può darmi morte a portata di mano, favorisce la messa di atto di una decisione già presa. Il ragazzo di Ostia era colto, e ha ripreso dai suoi studi classici il tema della tragedia greca di Eros e Tanatos. Il ragazzo parla di liberazione, perché liberazione e da che cosa? Liberazione non dalla sofferenza del mondo, che fa parte del mondo, ma dalla sofferenza che sentiva dentro di se. Da quel pieno di dolore di cui non riusciva a liberarsi. Da quel pieno di dolore che saturava la sua mente, fino a raggiungere quel colmo che era talmente insopportabile da fargli con un lucido ragionamento trovare una apparente soluzione nella morte…. QUALI SONO LE MOTIVZIONI DEL SUICIDIO? Quali sono i motivi veri dei suicidi? Sono delle grandi o delle piccole ragioni? La risposta può essere: entrambe le cose. Perché non è tanto l’entità del problema, ma come io elaboro qualsiasi problema. Quando elaboro un problema in modo centripeto, a spirale dentro di me, mi trovo imprigionato dalla ragnatela di quel problema. Mi creo delle barriere dei muri sempre più alti e spessi che mi impediscono di uscire dal problema e di cogliere quelle realtà esterne che potrebbero distogliermi da quel problema. E’ la ghettizzazione del mio io, carico di dolore, che diventa angoscia e che diviene insopportabile da sopportare, qualunque sia la causa che lo ha generato… E’ un "io sono" carico di negatività, che impedisce l’emergere del "io non sono" e di quello che potrei essere. Già perché io potrei essere tante altre cose, solo che in quei momenti di ripiegamento su me stesso non riesco a cogliere quello che potrei diventare al di a di quel "io sono". E’ una luce che si spegne, un nero assoluto che impedisce di cogliere qualsiasi altra luce. E’ come elaboro le cose, è come faccio diventare le cose che cessano di essere quello che sono, ma diventano conferme al mio isolamento e al tormento del mio dolore. E’ un ragionamento che diventa Sragionamento. L’anticamera del suicidio è proprio questo: l’isolamento interiore totale ed assoluto, ed il desiderio progressivo ed inalienabile di porre fine a tutto questo. Ed allora le mie residue energie saranno indirizzate, non ad uscire da questo, ma ad attuare l’apparente soluzione della morte. Le statistiche variano da paese a paese, a seconda anche dei diversi criteri statistici usati e dalla sensibilità per tale fenomeno In generale si situa al secondo o terzo posto, a seconda delle statistiche e dei paesi presi in esame. In Italia è preceduto dai giovani morti per incidenti stradali, ed è seguito dai giovani morti per tossicodipendenze e AIDS. La PSICHE del SUICIDIO GIOVANILE In una ricerca di Gabriel Levi della Università la Sapienza di Roma emergeva il dato allarmante dell’incremento dei suicidi giovanili alla fine dell’anno scolastico, nel periodo delle vacanze estive. Ragazzi condizionati dalla scuola,dal risultato scolastico e che non riescono a divertirsi, che non riescono a trovare nel loro vissuto quotidiano e familiare dei sufficienti e primordiali motivi di crescita al di fuori della scuola. Spesso vi è una depressione mascherata, non accuratamente vagliata dagli educatori e non valutata da chi la subisce perché non ha le caratteristiche macroscopiche di una depressione conclamata. Non si chiede aiuto quando non si sa di averne bisogno…. Spesso poi nel giovane sono spropositate le reazioni a singoli eventi quotidiani, che vengono amplificate ancora di più in animi sensibili e iper-razionalizzate in giovani particolarmente intelligenti ed elaborativi Il dolore dovrebbe essere gridato e non trattenuto, e per sfuggire a quel dolore devo cercare una mano che si sporga verso di me e io sporgermi verso i essa. La soluzione è un aprirmi a girasole e non chiudermi a riccio. Perché io sono come mi sento di essere, e se mi chiudo dentro di me, e se dentro di me trovo angoscia io mi identificherò con quell’angoscia, fino a provarne immenso dolore… Ed allora dovrò cercare delle soluzioni per fuggire a quel dolore. Ma dentro di me non ho soluzioni ed allora dovrò scegliere il silenzio assoluto e la non sensibilità assoluta della morte. La morte prima di darmela, l’avevo già dentro di me, ed allora la scelta sarà solo una apparente scelta, perché non sarà tra il fare o il non fare, ma di quando farlo e di come farlo. E’ una situazione di apparente lucidità di una mente che è già confusa. Sulle possibili cause del comportamento suicidiario giovanile principalmente imputata è la depressione, specie mascherata, poi l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti, che creano una apparente fuga dalla realtà ma che in definitiva tolgono gli stimoli ad un corretto e naturale approccio alla realtà stessa. E poi le situazioni conflittuali personali e familiari, che rappresentano il terreno sul quale possono poi nascere altri e nuovi fattori di rischio. Emerge anche il dato che la disponibilità di un mezzo atto a nuocere favorisca inevitabilmente la facilità nel compiere il gesto finale, che comunque dentro di se è già deciso. PREVENZIONE del SUICIDIO GIOVANILE Difficile valutare il rischio suicidio, in ogni caso sono da tenere presenti per la prevenzione: fattori di terreno, dati anamnestici di parenti che hanno fatto il ricorso al suicidio, tentativi di suicidio precedenti, malattie invalidanti fisiche o di handicap che potrebbero determinare uno stato di sofferenza di cui non si vede soluzione, in una sensazione globale di mancanza di futuro. Suicidi recenti di parenti ed amici. La depressione maggiore e la depressione mascherata, più pericolosa la seconda perché difficilmente valutabile e per la quale non si ricorre a cure specialistiche, atteggiamenti ossessivi e rituali, convinzioni personali e religiose, salvifiche.... Malattie psichiche preesistenti .... Tossicodipendenze e alcoolismo che accentuano il disagio sociale e l’isolamento. Fattori socio economici e relazionali che impediscono di assumere un ruolo definito nel mondo del lavoro e nella famiglia. La mancanza del lavoro accompagnata da un senso di inadeguatezza personale e da mancanza di prospettive future. La perdita del lavoro. Per contro il benessere estremo non accompagnato da sufficienti stimoli di ideali e di valori. Sono da prendere in considerazione Cambiamenti del tono dell’umore improvvisi, l’allontanamento improvviso dagli amici e dalla famiglia, cambiamenti improvvisi della alimentazione e del peso...L’anoressia e la Bulimia Atteggiamenti di inanizione, apatia, di taedium vitae, sensi di colpa, solitudine, mancanza di rapporti sociali ed affettivi. Atteggiamenti aggressivi con esplosione di rabbia improvvisa. La manifestazione di idee suicide. Solitudine ed isolamento sociale permettono di elaborare una idea senza che esista una controparte ed una dialettica con quella idea, così da diventare un disperato soliloquio di creazione di motivi. Fattori emulazionali e indotti dai mass media, se ne è parlato prima a proposito della enfatizzazione dei kamikaze, e se ne parlò anni fa quando le campagne per combattere l’AIDS determinarono in molti individui sani la paura di aver contratto la malattia, determinando suicidi a carattere epidemico….. Concludendo è l’intollerabile senso di sofferenza, determinato dalla solitudine e dalla impossibilità di comunicare che sembra la determinante del suicidio. La frattura tra l’uomo e gli altri che lo circondano paradossalmente si ricompone col suicidio. Il suicida indica una strada e si pone come esempio e soluzione di un malessere che anche gli altri possono avvertire e attraverso la loro sofferenza e partecipazione emotiva per la mancanza che lui ha lasciato si ricompone il rapporto col mondo a cui lui ha volto le spalle. Se tale frattura si ricomponesse in vita e non in morte…. è la presenza, la condivisione, l’amore, l’affetto, la solidarietà, in vita che può salvare un uomo dalla oppressione del suo senso di solitudine .. Riproduzione riservata Gilberto Gamberini