Massimo nasce all’inizio dei sessanta nella provincia veneziana e vive in una piccola casa a cinquanta metri dall’Adriatico, insieme ai genitori e ad una sorella di qualche anno più giovane. Un’infanzia e un’adolescenza vissuta e amata più nei lunghi inverni ovattati dalle nebbie del litorale che nelle caotiche estati calde. In quegli inverni dei secondi settanta fonda le sue prime band di rock e di blues,scrive le sue prime canzoni, costruisce le prime basi del suo essere fondamentalmente un menestrello rock, che trovava la sua più vera dimensione per esempio suonando chitarra e armonica le canzoni di Dylan nelle stazioni di qualche metropolitana europea. L’università fatta a strappi (e portata a termine solo molti anni dopo con una laurea in storia contemporanea), i molti lavori saltuari fatti con il solo scopo di garantire una qualche forma di sopravvivenza ad un ragazzo intorno ai vent’anni, la ricerca continua di un linguaggio musicale che partendo dai maestri del rock e del blues “mainstream” riuscisse ad essere sempre più personale ed identificato.
Massimo firma il suo primo contratto con Warner Music alla fine del 1987, dopo un paio d’anni di vicissitudini complicate, lo registra a Londra l’estate successiva ed esce con “S.Valentino”alla fine del 1988.
“S.Valentino” ottiene un notevole successo. E’ un album fresco, istintivo, con i limiti e le ingenuità di tutti i primi album che cercano di percorrere strade musicali nuove o poco battute,almeno in Italia. La commistione tra rock e musica d’autore, pur con imposti cedimenti ad un certo appeal di sapore più pop, funziona molto bene nonostante una demenziale campagna promozionale che presenta Massimo come una sorta di Spingsteen italiano e che serve solo a complicargli una strada già difficile. La “titletrack”dell’album diviene una hitradio, numerose sono le apparizioni televisive vissute tuttavia sempre con una sorta di disagio per quello che rimane fondamentalmente un musicista solitario e introverso.
Il secondo album esce alla fine del 1990,sempre per Warner Music, si intitola “Nessuna resa mai” e contiene una presenza col botto in termini di produzione.”Little” Steven Van Zandt, il celebre chitarrista e coproduttore dei grandi album di Bruce Springsteen nonché artefice di grandi progetti solisti dal valore sia musicale che “sociale” come” Sun city”, decide di affiancare Massimo nel suo secondo lavoro. Quello che ne risulta è un album che ancora oggi possiamo definire magico nella sua essenzialità, nell’impatto emozionale che riesce a dare, nel taglio volutamente “basic” di un rock d’autore senza cedimenti e senza compromessi. La scelta di sonorità pure, senza alcun artefatto, che potremmo definire “stoniane”, unite a commistioni “etniche” nell’uso di strumenti mediterranei assai poco usati fino ad allora in ambito di rock fatto in Italia, l’intervento di musicisti di grande levatura come alcuni “pezzi” di PFM (Flavio Premoli, Lucio “violino”Fabbri), la ricerca di poesia che si affina sempre meglio, l’equilibrio tra la musica e i testi, fanno definire questo album come uno dei più significativi del periodo e non solo in Italia. Anche per questo, l’album troverà riscontri importanti anche in molti altri paesi europei.
Dopo “Nessuna resa mai”, Massimo scioglie il legame che lo lega alla Warner e si fa affascinare da un’avventura con una nuova etichetta (Dsb/Ricordi) dove pubblica alla fine del 1992 “Rock in Italia”. Comincia ad occuparsi direttamente anche della produzione artistica di buona parte dell’album, affidandone contemporaneamente alcune canzoni a Massimo Bubola, probabilmente uno dei pochi artisti italiani con il quale da tempo esisteva una reale affinità artistica,in ambito della fusione tra il linguaggio rock e la ricerca poetica. La nuova situazione discografica fa pagare all’album uno scotto in termini di scarsa visibilità promozionale ma conserva l’artista ad ottimi riscontri. In più, l’album esce anche in Giappone,dimostrando ancora una volta la sua capacità di costruire sonorità di respiro internazionale. Nell’album vanno segnalate soprattutto “Rock in Italia”, ”Solo come te” e “Rose di Romania”.
Alla fine del 1994, Massimo firma un contratto che lo legherà per due album ad una nuova casa discografica indipendente (Dig it intl) per la quale realizza esce subito “Non Mollare”. Si tratta dell’album forse più aspro della sua produzione artistica, più di un critico parlerà dell’album di un artista “ferito”, dove la voce è a volte volutamente “monocorde” e dove le cose migliori risultano essere le canzoni che definiremmo più” aggressive”. Brani come “Addio Italia” e “Gente senza legge”, “Giustizia e libertà”, dove il lavoro delle chitarre è particolarmente in evidenza, lasciano comunque il segno ed anzi,proprio parlando di chitarre, è questo l’album che conclude la lunga collaborazione di Massimo con Elio Fabro, suo chitarrista e collaboratore in tutti i lavori precedenti.
Trascorre qualche anno prima di un nuovo album che uscirà solo fino alla fine del 1998 (“Priviero”) e che sarà sicuramente quello che potremmo definire il lavoro più “da cantautore”dell’artista che non a caso si avvale per la realizzazione della produzione di Lucio “violino” Fabbri. Arriva come un disco se vogliamo “opposto” rispetto al precedente, dove la parte più intimista è maggiormente a fuoco, dove prevalgono le ballate intense, dove la ricerca poetica dei testi è sempre più messa a fuoco, dove si può forse intravedere una sorta di apparente tranquillità. Arriva come un segnale per una nuova partenza, come la traccia di un artista che si sta rimettendo la chitarra in spalla e le mappe sotto il braccio per intraprendere nuovi viaggi. Accarezzano l’anima canzoni come “Romeo e Giulietta sulla collina e ”Nordest”, quest’ultima davvero meravigliosa dedica d’amore sofferto per la propria terra d’origine. Il lavoro in termini di arrangiamenti di Lucio Fabbri è, in linea con lo stile del produttore, al servizio delle canzoni e delle emozioni, mai invasivo ma costantemente a cesellare e a completare le idee dell’artista.
Arriva il momento in cui ad un artista si chiede di fare quella che viene chiamata raccolta o “best” o qualcosa di simile. In quel momento, c’è chi prende le sue cose già edite e ci aggiunge magari uno due inediti e chi,come Massimo, avrebbe pronto il materiale per un nuovo album e decide di risuonare parte della sua produzione passata più “importante”. Nasce così “Poetika”(Duck record, 2000), un best atipico rinforzato con sei inediti, dove l’equilibrio tra energia rock e ricerca lirica trova un bellissimo punto di equilibrio. Prima di segnalare i momenti più belli dell’album, è doveroso citare due nuovi collaboratori di Massimo che appaiono in maniera compiuta: uno, Giancarlo Galli, in veste di coarrangiatore e di splendido polistrumentista e l’altro, Paolo Siconolfi, in fondamentale veste di tecnico e di creatore di suoni. A questi si aggiungerà, nell’intensa attività live che accompagnerà l’album, il chitarrista Sergio De Agostini che a poco a poco diverrà fidatissimo collaboratore di Massimo, soprattutto in vista del progetto successivo. Il disco ottiene ottimi riscontri su vari piani e come si diceva è accompagnato da numerosi concerti e svariate esibizioni dal vivo. Gli episodi più significativi e toccanti del disco sono, fra i tanti, la rivisitazione di “Grande mare” che molta critica considererà una delle ballate più belle ed emozionanti pubblicate quell’anno, ”Fragole a Milano”, ”Maria” e “Libero e forte”.
Quindici anni di musica suonata, vissuta e respirata fino in fondo, consentono a Massimo di approdare a un grande album come “Testimone” (xym/EDEL Music) alla fine del 2003. Un disco davvero eccellente, dove il rock, il blues, le ballad d’autore, le emozionanti cavalcate acustiche trovano sintesi in un bellissimo mosaico di chiaroscuri, fatto di grande intensità e di emozioni che si susseguono senza respiro. Lo sforzo nella produzione artistica,supportato da collaboratori ormai fidati e sperimentati come Sergio De Agostani, Giancarlo Galli, Lucio Fabbri, dà forma ad un viaggio musicale bruciante attraverso capitoli che appaiono come pagine successive di un unico libro che prende forma a poco a poco. Il ritorno di Massimo Bubola che affianca la bellissima voce di Massimo,davvero in piena maturazione, in uno dei brani più belli della sua intera produzione (“Nikolajevka”) è un’ulteriore piccola gemma in un album davvero notevole. A proposito della voce di Massimo, parte della critica che recensirà l’album e soprattutto di quella che lo vedrà dal vivo, parlerà di questa come della più bella voce di rock mainstream esistente oggi in Italia.
Nel corso del 2004, Massimo dedica molte energie alla realizzazione di una compilation di musica d’autore italiana di cui è ideatore e responsabile artistico (”Poetarock”-Edel music) realizzata in collaborazione e a beneficio del Cesvi, una delle più importanti onlus a livello europeo che opera in tutto il mondo soprattutto sul fronte della lotta e della prevenzione all’ Aids, in modo particolare nel continente africano. Il progetto viene distribuito in edicola alla fine del 2004 e nei normali punti vendita nel 2005. Nell’autunno 2006 è prevista la pubblicazione del suo nuovo CD su etichetta MBO Music, distribuita Universal Music.
Angela Platania








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