economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

Filosofia della conoscenza

La ricerca della verità

A cura di Diego Velazquez

Pubblicato il 29/04/2008

I filosofi del Rinasciemento riconoscevano nella ragione razionalizzatrice il pregio di costruire elevati livelli di comprensione della realtà, insufficienti tuttavia ad esplorare le verità dell'anima.

foto intervento La verità si riconosce contestualmente alla verifica degli errori indotti dagli strumenti di misura e dai sistemi metodologici.
La costruzione delle teorie scientifiche, filosofiche e spirituali si fonda  sulla coerenza logica delle tesi che sostengono le ipotesi,  ma non si deve trascurare di esplorare  "il sottosuolo invisibile"  dei paradigmi. 
Ogni discorso che riguarda la natura dell'uomo, l'origine della coscienza e il significato della vita ha "radici" molto profonde nel processo culturale di selezione di alcuni concetti dominanti rispetto ad altri al fine di dotare il discorso logico di uno specifico criterio di intelligibilità. 
Mentre il paradigma razionale erige la  "Grande Torre", partendo dal presupposto che la creazione del mondo è opera di un "Dio  invisibile" (Scienza e Fede)  che trascende la dimensione corporea  dell'esperienza, il paradigma alchemico "fa crescere" l'albero della conoscenza sul terreno della "filosofia naturale" in grado di nutrire il tronco (il tronco encefalico) fino al sistema riproduttivo delle gemme (le ghiandole della testa), dei fiori (i lobi frontali) e delle mele (i due emisferi cerebrali) con la linfa  vitale generata da un "Dio corporeo" che dimora all'interno dell'essere. 

La "Torre di Babele" dipinta da  Brueghel invita lo sguardo ad osservare con attenzione le diverse tecniche di costruzione del sapere che origina dalla razionalità creativa degli uomini.
La differenza sostanziale che esiste tra il sapere scientifico e filosofico (la parte sinistra della torre rivolta verso la terra) da quello religioso e psicologico (la parte destra della torre rivolta verso il mare), dipende dall'abilità del pensiero razionalizzatore  di strutturare un sistema logico, forte, coerente e privo di cedimenti nelle parti fondative. 
La critica di Brueghel è chiara e inequivocabile: nessuno dei due sistemi di pensiero è in grado di portare a compimento l'opera. 
La conoscenza ‘pertinente' la felicità dell'uomo che origina dal pensiero scientifico è destinata a crollare sotto il suo stesso peso teorico e metodologico, mentre la conoscenza che evolve dal pensiero intuitivo implode e si disgrega velocemente nel tempo,  per poi ricostruirsi all'infinito sulle proprie macerie.
La coscienza critica di Brueghel  sintetizza i limiti del pensiero occidentale che disconosce la presenza sottile, occulta e invisibile del "paradigma culturale" codificato  in tutti gli individui, anche in quelli più evoluti intellettualmente, ignari di ricalcare schemi di pensiero conformi alla comprensione razionale acquisita attraverso l'educazione, l'istruzione e l'influsso dei sistemi cognitivi dominanti.
A differenza della conoscenza razionalizzatrice che rimane "esterna" alla dimensione evolutiva dell'individuo,  il sapere alchemico non si fonda su dogmi religiosi o dimostrazioni scientifiche, ma emerge all'interno dell'individuo che decide di annullare, convertire e sospendere ogni forma di pensiero che si prefigga di erigere templi, chiese e "massimi sistemi".
Anche l'albero della conoscenza razionale e intuitiva  che origina dalla ricerca filosofica deve deperire e seccarsi affinchè l'alchimista sia costretto a praticare l'introversione della libido  e  realizzare autonomamente la comprensione  della verità interiore. 
La comprensione della verità procede per gradi salendo con cautela sulla scala dei filosofi alchimisti, affinchè sia possibile per chiunque eliminare le fronde (e i fronzoli) inutili.

Vuoi essere aggiornato sulle novità della guida?

Feed RSS XML vostro feed RSS