Io mi nutro di quello che trovo dentro di me
A cura di Gilberto Gamberini
Pubblicato il 13/04/2006
E’…molto…positivo…che…lei… abbia…focalizzato…tutto…il suo…disagio…su quella poltrona…così…se ne è…liberato… completamente…e…definitivamente…E’ molto meglio che tutto quello che disturba o che ci angoscia fuoriesca all’esterno piuttosto che rimanga dentro di noi. La scelta del paziente di focalizzare tutto su quella poltrona è una scelta inconscia che non è vagliata dalla mente razionale. Bisogna sempre incoraggiare tutto quello che proviene dall’inconscio....L’incoraggiamento, che diventa quasi una prescrizione del sintomo....
La poltrona del disagio
Mario stava veramente male su quella poltrona e, malgrado l’elaborazione delle sue resistenze, continuava a stare male. Gli chiesi cosa succedeva. Lui mi rispose che si sentiva fortemente a disagio e non sapeva il perché. Si alzò in piedi come se sotto il sedile avesse dei carboni ardenti. Anche in piedi continuava a fissare la poltrona con estremo fastidio.
Allora gli dissi: “ Molto bene…intanto…vedo…con piacere…che…i suoi muscoli…funzionano…a meraviglia…E’…da tempo…che…non vedevo… uno scatto così…Vedo…che…le dà fastidio…anche…guardarla…E’…molto…positivo…che…lei… abbia…focalizzato…tutto…il suo…disagio…su quella poltrona…così…se ne è…liberato… completamente…e…definitivamente…

Molto bene…Lei…ha fatto…tutto…da solo…Lei…ha…un sacco…di risorse…Facciamo…così…su quella poltrona…ci mettiamo…sopra un foglio…con su scritto…a colori…verdi…rossi…e…blu… Poltrona del disagio. ” Io scrissi così con i miei pennarelli colorati e poi misi il foglio sulla poltrona. Ma mi resi conto che, pur essendo più sollevato, non gli bastava ancora.
Allora gli dissi: “ D’accordo…ma…solo…per questa volta…facciamo…così…Ora…lei…mi aiuta…e…la spostiamo…in sala d’aspetto…”
Lo facemmo insieme. Nella sala d’aspetto diedi un timido calcio a quella poltrona e lui visto che non era la sua, lo fece con più convinzione. Ritornammo di là e lui, molto sollevato, si sdraiò tranquillamente sul lettino…

Mi restò sempre la curiosità di sapere cosa aveva sentito o visto su quella poltrona. Lui non me lo disse ed io non glielo chiesi mai. Io però gli dissi che alla fine della seduta avrebbe dovuto aiutarmi a rimettere la poltrona al suo solito posto, tanto lui aveva il suo lettino. Lui non era molto soddisfatto ma giocoforza, dovette accettare.... Comunque nella seduta successiva trovai molto divertente il fatto che lui si portò da casa, come Linus, una coperta di colore verde con la quale copriva la poltrona e che poi lasciava lì. Alla fine delle nostre sedute, io mi ero abituato a quella macchia di verde ma lui se la portò via. Il paziente aveva focalizzato tutto il suo disagio e chissà quali altre cose su quella poltrona. Ricalcando le sue convinzioni, gliel’ho fatto lasciare su quella poltrona per tutta la durata del trattamento.
E’ molto meglio che tutto quello che disturba o che ci angoscia fuoriesca all’esterno piuttosto che rimanga dentro di noi. La scelta del paziente di focalizzare tutto su quella poltrona è una scelta inconscia che non è vagliata dalla mente razionale. Bisogna sempre incoraggiare tutto quello che proviene dall’inconscio.

Un altro modo di trattare le resistenze potrebbe essere quello di incoraggiarle. L’incoraggiamento, che diventa quasi una prescrizione del sintomo, è pur sempre una forma di ricalco dai contenuti più forti ed accentuati. Per esempio, con un paziente molto teso che ha gli occhi spalancati per l’assurda paura di andare in ipnosi potrei dire: “ Benissimo…mi raccomando…stia… più teso possibile…ancora di più…Da lei…mi aspettavo…molta più tensione…Possibile…che…non riesca…a fare…di più…E…poi…non…vede…quel muscolino lì…non vede…che…è…tutto rilassato…Non è coerente…con quello…che…fanno…tutti…gli altri…Non… vorrà…mica… dirmi…che…dentro…di sè…ha…dei bastian contrari…che…non…fanno…quello…che…decide lei…Non si rilassi…mi raccomando!…E…poi…quegli occhi…li tenga…bene…spalancati…molto di più…Non li chiuda…assolutamente!…E…quello…che…è…più…importante…non mi vada…in ipnosi!…”

In quello che ho appena detto vi sono anche degli ordini espressi in forma negativa, che generano una certa confusione nel paziente e che spesso lo portano a fare quello che non vorrebbe fare ma che è suo interesse fare. Gli ordini in forma negativa, anche se io preferisco la terminologia di inviti a non fare affinché poi facciano sono dei doppi legami.

L’invito a non andare in ipnosi può essere disatteso dal paziente e quindi sarà disponibile ad andarci. Se invece seguirà l’invito a non andare in ipnosi, si estranierà da quello che lo circonda e da me, focalizzando al suo interno quindi andrà in autoipnosi. Inoltre questa formulazione particolare di comunicazione genera nel paziente uno stato di confusione che lo spiazza, perché inaspettato, e quindi lo rende pronto per successive suggestioni.

libera elaborazione Ipnosi dilatare la mente per trasformare la realta` Giunti Editore Autore Gilberto Gamberini