Io mi nutro di quello che trovo dentro di me
A cura di Gilberto Gamberini
Pubblicato il 30/11/2004
Lui ascoltava, in silenzio, mentre loro parlavano di se stessi, della loro abilità e magnificavano le loro doti in tecniche e metodi, che, per lui erano primordiali. Eppure, lui taceva e ascoltava, in silenzio, come se gli raccontassero la più bella fiaba del mondo....li prendeva tutti sul serio e annuiva col capo, osservandoli attentamente e pendeva dalle loro labbra, tenendoli in massima considerazione. Era una gara … chi raccontava di più ed il meglio di se....li ho lasciati parlare liberamente ed ognuno di loro parlando e sapendo che io li ascoltavo si sentiva ancora più importante....Hanno acquistato fiducia in loro stessi e nelle loro possibilità proprio perché, parlando solo loro, hanno potuto valutare tutti i loro limiti....Parlando del loro “SE apparente” avevano affrontato ed iniziato a comprendere “il loro SE profondo”....... Non sempre questo accade, ma sarebbe comunque bello che accadesse…..“Ascoltare” ripeteva Milton H.Erickson. Le persone hanno bisogno di essere ascoltate e non di essere riempite di parole e, forse, a volte, riempiendosi delle loro parole possono iniziare a comprendere l’inutilità delle stesse...La parola esprime solo una parte....della complessità dell’essere.
Il grande maestro del monastero di Shao-Lin
tornò alla grande manifestazione,
organizzata per lui in Occidente.
Ognuno degli allievi voleva sapere qualcosa da lui
e voleva parlargli.
Lui ascoltava, in silenzio,
mentre loro parlavano di se stessi,
della loro abilità
e magnificavano le loro doti
in tecniche e metodi, che, per lui erano primordiali.
Eppure, lui taceva
e ascoltava, in silenzio,
come se gli raccontassero
la più bella fiaba del mondo.
Lui
li prendeva tutti sul serio
e annuiva col capo,
osservandoli attentamente
e pendeva dalle loro labbra,
tenendoli in massima considerazione.
Era una gara …
chi raccontava di più
ed il meglio di se.
Andarono via tutti soddisfatti.
L’allievo più caro al maestro,
che, era anche il più esperto rispetto agli altri, gli chiese
“ Maestro,
perché non avete mai parlato,
loro volevano imparare e sapere qualcosa da voi
e voi avete loro lasciato dire un sacco di stupidaggini,
o perlomeno cose, che, per voi sono conosciute
ed antiche come il mondo.
Perché?”
Il maestro
lo guardò, serenamente, negli occhi e disse
“ Vedremo domani cosa diranno di me!”
“Vedrai… diranno,
che, sono stato il migliore
e che non c’è nessuno più bravo di me,
proprio perché non ho detto nulla,
ma, li ho lasciati parlare liberamente
ed ognuno di loro parlando
e sapendo che io li ascoltavo
si sentiva ancora più importante.
Hanno acquistato fiducia in loro stessi
e nelle loro possibilità
proprio perché, parlando solo loro,
hanno potuto valutare tutti i loro limiti.
Se avessi parlato solo io avrei aumentato i loro limiti,
e loro avrebbero detto che io ero bravo, ma,
non quel grande maestro che loro si aspettavano.”
Vedrai domani…”
L’indomani, alla manifestazione,
c’era un confabulare e un discutere continuo tra tutti gli allievi.
Ognuno di loro diceva, che,
era stato un grande onore ascoltare il grande maestro.
Parlando
del loro “SE apparente”
avevano affrontato ed iniziato a comprendere
“il loro SE profondo”
Non sempre questo accade,
ma sarebbe comunque bello che accadesse…..

ripeteva Milton H.Erickson.
Le persone
hanno bisogno di essere ascoltate
e non di essere riempite di parole
e, forse, a volte, riempiendosi delle loro parole
possono iniziare a comprendere
l’inutilità delle stesse
e cercare
ed ascoltare
e percepire
e osservare
ben più importanti delle parole.
La parola
esprime
solo una parte del nostro mondo,
mostriamo solo una faccia
della complessità dell’essere.
Riproduzione riservata Gilberto Gamberini
foto riprodotte a fini didattico esplicative