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Possessione Psicoterapia FOBIE

Londra: Terrorismo Uomini grigi contro bambini e uomini colorati

A cura di Gilberto Gamberini

Pubblicato il 07/07/2005

La paura, quella che occupa le notti più buie, quando nulla ti tranquillizza e tutto si amplifica dai rumori ai battiti del tuo cuore, può divenire terrore, può divenire talmente forte da spingerti a fuggire, così come sei, con la tua fragile nudità. Ci sono paure più grandi di questa. Ci sono paure che nessuna carezza, nessun esserci può lenire. Ci sono paure che non dipendono dalle energie negative ataviche sepolte nel nostro essere. Ci sono paure che non sono inventate, che non sono fantasie che acquistano corpo, che non sono fantasmi coperte da un lenzuolo bianco. Ci sono paure che divengono terrore cieco, incomprensibile, ci sono paure la cui angoscia che blocca il respiro e ti fa guardare attorno a te in attesa di capire, si mischia al sangue vero, che appartiene a tuo figlio, a tuo padre, ad uno sconosciuto, i cui brandelli, te li trovi addosso. Vivo ma con una parte di qualcun altro che è già morta che ti avvolge. E’ una comunità strana e allucinante che si forma in quei frangenti. Una comunità di vivi e di morti. Una comunità in cui il vivo sente su di se l’anima di chi non c’è più e esprime il suo dolore e la sua ribellione attraverso l’urlo senza limite della morte. Solo più tardi sarà una nenia, solo più tardi sarà un canto, ora è solo un urlo che interroga i vivi intorno a lui ed il cielo. E’ lo sgomento, accanto alla gioia di essere ancora vivi, che si mischia alla percezione calda, rossa e dolciastra della morte. Agli esseri umani non devono interessare le ragioni, le speculazioni, i distinguo. La morte livella tutto, completa il ciclo della vita dei bambini, riporta gli adulti nel mondo del non esserci più, a tal punto che a volte ti chiedi se mai queste persone sono esistite. Ti dicono di reagire, ma a volte col troppo reagire si rischia di dimenticare e di mangiare con avidità un panino mentre sullo schermo qualcuno da qualche altra parte del mondo muore di fame.....Operai, impiegati, turisti, casalinghe, scolari, bambini, anziani, inglesi, stranieri, poveri, ricchi, felici ed infelici, persone che non avevano il coraggio di dire accanto ad altri che dicevano il troppo, diversi che non hanno nulla in comune, se non la vicinanza in un vagone di metro, ora accomunati dalla silenziosità della morte. No….. reagiremo dopo. Ora è tempo di piangere i propri morti, gli altri esseri umani che si sono trovati in quel luogo al nostro posto, nel luogo di tutti. Ora è tempo di urlare. Di urlare le ragioni della vita. E di non ascoltare le false ragioni della morte. Non sono e non saranno mai angeli…. ma diavoli quelli che accompagnano i terroristi. E sono al diavolo a cui loro invocano....Uomini grigi contro bambini ed altri uomini colorati.......

foto intervento

La paura, quella che occupa le notti più buie, quando nulla ti tranquillizza e tutto si amplifica dai rumori ai battiti del tuo cuore, può divenire terrore, può divenire talmente forte da spingerti a fuggire, così come sei, con la tua fragile nudità.

 

Ci sono paure più grandi di questa.

Ci sono paure che nessuna carezza, nessun esserci  può lenire.

Ci sono paure che non dipendono dalle energie negative  ataviche sepolte nel nostro essere.

Ci sono paure che non sono inventate, che non sono fantasie che acquistano corpo, che non sono fantasmi coperte da un lenzuolo bianco.

 

Ci sono paure che divengono terrore cieco, incomprensibile, ci sono paure la cui angoscia che blocca il respiro e ti fa guardare attorno a te in attesa di capire, si mischia al sangue vero, che appartiene a tuo figlio, a tuo padre, ad uno sconosciuto, i cui brandelli, te li trovi addosso.

 

Vivo ma con una parte di qualcun altro che è già morta che ti avvolge.

 

E’ una comunità strana e allucinante che si forma in quei frangenti.

 

Una comunità di vivi  e di morti.

 

Una comunità in cui il vivo sente su di se l’anima di chi non c’è più e esprime il suo dolore e la sua ribellione attraverso l’urlo senza limite della morte.

 

Solo più tardi sarà una nenia, solo più tardi sarà un canto, ora è solo un urlo che interroga i vivi  intorno a lui ed il cielo.

 

E’ lo sgomento, accanto alla gioia di essere ancora vivi, che si mischia alla percezione calda, rossa e dolciastra della morte.

 

Agli esseri umani  non devono interessare le ragioni, le speculazioni, i distinguo.

 

La morte livella tutto, completa il ciclo della vita dei  bambini, riporta gli adulti nel mondo del non esserci più,  a tal punto che  a volte ti chiedi se mai queste persone sono esistite.

 

Ti dicono di reagire, ma a volte col troppo reagire si rischia di dimenticare e di mangiare con avidità un panino mentre sullo schermo qualcuno da qualche altra parte del mondo muore di fame.

 

No….. reagiremo dopo.

Ora è tempo di piangere i propri morti, gli altri esseri umani  che si sono trovati in quel luogo al nostro posto, nel luogo di tutti.

 

Operai, impiegati, turisti, casalinghe, scolari, bambini, anziani, inglesi, stranieri, poveri, ricchi, felici ed infelici, persone che non avevano il coraggio di dire accanto ad altri che dicevano il troppo, diversi che non hanno nulla in comune, se non la vicinanza in un vagone di metro, ora accomunati dalla silenziosità della morte.

 

No….. reagiremo dopo.

Ora è tempo di piangere i propri morti, gli altri esseri umani  che si sono trovati in quel luogo al nostro posto, nel luogo di tutti.

 

Ora è tempo di urlare.

Di urlare le ragioni della vita.

E di non ascoltare le false ragioni della morte.

 

Non sono e non saranno mai angeli….

ma diavoli quelli che accompagnano i terroristi.

E sono al diavolo a cui loro invocano.

 

Uomini grigi contro bambini ed altri uomini colorati.......

 

 

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

 

Foto riprodotte a fini didattico esplicativi e non commerciali

 

 

 

 

 

 

 

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