
La proposta di legge della
TOSCANA
Fabio Roggiolani,
Consigliere Regionale in Toscana (Presidente IV Commissione Sanità)
In
Toscana c’è una proposta di legge, costruita sulla base della proposta di legge
nazionale dei Verdi, che ha definito le discipline oggetto del convegno
“discipline olistiche per il benessere”. Secondo il Consigliere è neecessario
costruire un percorso verso la salute e la cura del paziente, ma le terapie in
Italia sono riservate esclusivamente ai medici. L’operatore di discipline
olistiche ha scelto una strada diversa, non gli è necessario fare quello che
fanno già i medici. I naturopati non rientrano nel percorso universitario, ma i
corsi per loro devono durare almeno tre anni. La legge oggi è stata quasi
approvata, è già funzionante un Comitato specifico, 16 discipline hanno
presentato il percorso formativo e si è nelle condizioni di passare alla fase
applicativa. Roggiolani lancia un appello: è necessario in ogni proposta cercare
di entrare sempre più in un sistema di medicina integrata. Forse a Pitigliano
nascerà il primo ospedale di questo genere. Ma è necessario cambiare anche
l’approccio al consumo alimentare: non si può accettare, ad esempio che il 32%
dei bambini abbia problemi di obesità. Occorre rafforzare l’informazione e
proporre una svolta negli stili di vita.
Il moderatore a questo
punto chiede: ma vi sarà un coordinamento futuro fra le Regioni, o avremo tante
leggi diverse, come spesso accade? Il coordinamento, dice De Giovanni, c’è
sempre stato, ci si è già confrontati molte volte e si è giunti ad uno schema
comune, sulla base di quanto non respinto dal Commissario di Governo, che fa
parte del progetto di legge regionale presentato in Toscana dai Verdi.
La proposta di legge EMILIA ROMAGNA
Daniela Guerra,
Capo Gruppo dei Verdi per
la Pace, Assemblea Regionale dell’Emilia–Romagna, parte dall’aspetto nazionale:
l’operatore viene definito come “operatore in discipline olistiche
nazionali”. La proposta dei Verdi, presentata il 9 settembre, prevede in questa
legislatura di giungere, dopo 10 anni, ad avere una efficace legge nazionale.
Anche in Emilia-Romagna un testo di legge sulla naturopatia, che chiarisce la
figura del naturopata e ammette una lista specifica di discipline, sembra
avviato. Sono nel contempo piovute molte critiche da parte delle discipline
escluse: ma se c’è una legge approvata, sostiene la Guerra, è molto positivo, è
un qualcosa di esistente, che si può modificare. È importante avviarla: la
Guerra ha infatti già proposto una nuova legge che include le categorie che non
sono state comprese nella prima. L’approvazione della nuova legge varerebbe una
specifica Commissione che determinerebbe tutti i profili della categoria.
Gli anni passati hanno
portato il variegato mondo degli operatori bionaturali a capire che sono parte
di una stessa visione: il fenomeno negativo è che si sta medicalizzando ogni
aspetto della vita, cosa che porta a meccanismi di spesa intollerabili (il
bilancio sanitario è il 70% del bilancio della Regione).
In molti casi con le cure
alternative sarebbero evitabili terapie invasive: è infatti sempre più
necessario che qualcuno lavori nell’amplissima “zona grigia” che non è ancora
malattia ma lo può divenire. C’è dunque molto da fare: i pazienti devono poter
scegliere dei percorsi alternativi. È la sanità tradizionale che ha bisogno del
mondo delle pratiche alternative, ma non l’ha ancora compreso né politicamente
né culturalmente. È necessario partire dal loro riconoscimento: partendo dal
testo che è già stato approvato. La figura del naturopata per prevenzione ed
educazione alla salute è qui ben definita.
La proposta di legge PIEMONTE
Andrea Buquicchio,
Consigliere Regionale del Piemonte, Vice Presidente IV Commissione Sanità
medico, indica che la proposta della sua Regione nasce dalla precisa volontà di
iniziare dalla periferia per affrontare un problema che richiede chiarezza, a
causa in primo luogo del vuoto legislativo esistente. Il problema è normare chi
e che cosa può fare. In tale percorso è necessario non prendere di petto la
lobby degli Ordini dei Medici, altrimenti non si raggiunge alcun obiettivo.
Quello di cui parliamo non deve avere a che vedere con la medicina, la malattia,
la terapia, una terminologia che solo lontanamente si richiami al concetto della
salute. Se tutti i medici fossero in grado di utilizzare nell’ambito delle
proprie terapie delle metodiche derivate dai metodi naturali di cura sarebbe
molto positivo. Sottolinea l’importanza di raggiungere gli stessi obiettivi
iniziando a conquistare gradatamente il terreno. Manca una vera cultura di tutta
la società e dunque a livello politico. Ben vengano le leggi regionali che più
in sordina potranno raggiungere gli obiettivi che si desidera raggiungere, e poi
si potrà pensare ad una legge nazionale, per la quale i tempi non sono ancora
maturi. Il parere informale da parte del Ministero per la legge emiliana è
positivo e ci si augura che il Consiglio approvi il Comitato e l’elenco
regionale delle discipline.
Il moderatore sottolinea
che tre regioni hanno più o meno legiferato da poco in materia: la Lombardia sta
poi lavorando a una legge, e anche la Liguria, e si chiede: se queste regioni
approvano le leggi, è necessario avere una legge nazionale cornice affinchè gli
operatori possano lavorare, o possono farlo ugualmente sulla base delle singole
leggi regionali?
Silvia S. P.









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