In base alle tue esperienze, di REIKI puoi dire che:
A cura di Silvia Serra Poli
Pubblicato il 30/09/2006
Cosa fa il naturopata?
Cosa fa il medico?
Cosa fanno le persone per scegliere il proprio benessere?
Bisogna stabilire cosa può fare un NATUROPATA.
Bruno Giordano,
magistrato, è apparso molto critico sulla Sanità nazionale, definita dal
rappresentante della Regione Toscana la migliore del mondo, con incredibili
esempi della malasanità esistente. 20 anni fa l’agopuntura era considerata
stregoneria, oggi è entrata nel campo medico.
Esiste una grossa schizofrenia in merito: dal 1930 esiste una legge che prevede
l’esame di stato per esercitare le discipline mediche.
È allora necessario stabilire cosa può fare, ad esempio, un naturopata.
Un sondaggio, realizzato in tutta Italia, conteggia la percentuale della
popolazione che ricorre alle circa 15 medicine alternative: percentuali
altissime, specialmente nel Sud.
Tratta poi del problema costituzionale: varie leggi regionali sono state impugnate, altre no.
Nel vuoto della legislazione statale le Regioni si sono mosse, ma le libere professioni sono coordinate dallo Stato: esiste dunque la necessità di un intervento statale.
Vi sono state molte proposte di legge fino ad oggi, nessuna è passata, ben venga una disciplina unica, anche perché non siamo soli: c’è una risoluzione del Parlamento Europeo sullo stato delle medicine non convenzionali che mette a fuoco una serie di questi problemi e sottolinea l'importanza di garantire ai pazienti la scelta più alta possibile di prestazioni e la necessità di proteggerli” indicando come “gli interessi dell’industria farmaceutica sembrano prevalere sugli interessi dei cittadini”.
In Europa esiste disparità di trattamento tra operatore italiano ed altri operatori europei, ma anche tra operatori italiani delle diverse Regioni. Ma ci si occupa solo dell’operatore e non del cittadino.
Leggendo tutte le proposte
di legge, si coglie timidezza nell’individuare le discipline: non sembrano avere
tutte la stessa dignità scientifica: bisogna avere invece il coraggio di dire
quale sta fuori e quale dentro.
Alcune sono codificabili scientificamente, altre no. Occorre avere il coraggio,
a livello regionale e statale, di individuare non solo le professioni ma anche
le attività e di indicare quali siano i diritti e gli obblighi di questi
soggetti: bisogna dire cosa può fare il naturopata, ad es., non definirne solo
il nome.
È evidente che ormai sono maturi
i tempi per una disciplina nazionale della professione.
È fondamentale che le
commissioni regionali stabiliscano cosa può fare il naturopata e gli altri.
Lo ha detto Vittorio Caprioglio, Direttore della Scuola di Naturopatia
dell’Istituto Riza. Sembra finalmente che i politici abbiano recepito l’aspetto
positivo degli operatori naturali e compresa anche la necessità di una
formazione medio-leggera, che tenga conto delle necessità reali del settore e
dei pazienti. Il tavolo d’ora in poi sarà soprattutto fra politici e magistrati.
Secondo Lorenzo Argolini,
Segretario Generale dell’ APOS DBN, Associazione Professionale Operatori Shiatsu
e Discipline Bionaturali, la tradizione del mondo degli operatori naturali è di
tipo “part time”, perché molti già svolgono altre attività.
Sarà necessario dunque tenere in considerazione questo fattore nelle leggi
regionali al punto della formazione e riconsiderare i corsi, previsti “almeno
triennali” in tal senso.
Ci sono delle interessanti esperienze di formazione a tempo pieno (shiatsu),
validissime, che durano solo un anno.
Propone di realizzare un convegno nazionale per discutere sul tema. Per quanto
riguarda la terminologia, ha perplessità sul tema del benessere, che non sembra
rappresentare bene il mondo degli operatori naturali ed anche sul termine
“olistico”. Operatore di discipline bio-naturali è il termine più adeguato.
Fabio Zagato, Presidente FNNS Federazione Nazionale Scuole di Shiatsu. ...La definizione della figura professionale spetta allo stato, altrimenti non v’è certezza professionale, manca una figura di riferimento di tipo fiscale e una normativa valida a livello nazionale che specifici cosa fa l’operatore shiatsu e cosa il naturopata.
“Discipline per la salute”: è necessario rivendicare il termine salute, che non deve essere rivendicato solo dalla sanità: non lo è storicamente, il concetto è troppo vasto, è legato a ciò che noi facciamo.
La madre non si può occupare della salute del proprio figlio altrimenti fa un atto terapeutico: la salute è legata strettamente agli stili di vita, che è l’area in cui gli operatori naturali lavorano.
Importante rivendicare il termine salute perché esiste ormai da oltre 30 anni un nuovo sentire nei confronti del termine salute, che vuol dire non sono ammalato ma mi prendo cura di me stesso in un rapporto equilibrato tra me stesso e il mondo.
Nuovi saperi trasversali culturalmente, ognuno dei quali parte dal principio che l’atto terapeutico non è la cura della malattia, ma la prevenzione della stessa attraverso stili di vita appropriati.
Noi siamo interessati a
mantenerci in un ambito che non è quello sanitario, ma è necessaria una legge
che stabilisca gli ambiti della professione.
Ugualmente, la formazione non si può giocare al ribasso: la preparazione tecnica
deve essere ampia ed importante.
Le discipline sono VIVE, non importa quali, quante.
Marcella Brizi, direttrice della Scuola per operatore Naturopata del benessere, medico e naturopata, si chiede: cosa possono fare i naturopati per facilitare l’iter del processo della loro normalizzazione e legalizzazione, così come chiedono sempre più i cittadini? Continuare a lavorare anche senza la legge, perché la base concreta e popolare è che ci sono gli operatori che lavorano. Definire quante discipline (16? 20?) è un lavoro inutile, le discipline sono vive e continuano a svilupparsi attraverso pratiche, esperienze, ma ha senso dire cosa può fare un naturopata nel senso del benessere delle persone. E dire anche cosa non si può fare, ad esempio, certificati di morte, o sospensioni dal lavoro, etc. È poi necessario contrattare con le forze in campo su quel che si può fare e cosa no, e lasciare crescere e sviluppare le diverse discipline. Fare ricerca, contro la farmacocrazia culturale e filosofica ormai introiettata dalla popolazione, specialmente quella più povera del mondo. È allora necessario trovare il modo di fare ricerca. È necessario creare delle condizioni così come ha fatto l’industria farmaceutica, raccogliere schede, casi, testimonianze di clienti, archiviare, portare il materiale nelle sedi delle associazioni delle varie discipline, creare una banca dati, andare dai medici.
L'importanza della LIBERA SCELTA TERAPEUTICA.
Pierluigi Ravelli,
Presidente di ESSEN,
Interassociazione delle Terapie Naturali,
che raggruppa 10 associazioni che operano sulla naturopatia, sottolinea che sono
più di 20 anni che si cerca di normare il settore. A chi giova una legge? La
Essen rappresenta i naturopati dopo che si sono formati.
Questi non riescono a lavorare perché sono continuamente attaccati. Eppure c’è
un grande spazio per loro. Vi sono delle categorie protette che ostacolano.
È per questo necessario partire dalle fondamenta, sottolinendo la libertà di
scelta terapeutica. Non accetta che si dica cosa si deve fare: è l’individuo che
è libero, le leggi devono regolamentare dei fatti dopo che sono avvenuti. Le
leggi devono solo aiutare ad ampliare le classi protette e non ad ampliare il
ruolo delle professioni. Si è visto come la Naturopia “non” è regolamentata in
Europa perché in realtà non vi è necessità. Le associazione di categoria hanno
l’obbligo di garantire l’utenza con l’obbligo di iscrivere i propri soci nei
propri elenchi che devono essere certificati. È dunque contrario alla legge, non
serve ai naturopati. Se la legge passa, la maggior parte degli operatori sarà
ingabbiata.
In conclusione una legge nazionale è necessaria per garantire gli operatori seri, per non far trasbordare i medici in campi che non sono loro appropriati e per garantire il cittadini.