Donna Abbine cura e crescerai insieme a lei

La Corte di Cassazione ieri ha stabilito che uno stupro è meno stupro nel caso la vittima abbia avuto precedenti esperienze sessuali...Qual è il danno provocato da una violenza sessuale, e perché dovrebbe essere ridotto dal grado di esperienza di una donna? La ferita di un rapporto non voluto è nell’umiliazione, nell’intrusione devastante; la violenza che schiaccia la vittima è la riduzione della soggettività a corpo utilizzabile, l’annientamento della dignità e della libertà personale....E' la non identificazione, il non calarsi nell'altro .... Il mondo guardato in modo asettico come attraverso una provetta... Non c'è emozione, in chi non si fa coinvolgere... E se non c'è coinvolgimento non si può comprendere... L'atto sessuale, gesto finale di complicità e di dolcezze....se vuoi comprendere il mondo dell'altro devi calarti in esso e assumerne i contorni e l'anima.... e solo allora la tua carezza ti sarà ritornata.... la donna è come un fiore ... se vuoi che viva...abbine cura....e crescerai insieme a lei.... comprendendone i mutamenti... e affrontando le diverse stagioni dell'Amore....

Stupro senza attenuanti Vulnus irreparabile

fonte Eugenia Roccella AVVENIRE

La Corte di Cassazione ieri ha stabilito che uno stupro è meno stupro nel caso la vittima abbia avuto precedenti esperienze sessuali. Anche se si tratta di una minorenne, una ragazzina di appena quattordici anni, minacciata e costretta ad avere un rapporto con il patrigno, convivente della madre. Perché – questa la motivazione addotta per una sentenza che tuttavia già in serata pareva destinata a non entrare mai nel massimario della Corte – la personalità della ragazza, «dal punto di vista sessuale», è molto più sviluppata di quanto ci si potrebbe aspettare, e dunque i danni della violenza sono più lievi. Viene subito in mente la vergognosa relazione tra verginità della vittima e gravità della condanna, tipica dei processi per stupro che si svolgevano in Italia fino agli anni Settanta, in cui i ruoli di accusato e accusatore venivano spesso rovesciati. Le donne che avevano il coraggio di denunciare il violentatore dovevano prepararsi a una difesa circostanziata dei propri comportamenti. Quell’impostazione è stata distrutta dal processo del Circeo, l’ultimo, forse, in cui abbiamo visto gli avvocati arrampicarsi sugli specchi per tentare di adoperare ancora l’eterno schema difensivo del “te la sei voluta”. Dopo quel processo nulla è stato più come prima. Ma viene anche in mente la situazione che ancora oggi vivono tante donne in altri Paesi, in particolare quelli islamici. In Iran (è ancora notizia di ieri) una ragazza è stata condannata a morte perché si è difesa, uccidendo l’aggressore, invece di accettare supinamente una condizione di subalternità assoluta, che la consegna inerme nelle mani dell’uomo. La sentenza di ieri non appare, però, solo come un tentativo di tornare al passato. C’è dell’altro, ed è il concetto di danno utilizzato dai giudici. Qual è il danno provocato da una violenza sessuale, e perché dovrebbe essere ridotto dal grado di esperienza di una donna? La ferita di un rapporto non voluto è nell’umiliazione, nell’intrusione devastante; la violenza che schiaccia la vittima è la riduzione della soggettività a corpo utilizzabile, l’annientamento della dignità e della libertà personale. I giudici invece sembrano ritenere che il sesso sia un’esperienza esclusivamente “materiale”, valutabile a prescindere dalle condizioni in cui avviene, dalle relazioni che lo accompagnano. Desiderato o no, è sempre sesso…. È il sesso di cui ci parlano le rubriche dei sessuologi, che appare spesso come una questione esclusivamente chimica. …… Nessuno, però, ha dato aiuto e considerazione a questa ragazzina. Non la famiglia, dove ha trovato sfruttamento e violenza, e nemmeno i giudici, che hanno considerato la sua come una scelta liberamente vissuta, consapevole e persino matura, che perdipiù rendeva meno grave l’abuso subìto da chi avrebbe dovuto proteggerla…..

E’ la non identificazione, il non calarsi nell’altro ….

Il mondo guardato in modo asettico come attraverso una provetta…

Non c’è emozione, in chi non si fa coinvolgere

E se non c’è coinvolgimento non si può comprendere…

L’atto sessuale, gesto finale di complicità e di dolcezze, di baci e di carezze, lo stesso dovrebbe essere sia per un uomo che per una donna…un dare e un darsi, un prendere per ritornare….un viaggio, breve o lungo non importa ma affrontato in due….

se vuoi comprendere il mondo dell’altro devi calarti in esso e assumerne i contorni e l’anima….

e solo allora la tua carezza ti sarà ritornata….

la donna è come un fiore…

se vuoi che viva…abbine cura….e crescerai insieme a lei….

comprendendone i mutamenti…

e affrontando le diverse stagioni dell’Amore….

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

foto riprodotte a fini didattico esplicativi

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