A cura di Nicola Franceschini
Pubblicato il 13/04/2006
Le emittenti locali sono diventate le vere promotrici delle canzoni del festival
08/04/2006 - Da www.puntocomonline.it
A distanza di un mese dal contestato Festival di Sanremo versione Panariello, le radio di tutta Italia traggono un bilancio della qualità artistica che ha contraddistinto la musica dell'edizione 2006. Le principali emittenti vengono costantemente monitorate nella loro programmazione per sapere quanto un pezzo funziona in "airplay". L'andamento delle vendite non sempre segue la tendenza dei passaggi via etere ed i "promossi" variano a seconda della linea musicale della radio (giovane, adulta, alternativa?). A prescindere da ciò, sembra che l'ondata sanremese non abbia scosso più di tanto gli equilibri delle principali chart.
Da Gianna Nannini al giovane Gavin DeGraw, da Ramazzotti (con Anastacia) a Madonna, restano questi i nomi che - con i relativi pezzi - continuano a porsi come tormentoni di network e "locali". Fanno eccezione gli artisti che, con o senza Festival, riescono ad imporsi nell'intero arco dell'anno, qualunque sia il singolo del momento: Mario Venuti, Gianluca Grignani, gli Zero Assoluto, gli Sugarfree. Tra i pochi che hanno tratto giovamento, spiccano Povia - che sembra improntato a bissare la hit di un anno fa "I bambini fanno oh" - e Dolcenera che riesce ad imporsi senza l'appoggio di reality show.
E gli altri nomi? Si possono ascoltare senza grosse difficoltà via etere, basta optare per le radio locali. Non è difficile notare che ogni anno, escludendo i network di musica italiana, sono le emittenti minori a dare maggior spazio alle canzoni che arrivano dalla "riviera dei fiori". Un caso? Non proprio. Anche quest'anno, pur avendo subìto un calo di ascolti, il Festival di Sanremo si è confermato un evento nazional-popolare, capace di monopolizzare l'interesse degli italiani per un'intera settimana. Le canzoni non si discostano da questo clima, con scarse sperimentazioni che non sembrano essere gradite tra le giurie dell'evento. In radio, soprattutto tra le nazionali, questo non funziona. A Sanremo mancano i nomi dei vari Ligabue di Vasco Rossi, non si rappa alla Mondo Marcio e se si propongono altre "melodie" - come "Mentre tutto scorre" dei Negramaro lo scorso anno - si rischia l'esclusione, a vantaggio di un successivo notevole riscontro. Le locali, tuttavia, tendono ad essere più propense a passare anche i meno visibili del Festival, diventando quindi le principali promotrici della musica che le stesse emittenti Rai in parte snobbano. È alquanto improbabile attribuire i meriti o le colpe ai programmatori musicali.
Il vero problema della piccole emittenti è la scarsa disponibilità di musica, di cui Sanremo (e il Festivalbar in estate) colma con le proprie compilation una buona parte della programmazione "contemporary". Tutte le radio pagano un canone fisso annuale alla Siae per i diritti d'autore. Qualsiasi brano musicale trasmesso, inoltre, necessita dell'apposito supporto originale con relativo bollino. I network, in seguito all'ampio bacino d'utenza di cui dispongono, vengono in genere riforniti di cd dalle stesse major, consapevoli della spinta che ogni singolo passaggio può dare ai propri artisti. Non avviene lo stesso per le tante radio che faticano a raggiungere poche migliaia di contatti. In questo caso, già gravate da condizioni economiche non sempre brillanti, si rende necessario l'acquisto dei dischi direttamente nei negozi o ci si imbatte in abili pubbliche relazioni con le major, cercando di ottenere gli ultimi singoli in uscita, premesso che il ritiro avviene comunque a spese della radio locale interessata.
Recentemente, alcune associazioni quali la Rea (Radiotelevisioni Europee Associate), pur disincentivando le emittenti a ricorrere alla pirateria, hanno evidenziato che il costo di un cd, nel passaggio dall'industria discografica agli scaffali dei negozi, lievita fino a 30 volte, e l'ingente spesa non favorisce di certo l'acquisto di musica. Una strategia a cui diverse emittenti sono ricorse per limitare i costi arriva dall'impostazione della radio: trasmettere solo successi del passato comporta buoni ascolti nel target adulto, senza dover inseguire continuamente l'ultima hit. Ed ecco dunque il proliferare di radio che si fanno portavoce della musica anni ?60/'70/'80. Avanti di questo passo, chi ricorderà tra vent'anni le produzioni del 2000?