
Ho trascorso quasi 5 mesi in Iraq,
poi questo breve ritorno in Italia
ed ora un altro e l’ultimo mese laggiù.
A Nassiria, la Sabbia è fine come farina, diversa da quella delle nostre spiagge,
ti penetra dappertutto e non puoi farci nulla,
come tante altre cose della vita,
che te le ritrovi dentro, senza neppure rendertene conto
e non sai neppure il perché.
Nassiria è per metà controllata da noi,
l’altra metà è, in realtà, controllata dalla autorità locale sciita,
è una convivenza che funziona,
anche se qui non capisci mai bene come funzionano le cose
e chi comanda veramente, si avverte un vuoto di potere .
I rapporti con la gente del posto sono scarsissimi,
in fondo, ci sentono come occupanti, e loro gli occupati,
io credo . che sia così, perché rapporti diretti con loro
non gli ho mai avuti.
A volte, vedi delle carovane in quel deserto verso sud,
ma con la guerra, sono diventate rare
ed il mondo appare come irreale.
Ho avuto contatti con la gente in Kuwait,
a Kuwait city,
dove molti sono di antica origine irachena,
abbiamo parlato,
ma non ho mai toccato l’argomento della nostra presenza in Iraq,
è una mia impressione
ma ….mi viene da pensare a noi italiani,
quando i tedeschi, dopo l’8 settembre 1943 ci hanno invasi,
fummo, poi, felici della loro sconfitta,
ma, non so se saremmo stati felici di pensare ad un esercito arabo
che occupasse la Germania.
Hanno un altro modo di vedere le cose,
cambia la loro idea della vita e della morte,
il martirio per una idea noi non lo compendiamo .
Qui viviamo in una grande base,
ora ci siamo spostati… da Nassiria verso Bagdad,
li uni accanto agli altri,
americani, inglesi, polacchi, rumeni, irlandesi, italiani
ci ritroviamo tutti insieme in mensa
di notte, si sentono di continuo gli elicotteri e gli aerei
non è una vera e propria tensione, che senti dentro
a volte, ti irriti di più sentendo il russare di qualcuno
o qualcuno che fuma
o che si sveglia di continuo perché non riesce a dormire,
e che si alza ed entra e esce di continuo .
Qui vivi in uno spazio confinato,
la tua è una libertà confinata,
la tenda, la base, la tua missione di quel giorno .
ti senti chiuso, prigioniero
come potrebbe sentirsi un ragazzo in un collegio
con soli altri ragazzi
o come un carcerato
a volte se non metabolizzi tutto questo
scoppi,
e ti prendono degli scatti d’ira
e spaccheresti tutto,
ma, poi ti limiti a dare un grosso pugno sul tavolo .
A volte qualcuno non gliela fa,
se non gliela fai non c’è cura, non c’è via di mezzo,
divieni un pericolo per te e per gli altri,
trasmetti il tuo disagio
e crei disagio come un virus
ed, allora, devi ritornare a casa.
A volte, sono i rapporti con la famiglia,
che è rimasta a casa, che ti mettono in crisi,
qualcuno non gliela fa a stare lontano tanto tempo dai propri cari
o tua moglie non gliela fa
ed allora qualcosa succede
o cambiano in modo tale
che non sono e non saranno mai più le stesse
Io credo che la guerra faccia parte dell’uomo,
fin da quando è all’asilo
io per guerra intendo l’aggressività, la violenza
è in ognuno di noi
uno scatto d’ira che va oltre
e a volte non comprendiamo che c’è guerra tra di noi esseri umani,
anche quando la guerra non c’è
La guerra è un atteggiamento mentale
un odio che monta verso qualcuno succede ogni giorno
e quasi nessuno che si sente così
si sente in guerra, ma si sente in pace
in realtà è in guerra senza saperlo
senza indossare una divisa
senza essere qui in Iraq.
Io credo che questo sia parte dell’uomo .

Io non sono qui solo per un maggior guadagno, qualcuno forse
ma, sono pochi,
qualcuno lo fa per spirito d’avventura,
qualcuno per patriottismo vero,
perché è il suo lavoro e qui può farlo al meglio,
qualcuno per un senso del dovere,
io non volevo perdere questa mia ultima occasione della mia vita,
alla mia età .
questa è l’ultima volta che potrò partecipare ad una missione
come questa
per me lo è veramente così la sento .
Non hai tempo di rilassarti,
nei brevi periodi di ritorno a casa, in Italia,
qualcuno dice che ci vogliono almeno 10 giorni
per recuperare la coscienza di tutto quello che hai passato,
in realtà, non sei neppure teso,
non riesci a capire come sei esattamente,
lo potrai elaborare solo nel tempo,
dopo il ritorno definitivo, quando
quando farai mente locale di quello che è successo,
di quello che è passato veramente .
Post Traumatic Stress Desorder si ne ho sentito parlare,
ho letto qualcosa anche non lo so,
dovrò valutare nel tempo perché so che si manifesta molto tempo dopo,
quando tutto è apparentemente finito
Credo che riguardi di più gli Americani
perché sono coinvolti diversamente rispetto a noi
ho letto che è in relazione al grado e alla intensità del coinvolgimento bellico
ma questo non vuol dire che noi ne saremmo esclusi
non so ..sinceramente non lo so
Riproduzione riservata Gilberto Gamberini
foto riprodotte a fini didattico esplicativi
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