Io mi nutro di quello che trovo dentro di me
A cura di Gilberto Gamberini
Pubblicato il 07/11/2006
Come Snoopy....la sua eterna sciarpa ....gli occhialoni....sfrontatezza....la sua lotta eterna contro il piu' forte.....il comune barone rosso....qualche osso qua e la'....cosi' va la vita.....basta coglierne l'ebbrezza.....ma non occorre esserne eroi....basta essere uomini....o semplicemente un cane coraggioso e sognatore..... oppure preferisci una brioche alla marmellata?.....
più o meno esuberanti, con cui “Gabri” chiama la sua “piccola”.
Questo incipit sotto tono è una rarità perché, nel carteggio tra i due amanti, di tutto vi è fuorché la banalità delle solite manierate frasi d’amore.
Le lettere del comandante trasudano sensualità, erotismo, tenerezza, stizza, spleen, eroismo, pragmaticità, umorismo, coraggio, oltre a una gamma di minuti stati d’animo a volte tipicamente dannunziani, a volte sorprendentemente banali. Si apre uno scorcio sugli anni di guerra del poeta soldato, sullo sfondo Gradisca, Felettis, Ajello, Cervignano, Udine, Pordenone, le trincee e i campi di aviazione, il fango delle strade che il poeta percorre quando progetta di andare in fuga per raggiungere la morosa con la sua potente automobile, da Cervignano a Mestre in tre ore.
Nelle lettere c’è di tutto, ad abundantiam: la vita del poeta soldato in quegli anni (e che vita, e che anni!) e la passione per la bella signora veneziana che diventa un elemento ulteriore per magnificare le sue imprese.
D’Annunzio scrive senza reticenze, ritrosie o pudori; parla di tutto, ostenta, ingigantisce, bamboleggia, si atteggia; poi, all’improvviso, è inaspettatamente sobrio, marziale e sottace meriti e fatiche. Il lettore allora si accorge che è come se scrivessero due diverse personalità con una intermittenza tematica e temporale. D’annunzio si strugge di desiderio per i seni della sua bella, li chiama per nome: “Ordella” e “Muriella”, mentre, il più agognato oggetto del suo desiderio, si chiama “Pentella” e non sapremo mai il perché.
E queste Oriella, Muriella e Pentella ricorrono in moltissime lettere con dettagli di afrori,
profumi, sapori, colori, sensazioni tattili, letti sfatti e fazzolettini umidicci vagamente nauseanti.....
A tratti D’Annunzio è giovane, ci si dimentica la sua età; «hauf» scrive per simulare la sua noia e sembra strano che si annoi con tutto quello che ha da fare. Sembra avere a disposizione un tempo e un raggio d’azione illimitati.........
Vola con le lettere di Venturina sul cuore e una calza di lei avvolta al collo, com’era in uso tra gli aviatori, solo che egli descrive in un passo di scenografico erotismo le modalità di come gliela ha sfilata in un campiello veneziano. Sono lettere squisitamente private, ma aleggia il sospetto che se fossero state lette dal pubblico il fatto non gli sarebbe spiaciuto. Si compiace della «furia possente» dei suoi amplessi, confida di avere del veleno pronto in una scatola di acciaio damaschino e poi, più prosaicamente, spiega come conservare in una scatola di latta i biscotti di Saronno.
In queste lettere troviamo quell’irrequietezza estetica, erotica ed eroica e una voracità di sensazioni che sono la quintessenza del dannunzianesimo, ma anche conosciamo un D’Annunzio vitale e simpatico, stranamente modesto e giocoso, proprio quando si firma “Gabri-Gabri”.
Fonte Messaggero Veneto

Come Snoopy....la sua eterna sciarpa ....gli occhialoni....sfrontatezza....la sua lotta eterna contro il piu' forte.....il comune barone rosso....qualche osso qua e la'....cosi' va la vita.....basta coglierne l'ebbrezza.....ma non occorre esserne eroi....basta essere uomini....o semplicemente un cane coraggioso e sognatore.....
oppure preferisci una brioche alla marmellata?.....
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