Il Manifesto dell'Arte Alchemica

Verso il 1450 confluirono a Firenze stimoli culturali e spirituali provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo. Il Concilio di Firenze fu una straordinaria occasione di incontro tra la spiritualità ortodossa e quella cattolica. Da Costantinopoli giunsero centinaia di manoscritti e traduzioni di opere provenienti da Alessandria che descrivevano le esperienze dei primi filosofi cristiani che si trovarono a confrontarsi con le altre religioni del tempo nei primi secoli d.C..

Il dipinto di Botticelli rappresentò a quel tempo il manifesto dell’Arte Alchemica. Nel&#nbsp;Rinascimento&#nbsp; la ricerca e la pratica spirituale presero due diversi orientamenti tra loro convergenti: la filosofia ermetica e l’arte alchemica. Entrambe&#nbsp; prendevano spunto dallo studio dei testi antichi, sacri e&#nbsp; profani, e tentarono, in forme diverse, di&#nbsp; sintetizzare&#nbsp; i processi di trasformazione della “Prima Materia”&#nbsp; (istinti, pulsioni e libido)&#nbsp; in una nuova forma di linguaggio&#nbsp;esoterico erede&#nbsp;dell’Alchimia tradizionale fino ad allora conosciuta e praticata.

La prassi filosofica che&#nbsp;originò dall’Accademia fiorentina voluta da Cosimo de Medici e presieduta da Ficino&#nbsp;si tradusse&#nbsp; in una&#nbsp;nuova scienza sacra, fondata&#nbsp;sulla memorizzazione&#nbsp; di concetti spirituali&#nbsp; in immagini geometriche, fortemente caratterizzate dall’uso di triangoli, quadrati e cerchi sovrapposti.&#nbsp;La capacità della mente umana di sintetizzare&#nbsp; contenuti complessi in simboli&#nbsp;sempre più&#nbsp; difficili da comprendere per i non&#nbsp; iniziati, venne portata alle estreme conseguenze da Pico della Mirandola e Giordano Bruno.&#nbsp;

Sul versante artistico si verificò parallelamente uno sviluppo in chiave iconografica dei temi&#nbsp;spirituali trattati dai filosofi&#nbsp;&#nbsp;che sfocia in una nuova e complessa&#nbsp;visione della vicenda sacra, in particolare del ruolo salvifico della Madonna e del significato iniziatico racchiuso nella figura del Bambino Gesù. Lo scopo degli artisti che operarono tra il 1480 e il 1513 fu quello di esemplificare l’intero processo di&#nbsp; purificazione e&#nbsp;trasmutazione &#nbsp;della materia&#nbsp;da attuarsi attraverso&#nbsp;la trasformazione del “vedere” in&#nbsp; “percezione” consapevole e cognitiva.

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Il Manifesto

Sandro Botticelli realizza nel 1481&#nbsp; il Manifesto dell’Arte Alchemica, ovvero l’arte di rappresentare per&#nbsp; emblemi, metafore e allegorie&#nbsp; un significativo dispiegamento di simboli&#nbsp;capaci di risvegliare l’interesse, la curiosità e&#nbsp; l’anelito dell’anima di evolvere nella conoscenza dei meccanismi delal “Percezione”, chiamata dagli artisti “la vera Arte”.

Il “Magnificat” è&#nbsp;un&#nbsp;inno musicale alla grandezza dell’Anima del realizzato, del maestro spirituale che porta a compimento&#nbsp; la conoscenza dei quattro processi di trasformazione della “Materia” in Amore, Coscienza, Conoscenza e Perfezione. Nel linguaggio alchemico i&#nbsp;tre stadi di&#nbsp;trasformazione degli istinti venivano definite nigredine, rubedine e albedine e corrispondavano a processi di purificazione dell’istinto (l’angelo vestito di nero),&#nbsp;trasformazione della pulsione (l’angelo vestito di rosso)&#nbsp;e trasfigurazione&#nbsp; della libido (i due angeli vestiti di bianco).&#nbsp; A stimolare la realizzazione dei primi due stadi doveva avvenire un periodo di istruzione (l’angelo vestito di giallo)&#nbsp; che corrispondeva alla fase di apprendimento, chiamato Iosis o citrinas, trascorso dal discepolo nella “Bottega” del Maestro.

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Pubblicato il venerdì 07 marzo 2008 in: 2. Pedagogia

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