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Possessione Psicoterapia FOBIE

Max: Modello del PadreFobie e Attacchi di Panico La Regressione

A cura di Gilberto Gamberini

Pubblicato il 27/06/2005

IL MODDELLO EDUCATIVO DEL PADRE.........Un problema dei genitori è quello di riflettere nei figli le proprie mancate realizzazioni o di trasferire il proprio modello educativo o il suo esatto contrario, se a loro non è piaciuto quello ricevuto, sui figli, senza tenere conto delle loro caratteristiche individuali, che possono essere completamente diverse........Max veniva sempre paragonato a qualcuno o a qualcosa, mentre, invece, lui voleva, solamente, essere valutato per quello che era.....L'INCONTRO CON MAX.....Era un compito facile, quello affidato a Max, perché ero sicuro che suo padre, dovendo scegliere tra cambiare e perderlo per sempre, avrebbe scelto di cambiare. E così fu.....IL MIO VERO PROBLEMA....Il mio vero problema è che ho sempre paura di avere causato un incidente… di aver fatto male a qualcuno.....Affrontare e cambiare il finale, cioè la crisi di panico....è come fermare con una mano un treno in corsa. Dobbiamo, piuttosto, evitare di trovarci su quel binario. Partiamo dall’inizio..........IO VOGLIO CHE TU SIA LA' DOVE TUTTO E'INIZIATO....Dimmi da dove è iniziato il viaggio in quel giorno, in quel particolare giorno, in questo giorno ..........Ferma la tua auto e scendiamo a guardare............IL VIAGGIO........Ora, fai tre respiri profondi. Molto bene…E desidero, che, alla fine dei tuoi respiri, tu ti senta ancora più tranquillo e sereno, ed ogni volta, che, tu farai tre respiri profondi ti sentirai allo stesso modo… “ “E ricorda bene, che, non solo, come dice Milton H Erickson, la mia voce ti accompagnerà…sempre, la mia voce ti accompagnerà…ti sarà viicina…servirà per i tuoi scopi…e la udrai nel vento fra lo stormire delle foglie…e la udrai nel mare…e ti accompagnerà nei grandi e nei piccoli cambiamenti…che la vita ti porterà nei giorni che verranno…e la mia voce potrà trasformarsi in quella dei tuoi genitori … Ricorda bene… Ora, esiste anche il cellulare, e ogni volta che lo vorrai io sarò accanto a te, come ora. Ora hai lavorato molto caro Max, ora andrai a casa e farai un bel sonno tranquillo e da quel sonno ti sveglierai molto rinfrancato e sereno per il tuo futuro.”............Una induzione di Ipnosi Indiretta Non fu una storia raccontata, ma UNA STORIA PARTECIPATA, vissuta insieme, e la si potrebbe paragonare ad una trance profonda, in quanto erano occupati tutti i canali sensoriali di Max, il visivo, il percettivo sensoriale e l’auditivo.Quando il paziente fisicamente è lì con te, ma, contemporaneamente, sta viaggiando nel tempo e nello spazio e si trova altrove con la mente e vede cose, ascolta cose e percepisce cose, che, non esistono è in una situazione di mentale di trance. La si potrebbe definire: una induzione di ipnosi indiretta, una trance, comunque profonda, ottenuta, come Milton H Erickson le otteneva, semplicemente raccontando o parlando o come in questo caso calandoci, entrambi, nel racconto del vissuto del paziente. Non sempre è necessario arrivare a questa profondità, il più delle volte è sufficiente un racconto metaforico, ma, anche quello è per definizione quello che noi chiamiamo una modalità di psicoterapia ericksoniana..........

foto intervento  

Il modello educativo del padre


Un problema dei genitori

è quello di riflettere nei figli le proprie mancate realizzazioni o di trasferire il proprio modello educativo o il suo esatto contrario, se a loro non è piaciuto quello ricevuto, sui figli,

senza tenere conto delle loro caratteristiche individuali, che possono essere completamente diverse.

Il padre di Max aveva ricevuto una educazione molto libera, dai propri genitori, nessuno lo controllava, nessuno gli diceva nulla,tutto quello che lui faceva andava bene, perché i suoi genitori confidavano nella sua maturità personale….

Ma, non era questo, che il padre di Max desiderava e crebbe sentendosi non seguito e non amato.

Quando il padre di Max divenne genitore, a sua volta, trasferì nel figlio le sue esigenze mancate.

Fu un padre onnipresente, che si intrometteva su tutto, sempre insoddisfatto di tutto quello che il figlio faceva, ritenendo, a torto, che, il figlio avesse bisogno di quel comportamento per essere meglio stimolato a fare le cose.

In realtà, il padre di Max stava trasferendo quello che lui aveva desiderato nella sua infanzia, su quel figlio, che, aveva tutt’altro carattere del suo…

Max era tutto contento quando a scuola aveva preso un bel 7 e andava tutto gongolante a dirlo al padre,

il quale per tutta risposta, pensando di stimolarlo a fare ancora di più e meglio, gli rispondeva “hai preso 7…solo 7 ma sai che tua cugina ha preso un bell’8? …potresti fare di più”.

Il padre di Max era soddisfatto di aver stimolato il figlio, era soddisfatto di avere fatto quello che i suoi genitori non avevano mai fatto per lui.

E si sentiva il migliore genitore del mondo.

Max si sentiva, invece, frustrato e incompreso, come un pallone sgonfiato.

Max veniva sempre paragonato a qualcuno o a qualcosa, mentre, invece, lui voleva, solamente, essere valutato per quello che era.

Tale interazione tra padre e figlio andò avanti, allo stesso modo, oltre gli anni dell’infanzia.

Quando Max divenne adulto, fece lo stesso mestiere del padre: il rappresentante di commercio.

Quando comunicò al padre l’ammontare del suo primo stipendio, dopo alcuni mesi di prova e di enormi sacrifici fatti per emergere, il padre gli disse “ solo così hai guadagnato…ma è una miseria…io appena iniziato guadagnavo già il doppio”

Max amava suo padre e nel contempo lo odiava, perché si sentiva mortificato da quell’uomo, che cercava di capire, ma, che, non si lasciava capire.

Max si poneva l’eterna domanda, che spesso i figli si pongono “ma mio padre mi vuole bene oppure…?.”

Ritengo, che, Max, in diverse situazioni, abbia odiato a tal punto suo padre,

che, avrebbe potuto diventare aggressivo e violento nei suoi confronti…


L’Incontro con Max


Quando ci incontrammo, tra me e Max, fu subito empatia,

perché Max era un ragazzo dolcissimo, di una fragilità interiore quasi femminile, che contrastava con il suo aspetto esteriore di giocatore di rugby.

Cominciammo proprio da suo padre, forse il problema per lui meno importante, ma in quel momento venne alla luce e era il problema più facile da affrontare.

Intanto era un tassello, che si componeva, e che si sistemava in un disegno ancora oscuro, per entrambi.

Gli dissi:

Max ora sei grande e puoi fare delle cose diverse da quelle che subivi da bambino…vai da tuo padre e digli chiaro e tondo cosa pensi….digli che gli vuoi bene…questo è quello che piace molto ai genitori e fa sempre loro piacere ….come lo farebbe a noi…ma digli che non sopporti più quel suo comportamento…digli che il suo modo di stimolarti ti ha sempre castrato…

ti ha sempre fatto sentire un deficiente…digli che o la smette di comportarsi così oppure tu non lo frequenterai mai più, perché ora sei adulto e hai il diritto di frequentare le persone che ti capiscono e non quelle che da una vita recitano il loro soliloquio…che parlano solo per loro…digli che non lo frequenterai mai più, perché il tuo desiderio è quello di dargli una sberla

quando ti risponde così…e tu questo non vuoi farlo perché tu gli vuoi bene …

ma vorresti che anche lui te ne volesse …e sarebbe ora che te lo dimostrasse, comprendendoti”…

Era un compito facile, quello affidato a Max, perché ero sicuro che suo padre, dovendo scegliere tra cambiare e perderlo per sempre, avrebbe scelto di cambiare.

E così fu........


L’Onestà di Max


E finalmente Max ebbe un “padre in prova”conforme alle sue aspettative.

Mi piacque sempre Max, ed ancora oggi penso a lui con affetto, perché era buono, buono interiormente e malgrado il lavoro che faceva, che lo portava ad essere in antagonismo ed in concorrenza con altri rappresentanti,

non perse mai la sua profonda onestà ed il suo rispetto per gli altri.

Magari perse qualche cliente, ma ne conquistò altri, proprio perché era sincero e incapace di ingannare e di convincere, se anche lui non era convinto e sicuro di quello che vendeva.


Il Problema di Max


Max, un giorno, mi disse:

Il mio vero problema è che ho sempre paura di avere causato un incidente…

di aver fatto male a qualcuno…ora, forse, un po’ meno, da quando ho affrontato con lei il problema con mio padre…ma, ora, che devo spostarmi di continuo con l’auto, ho paura che mi si ripresenti e che mi blocchi, così da non poter fare il mio lavoro”.

Mi raccontò di come si manifestava la sua fobia e di come la elaborava mentalmente dopo il fatto (supposto), e del panico che lo prendeva, in modo incontrollabile…

Okay, Max” gli dissi “facciamo le cose, diversamente da come le hai sempre fatte.

Affrontare e cambiare il finale, cioè la crisi di panico, è difficile, perché è come fermare con una mano un treno in corsa.

Dobbiamo, piuttosto, evitare di trovarci su quel binario. Partiamo dall’inizio.

Partiamo dall’ultima crisi, dall’ultima volta che ti è capitato.

Io non voglio, che tu mi parli dell’ultima volta, io voglio, che tu sia in quel luogo, nello stesso luogo e che tu mi descriva tutto, come se avvenisse in questo momento.”….

Per mutare il finale devo cambiare l'inizio....

 

Io voglio che tu sia là dove tutto è iniziato


Io voglio, che tu sia là, dove è avvenuto…no non spaventarti…non sei solo…

c’è qualcuno con te, forse tuo padre non è ancora pronto a farlo, glielo insegneremo, col tempo, ma, non sei comunque solo, ci sono io accanto a te…Non occorre, che chiudi gli occhi, non occorre, che ti stendi sul lettino,

puoi essere là ugualmente, come mille volte hai fatto in altre situazioni della tua vita, in cui eri concentrato su qualcosa e vivevi la realtà di altri luoghi…

Racconta Max…Tu guida pure l’auto…io sono accanto a te. …E come ogni passeggero, dirò la mia…parlerò se mi andrà di parlare…Posso essere

Anche tuo padre, se vuoi…posso essere quello che tu vuoi…ma, ti prego, la tua ragazza noo…”

Max rise.

La risata era una dimostrazione che era a suo agio, che era rilassato e che accettava quello che stavo dicendo e il modo con cui glielo proponevo.

Max iniziò: “ in realtà va tutto bene, non c’è nulla che non va, al momento…

tutto succede dopo….”

Come nello psicodramma, tutto inizia dove realmente é iniziato............

 

Spiegami Max


Ad un certo punto della strada, penso che potrebbe essere successo qualcosa…prima di quel momento…penso che posso avere causato un incidente….spinto qualcuno fuori strada…investito qualcuno…ed allora comincio a sudare…tremo tutto…non riesco più a guidare…il panico mi prende lì sulla strada…oppure mi faccio forza, arrivo a casa, e penso a quello che è accaduto…a quello che posso avere fatto ed allora mi prende il panico….non riesco più a respirare e non riesco più a fare nulla…nulla di nulla”.

Max tremava visibilmente, era spaventato, molto spaventato.


Max, ora, ascoltami attentamente.


Guarda (mi alzo dalla sedia e mi sposto verso la finestra, che apro)

hai visto, che, fuori c’è il sole, guarda alla finestra, controlla anche tu, fuori c’è il sole e non piove, lo vedi?

(distrazione) (è anche un cambiamento di canale sensoriale, da quello percettivo: l’angoscia interiore che sentiva, a quello visivo esterno, a cui io lo portavo)

Ora torniamo alla nostra realtà, e rimaniamo nella realtà delle cose, che, possono essere vere, come è vero, che fuori c’è il sole.”..

Io non ho visto nulla di quello che tu mi hai detto.

Io ero accanto a te, ma, non ho visto nulla!

Si…Ma, tu hai ragione…ora, io ci sono, ma, quella volta, non c’ero, o non c’ero come mi vedi tu ora. Allora, ricostruiamo le cose insieme.

Fermiamo punto per punto e cerchiamo insieme le soluzioni.

Ora torniamo là su quella strada. Ci sei? Bene!

Dove pensi che possa essere accaduto l’incidente?

10 km prima, o ancora più in là o dopo? (confusione)

Non ricordi? Non riesci a ricordare il punto? Non importa.

Allora dimmi da dove sei partito.

Dimmi da dove è iniziato il viaggio in quel giorno, in quel particolare giorno, in questo giorno

(disorientamento spazio temporale)…


Ferma la tua auto e scendiamo a guardare


Allora, ferma la tua auto e scendiamo a guardare.

Io c’ero o non c’ero con te , non importa, quello che importa è che tu desideri,

è che tu hai desiderato che io ci fossi.

Io o il grillo parlante di Pinocchio, non importa, importa la presenza di qualcuno di cui ti fidi.

Sei d’accordo con me? E’ bello essere in sintonia con qualcuno.

Allora, scendi o scendiamo dall’auto, le giriamo intorno…

io non vedo segni di incidente, non vedo ammaccature, sangue

o tutto quello che ci dovrebbe essere in un incidente.”…

Guarda bene, tocca con mano (simulo io il movimento)

non c’è nulla, assolutamente nulla….

Ma… caro Max, c’è un però…Io ascolto sempre quello che mi dici…..

Tu, prima mi hai detto, che, potevi, anche, avere causato indirettamente un incidente…magari… tagliando la strada a qualcuno…

ed allora io voglio essere, completamente, convinto, completamente tranquillo….come tu vuoi essere completamente convinto e tranquillo…”

(ripetizione del concetto, finchè non è entrato completamente, l’atteggiamento del paziente è rivelatore)….


Torniamo indietro


Ed allora torniamo indietro,

invertiamo la marcia e torniamo da dove sei partito,

torniamo all’inizio del viaggio.”

Max mi disse che non era possibile, perché avremmo perso un sacco di tempo e lui doveva ancora visitare molti clienti e non poteva sprecare del tempo.

Dicendo questo, implicitamente, accettava, che, quella simulazione di viaggio, era un vero viaggio e accettava i miei suggerimenti, le mie variazioni,

le suggestioni su quel viaggio e accettava la mia presenza….

 


Il Viaggio


Il tempo lo recupereremo dopo.

Una volta chiariti questi piccoli particolari,

ti sentirai talmente caricato, che, farai in poco tempo, quello che normalmente avresti fatto in un tempo molto più lungo.

Bene…torniamo indietro.

Non distrarti…non sono la tua ragazza…semmai tuo padre…(sorriso di Max)

Guarda attentamente la strada…vai piano…non importa per quelli dietro…

se vogliono correre, lascia che ci sorpassino…vedi niente…noo…bene…

anche io non vedo nulla di strano…quattro occhi sono meglio di due…”..

Aspetta Max…ho una idea…ci fermeremo ad ogni bar…e chiederemo se hanno avuto notizia di qualche incidente sulla strada, oggi…

Sai i baristi sanno sempre tutto, ascoltano tutti e sono curiosi di tutto.

A noi piace la loro naturale curiosità.

Anche noi siamo curiosi di sapere.

Là c’è un bar, fermati, tanto paghi tu….(sorriso di Max)

Io bevo una coca cola, anche tu è meglio che bevi analcolico,

devi avere la mente lucida, perché dobbiamo capire e non confonderci..

in questo nostro viaggio”

Bene…Chiedi tu al barista… Che cosa ti ha risposto?

Bene…ma, non ci basta ancora.

Ci fermeremo in ogni bar, che, troveremo e chiederemo, anche, a tutte le persone, che incontreremo sulla strada, anche ai contadini, che lavorano la campagna, perché tutti i contadini sono curiosi e poi sono, sicuramente, qui fin dall’alba, per cui niente a loro è sfuggito di quello che è successo o non è successo.”…“Comunque, non smettere di guardare attentamente, meglio non fidarsi mai completamente…Al prossimo bar, sai cosa facciamo?…

Telefoniamo a tutti gli ospedali della zona e chiediamo se è successo qualcosa…così ci tranquillizziamo del tutto.

Ti vedo tranquillo Max, ti percepisco tranquillo............

E' un viaggio che si compie assieme....

e quando l'uno non capisce domanda all'altro.....

 

Ora, fai tre respiri profondi.


Molto bene…E desidero, che, alla fine dei tuoi respiri, tu ti senta ancora più tranquillo e sereno, ed ogni volta, che, tu farai tre respiri profondi

ti sentirai allo stesso modo… “

E ricorda bene, che, non solo, come dice Milton H Erickson, la mia voce ti accompagnerà…sempre, la mia voce ti accompagnerà…ti sarà viicina…servirà per i tuoi scopi…e la udrai nel vento fra lo stormire delle foglie…e la udrai nel mare…e ti accompagnerà nei grandi e nei piccoli cambiamenti…che la vita ti porterà nei giorni che verranno…e la mia voce potrà trasformarsi in quella dei tuoi genitori

Ricorda bene…

Ora, esiste anche il cellulare, e ogni volta che lo vorrai io sarò accanto a te, come ora. Ora hai lavorato molto caro Max, ora andrai a casa e farai un bel sonno tranquillo e da quel sonno ti sveglierai molto rinfrancato e sereno per il tuo futuro.”

Max andò a casa e dormì profondamente.


Una induzione di Ipnosi Indiretta


La seduta fu molto stancante, perché si era svolta ad un livello comunicativo molto profondo.

 Non fu una storia raccontata, ma una storia partecipata, vissuta insieme, e la si potrebbe paragonare ad una trance profonda, in quanto erano occupati tutti i canali sensoriali di Max, il visivo, il percettivo sensoriale e l’auditivo.

Quando il paziente fisicamente è lì con te, ma, contemporaneamente, sta viaggiando nel tempo e nello spazio e si trova altrove con la mente e vede cose, ascolta cose e percepisce cose, che, non esistono è in una situazione di mentale di trance.

La si potrebbe definire: una induzione di ipnosi indiretta, una trance, comunque profonda, ottenuta, come Milton H Erickson le otteneva,

semplicemente raccontando o parlando o come in questo caso calandoci, entrambi, nel racconto del vissuto del paziente.

Non sempre è necessario arrivare a questa profondità, il più delle volte è sufficiente un racconto metaforico, ma, anche quello è per definizione quello che noi chiamiamo una modalità di psicoterapia ericksoniana….



La storia di Max è lunga e complessa e non termina qui.

Riguardo al problema della fobia dell’incidente e degli attacchi di panico di Max, vi è da dire che i “nuovi” rapporti col padre , che, gli dettero il metro di aver raggiunto

degli obbiettivi

e ottenuto dei cambiamenti e la possibilità che Max aveva di chiamarmi al cellulare, lo facevano sentire più tranquillo e si

ridussero progressivamente gli attacchi a episodi sempre più rari.

L’imput ricevuto al cellulare, rimarcava quella specie di suggestione post ipnotica, che aveva ricevuto in studio, per cui lo sollevava a sufficienza

per riuscire ad affrontare quel particolare momento contingente, che poi era seguito da una seduta vera in studio, in tempi brevi….


Conclusioni


Ora, sento Max rarissimamente, quasi soltanto per gli auguri di Natale.

Max ha raggiunto e superato i guadagni, che, il padre raggiungeva un tempo,

ma, ha conservato l’animo buono di chi non lo fa pesare. Max ha la ragazza, ha rapporti sessuali regolari (un tempo non era così, ma questa è un ‘altra storia) e si può definire una persona felice, in pace col mondo e con se stesso.


Gilberto Gamberini riproduzione riservata

foto riprodotte a fini didattici esplicativi  e non commerciali



 

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