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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Fri, 10 Oct 2008 19:55:11 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Fluxogenics: la scienza della creazione dello stato di flusso</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2008/03/326409.shtml</link>
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	<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>training</category><category>coaching</category><category>flusso</category><category>fluxogenica</category><category>fluxogenics</category><category>performance</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il telefono trilla in continuazione, il capoufficio sbraita, i clienti pretendono attenzione, non troviamo il tempo per leggere le mail (figuriamoci per rispondere), le cose da fare – grosse o piccole che siano – si accumulano una sull’altra, la scrivania è piena di foglietti gialli con annotazioni frettolose che strillano “occupati di me”, la tecnologia che dovrebbe aiutarci spesso e volentieri si trasforma in un problema in più, e in generale viviamo nell’impressione che persone, oggenti, ambiente si siano in qualche modo coalizzati per renderci la vita difficile. </p>
<p>Se siamo d’accordo che una situazione del genere – di fatto, niente di più di una tipica giornata lavorativa – sia destinata inevitabilmente a produrre un livello elevato di stress, significa che anche noi siamo caduti nell’errore di attribuire a cause esterne la responsabilità per quelli che sono i nostri stati emotivi. Non ci credete? </p>
<p>Piaccia o meno, lo stress non ha niente a che fare con gli avvenimenti esterni, bensì con il modo con cui noi vi reagiamo. (di fatto, non ci sorprendiamo spesso a chiederci come altri riescano ad affrontare ogni situazione con calma e padronanza di sè?) </p>
<p>Quindi, inevitabilmente, la soluzione non è nel tentare di modificare la pressione che riceviamo dall’esterno, ma nel trovare strategie efficienti per affrontarla senza lasciarci sopraffare dall’agitazione e dal panico. </p>
<p>In passato, i maestri di arti marziali – un campo dove siguramente lo stress era ai massimi livelli – si sono resi conto che una mente calma e rilassata permette reazioni molto più efficaci agli attacchi esterni di quanto non possa fare una tesa e stressata, e hanno sviluppato nel corso dei secoli una serie di esercizi straordinariamente efficaci che hanno come obiettivo la creazione della cosiddetta “mizu non kokoro”, ovvero la “mente come acqua”, di cui ho già parlato in passato. </p>
<p>E’ chiaro che non tutti hanno la possibilità di dedicare tempo ed energia alla pratica di un’arte marziale; tuttavia, ho considerato che alcune di queste tecniche di respirazione, rilassamento, visualizzazione, direzione dell’energia ecc potevano essere adattate al pensiero occidentale e applicate con successo alle nostre giornate cariche di impegni e “stressanti”. </p>
<p>Ho voluto chiamare questa mia rielaborazione Fluxogenics (o Fluxogenica, se preferite la versione italiana&#8230;) ovvero qualcosa che genera quello stato di flusso – in flow – di cui ho già avuto occasione di parlare e che considero base di qualunque performance di alto livello. </p>
<p>Una parte dei temi affrontati riguardano il Rilassamento Dinamica, tecniche di focalizzazione e concentrazione, l’allineamento reattivo, il Reindirizzamento Emozionale, la Respirazione rigenerativa, il ricollegamento energetico, l’entrata nel “flusso”. </p>
<p>Tutto questo – e molto di più -  farà parte di un workshop di due giorni, di cui conto di annunciare al più presto data e condizioni di partecipazione. </p>
<p>Vi farò sapere.</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
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	<item>
	<title>Autostima: la qualità fondamentale</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/06/299650.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>coaching</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Autostima non significa affatto arroganza o presunzione, ma semplicemente riconoscerre il proprio valore come persone indipendentemente dagli avvenimenti, dai comportamenti e dai risultati.</p>
<p>Significa riconoscere la propria fondamentale dignità, significa riconoscere il proprio diritto ad esprimersi, a dichiarare la propria unicità, a fare ciò per cui siamo nati.</p>
<p>Ora, qui nasce il primo grosso conflitto, su cui vengono costruiti tutti gli equivoci successivi.</p>
<p>Viviamo in una società che richiede da noi una serie di prestazioni per poter continuare a far parte della società stessa: intanto, ci obbliga a guadagnare una certa somma di denaro per poter procurarci ciò di cui abbiamo bisogno materialmente, e questo rispettando una serie di regole violando le quali il guadagno ottenuto non viene considerato valido.</p>
<p>Il primo equivoco con cui ci scontriamo è quello di confondere l’autostima con la soddisfazione: in pratica, consideriamo che ritenendoci soddisfatti della nostra situazione vanga a mancare ‘impulso sufficiente ad agire, migliorare e produrre maggiori risultati.</p>
<p>D’altra parte, condizionare la propria autostima a dei risultati, rischia di creare un pericolosissimo circolo vizioso: infatti, se sono i risultati a produrre l’autostima, è anche vero che l’autostima è necessaria per produrre risultati. Nessuno infatti inizierebbe un lavoro senza la convinzione di essere in grado di portarloa termine.</p>
<p>La maggior parte dei corsi di automotivazione si basano essenzialmente su questo punto: far prendere coscienza alle persone delle proprie possibilità, portarli a credere di essere in grado di realizzare ciò che desiderano, e dare loro l’impulso per cominciare ad agire.</p>
<p>E, se è vero che la fiducia nelle proprie forze e nel risultato non è sufficiente, è altrettanto vero che la mancanza di fiducia blocca sul nascere qualunque possibilità di otenere dei risultati.</p>
<p>Ora, mi sembra che l’autostima incondizionata e la coscienza nelle proprie forze sia assolutamente l primo risultato da perseguire, la struttura portante non sufficiente ma necessaria su cui potranno essere costruiti tutti i risultati successivi.</p>
<p>Come parlare di autostima quando dal momento della nascita siamo stati costantemente bombardati da messaggi di genitori, insegnanti, conoscenti, media, che tendono tutti indistintamente a farci sentire inadeguati e incapaci, e che hanno costruito quel critico interno che non fa che sottolineare costantemente il nostro non essere all’altezza della situazione e che mina inesorabilmente alla base la nostra autostima?</p>
<p>Io credo che la risposta non possa che trovarsi spostando l’approccio su un piano diverso, ovvero prendendo innanzitutto coscienza di quelle che sono le nostre reali possibilità, delle infinite possibilità del nostro fisico e della nostra mente, e rendendosi conto che i limiti, che ovviamente esistono, sono molto al di là di quello che siamo normalmente portati a credere.</p>
<p>Ecco che allora un primo modo di procedere, per cominciare a darci il permesso di credere in noi stessi, non deve affatto essere legato a dei risultati, che comunque possono solo riguardare il passato, ma sul prendere coscienza della sterminata immensità delle nostre potenzialità qui e ora, senza porsi affatto il problema se lo si farà o no.</p>
<p>Una presa di coscienza, intanto di tutto ciò che già possediamo e di ciò che già abbiamo realizzato, senza confrontarci con altri ma solo con noi stessi.Un’analisi anche solo superficiale delle nostre potenzialità può darci un solo risultato: esse sono infinite.</p>
<p>Questo non significa affatto che chiunque può fare qualunque cosa, ma che fra le infinite scelte che abbiamo a disposizione ne esisteranno sicuramente alcune – molte, ve lo assicuro – in grado di soddifare i nostri criteri di soddisfazione interni e quelli della società in cui viviamo, permettendoci appunto di ottenere la soddisfazione per ciò che abbiamo fatto e l’approvazione della società; detto in altri termini, saremo in grado di fare ciò che ci piace davvero e di trovare qualcuno disposto a pagare per questo.</p>
<p>Il problema naturalmente è riuscire a esaminare le nostre possibilità senza bloccarle sul nascere a causa del meccanismo critico innato che ci porta a escludere in partenza, senza neanche prenderle in considerazione, opzioni che sarebbero alla nostra portata e che sarebbero la risposta alla nostra ambizione e al desiderio di realizzazione, e a rimanere soffocati in ruoli decisi da altri nei quali le nostre potenzialità non riescono a esprimersi.</p>
<p>Per cui, una prima serie di domande potrebbe essere rivolta ad una prima analisi di quelle che sono le possibilità ovvie ed elementari comuni a tutti:</p>
<p>-Siamo in grado di migliorare il proprio fisico?</p>
<p>-E la propria salute?</p>
<p>-Le nostre capacità mentali?</p>
<p>-La qualità della nostra comunicazione?</p>
<p>-bloccare i comportamenti dannosi?</p>
<p>-Padroneggiare le proprie emozioni?</p>
<p>E così via. Chiunque sarà costretto a rispondere si a queste domande, perché una cosa è certa: tutto, proprio tutto, può essere migliorato, e questo a cominciare da noi stessi.</p>
<p>Dopo questa prima fase, si passa ad esaminare cosa “potremmo” essere in grado di fare “se solo” lo volessimo.</p>
<p>Qui le risposte non possono che essere personali, ma è chiaro che sarà sufficiente un’analisi superficiale per dimostrarci come le nostre possibilità sono infinitamente al di là della nostra prestazione attuale e che le nostre capacità sono sfruttate solo in una misura davvero infinitesimale.</p>
<p>Ribadisco che non sto ancora parlando di capacità sconosciute o in cui non crediamo, ma di ciò di cui siamo già pienamente coscienti.</p>
<p>Allora, si ritorna una volta di più al &#8220;conosci te stesso&#8221;: è la coscienza delle proprie possibilità che ci mette in grado di realizzarle, senza lasciarci bloccare da schemi mentali limitanti; e un lavoro di autoconoscenza come quello suggerito può essere un momento di crescita sorprendente.</p>
<p>Perché non provarci?</p>
<p>Un saluto</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
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	<description>Autostima non significa affatto arroganza o presunzione, ma semplicemente riconoscerre il proprio valore come persone indipendentemente dagli avvenimenti, dai comportamenti e dai risultati.
Significa[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Carisma!</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/06/298294.shtml</link>
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	<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>coaching</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre stato affascinato dal perché alcune persone, non particolarmente dotate quanto a cultura, intelligenza, aspetto fisico, ricchezza, riescano ad avere uno straordinario ascendente su chi le incontra, mentre altre, oggettivamente molto più “dotate”, non ottengono alcun risultato.</p>
<p>Alcuni, senza apparente motivo, ottengono salari migliori, voti migliori agli esami, hanno successo con l’altro sesso e, in generale, trovano persone disposte a seguirli.</p>
<p>Questo dono, che possiamo chiamare magnetismo personale, sex appeal, fascino, vitalità, influenza, è sintetizzato dalla parola “carisma”.</p>
<p>“Carisma” è una di quelle parole, come bellezza, potere, simpatia, che tutti sappiamo riconoscere ma che troviamo deifficili da definire.</p>
<p>Deriva da Charis, una delle tre grazie della mitologia greca, e indica i doni o gli attributi divini che ciascuno di noi possiede dentro di sé. In questo senso, la parola carisma è stata utilizzata per la prima volta da S.Paolo nella prima lettera ai Corinti, e indica i dono dello spirito concessi a chi avrebbe dovuto occuparsi della divulgazione della buona novella.</p>
<p>Detto per inciso, è esattamente la stessa radice etimologica di “entusiasmo” “en-theos”, ovvero lascir libero il Dio dentro di noi.</p>
<p>E’ chiaro che non  possiamo qui affontare temi che toccano le nostre credenze più profonde; e sicuramente la frase “lasciar libero il Dio dentro di noi” significherà cose diverse per ciascun lettore.</p>
<p>Ma indipendentemente dalle nostre credenze, siamo tutti coscienti di poter fare, realizzare, esprimere, creare, molto di più se solo avessimo il coraggio di affrontare le false credenze, i limiti che ci imponiamo, i condizionamenti esterni,&#8230;</p>
<p>Quello che occorre capire è che la nostra mente è composta di molti scomparti, ognuno con una sua funzione e un suo obiettivo, e che questi obiettivi possono essere spesso in contrasto tra loro.</p>
<p>Forzare il comportamento in una particolare direzione quando questi scomparti non sono allineati, significa combattere contro sé stessi: questo comportamento equivale a cercare di sollevare un peso contraendo allo stesso tempo il muscolo antagonista, o a far andare una macchina con il freno a mano tirato.</p>
<p>Indubbiamente, una delle due forze prenderà il sopravvento, ma la performance sarà per forza di cose scadente, e lo spreco di energia enorme.</p>
<p>Da un punto di vista muscolare, il massimo di efficienza fisica si raggiunge non tanto contrando maggiormente ilmuscolo attivo, ma dalla capacità di rilassare i muscoli antagonisti. </p>
<p>Quando questo avviene, ovvero il movimento non viene ostacolato da tensioni parassite, l’efficienza è massima e l’utilizzo dell’energia ottimale.</p>
<p>Psicologicamente, questa efficienza viene raggiunta quando le parti di noi che perseguono un obiettivo non vengono ostacolate da blocchi di varia natura e da obiettivi interni che contrastano l’obiettivo principale.</p>
<p>La chiave di tutto è il focus sul risultato e l’allineamento sullo stesso di tutte le nostre parti.</p>
<p>Una persona perfettamente allineata esprime un’energia particolare, che viene chiamata carisma.</p>
<p>In ogni caso, ciò che davvero conta è la conoscenza di sé stessi.</p>
<p>Indubbiamente, alcuni compartamenti apparentemente inesplicabili hanno radici lontane; ma scavare nei recessi della propria psiche può diventare un gioco pericoloso e, soprattutto, inutile e fine a sé stesso.</p>
<p>L’allineamento delle proprie energie deriva essenzialmente dall’accettazione del proprio essere, della scopertà della proopria unicità, e dal coraggio di manifestarla.</p>
<p>Certo, siamo il risultato della genetica e dell’educazione, e l’educazione può averci creato degli automatismi che oggi non sono più funzionali ai nostri scopi.</p>
<p>Senza l’educazione, non saremmo niente di ciò che siamo, ma l’educazione non è altro che un processo diretto alla scoperta e all’utilizzo delle proprie potenzialità, di qualcosa cioè che già esiste e aspetta solo di essere liberato.</p>
<p>Ecco che allora l’unico modo di esprimere al massimo il proprio carisma è la scoperta, l’accettazione e l’espressione di ciò che ci rende noi stessi, che è esattamente il contrario della costante autocritica a cui ci sottoponiamo costantemente.</p>
<p>Tornerò spesso su questo concetto, perché niente mi intristisce quanto il talento non sfruttato, le potenzialità non sviluppate, le capacità bloccate dal pessimismo e dalla paura.</p>
<p>Allora, come esercizio di oggi vi chiedo di provare a fare una lista; non la solita lista di quello che vorreste o dovreste fare, ma una di quello che POTRESTE.</p>
<p>Fate un esperimento, senza sentire alcun obbligo di fare davvero quello che scrivete; voglio soltanto che percepiate quanto ciascuno di voi abbia una quantità fantastica di scelte e possibilità a disposizione.</p>
<p>Lasciate libera l’immaginazione, e scrivete&#8230; e potrete rendervi conte che quello che avete scritto non è che una parte infinitesimale di quello che davvero potreste fare, se solo decideste di agire in quella direzione&#8230;</p>
<p>Non blocchiamo stavolta la creatività con piani, analisi, critiche, e permettiamoci per una volta di entrare in contatto con il campo di pura potenzialità che abbiamo a disposizione.</p>
<p>Ecco, il primo vero passo verso il carisma è cominciare a percepire questo campo. E riconoscere, questo si, la scintilla divina che brilla dentro di noi e aspetta solo di essere liberata.</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>The Devil wears Prada</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/06/297317.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 06 Jun 2007 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>vita_d_azienda</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Ho ripreso in mano il bestseller &#8220;Il diavolo veste Prada&#8221;, grande successo della scorsa stagione.<br />
Benché la realizzazione cinematografica sia gradevolissima, soprattutto per merito della sempre strepitosa Meryl Streep, non c&#8217;è dubbio che la versione letteraria - molto più ricca di dettagli e di riflessioni - renda più palpabile il clima di terrore della redazione di Runaway.</p>
<p>La domanda che mi sto ponendo è: ma quante/quanti Miranda Priestly ci è dato di incontrare ai vari livelli delle gerarchie aziendali? E soprattutto, come gestirli?</p>
<p>Sappiamo tutti quanti potenziali Hitler e &#8220;wannabe&#8221; Ceausescu si incontrino nelle posizioni più disparate; personaggi che - magari intoccabili per le più inconfessabili ragioni - possono rendere un inferno la vita lavorativa dei loro sottoposti.</p>
<p>Non solo, mentre il personaggio di Miranda compensa il fatto di essere insopportabile con una competenza e un talento manageriale organizzativo a tutta prova, di solito nella vita reale l&#8217;odiosità è inversamente proporziale alle capacità, il che rende tutto ancora più ostico.</p>
<p>Dare consigli è ovviamente difficile, e quindi vi risparmio le solite banalità.</p>
<p>Mi limito a fare un paio di considerazioni:</p>
<p>gli altri - capi compresi - ci trattano come noi insegnamo loro, e come pensano di poterci trattare: di solito, gli aspiranti dittatori cercano facili vittime su cui scaricare le proprie frustrazioni, e tentare di reagire (con rabbia o ragionando, non fa differenza) sortisce di solito l&#8217;effetto opposto.</p>
<p>L&#8217;obiettivo vero, ovviamento, non ha a che fare con il lavoro o con i risultati, ma è semplicemente quello di procurarsi una rapida autogratificazione a spese dell&#8217;autostima altrui.</p>
<p>Ebbene, per quanto potente NESSUNO può farci diminuire la nostra autostima senza il nostro permesso: non lo possono fare un sergente, un kapò, un secondino o un giudice, tantomento un capufficio tirannico. Ci potranno punire, frustare o licenziare, naturalmente, ma non farci abbassare la nostra autostima, se noi non lo permettiamo.</p>
<p>Allora, sulla base di più di un&#8217;esperienza, posso confermare che - benché talvolta difficile - concentrarsi sulla propria autostima è l&#8217;unico mezzo che ci può consentire di </p>
<p>a) non farci toccare più di tanto dalle angherie del Saddam Hussein di turno<br />
b) far diminuire i comportamenti dittatoriali</p>
<p>Ovviamente, i risultati sono tutt&#8217;altro che garantiti, ma è sempre meglio che divorarsi il fegato dalla rabbia o - peggio ancora - sentirsi inadeguati, che è esattamento l&#8217;effetto sperato.</p>
<p>Io dico che merita un tentativo.</p>
<p>Un saluto</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
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Benché la realizzazione cinematografica sia gradevolissima, soprattutto per merito[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Autoconoscenza e carriera</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/05/296468.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 29 May 2007 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>carriera</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La conoscenza di sé stessi è indubbiamente uno degli obiettivi più importanti dell&#8217;esistenza umana; forse, come sostengono alcuni, il più importante in assoluto, e l&#8217;unico che meriti realmente di essere perseguito: in fondo, tutto ciò che facciamo non è altro che un lungo viaggio alla ricerca di noi stessi; se in questa ricerca non riusciamo a entrare in contatto con la nostra parte più autentica, quella che ci rende unici, poco importa cos&#8217;altro troviamo.</p>
<p>Su un piano meno mistico, non c&#8217;è dubbio che la conoscenza di sè, dei propri talenti e dei propri limiti, sia fondamentale per raggiungere il successo nella carriera e nella professione.</p>
<p>Mi rendo conto che, in un periodo in cui il mercato del lavoro è quello che è, la tendenza - più che giustificabile - sia di precipitarsi sul primo posto disponibile senza fare troppo gli schizzinosi.</p>
<p>Tuttavia, nei limiti del possibile, credo sia importante non smettere mai di tendere verso una situazione professionale dove le nostre capacità si possano realizzare compiutamente.</p>
<p>Per me è una costante fonte di tristezza vedere la quantità enorme di persone, a tutti i livelli, che occupa una posizione alla quale - per varie ragioni - non è adatta: lo spreco di risorse per l&#8217;azienda, per il lavoratore, per l&#8217;utente è immenso.</p>
<p>Gli uffici di selezione del personale fanno quello che possono ma alla fin fine è il singolo che deve assumersi la responsabilità del lavoro che sceglie.</p>
<p>Ovviamente, non esistono soluzioni facili; tuttavia, nell&#8217;interesse di tutti, un sano esame di coscienza - e un approfondimento &#8220;concreto&#8221; del tipo di lavoro che ci verrà richiesto - prima di presentare una domanda o di rispondere a un annuncio possono riparmiare - a noi, all&#8217;azienda e agli utenti - molti dispiaceri.</p>
<p>un saluto</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20070529020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20070529020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20070529020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20070529020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frisorseumane%2Finterventi%2F2007%2F05%2F296468.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>La conoscenza di sé stessi è indubbiamente uno degli obiettivi più importanti dell&amp;#8217;esistenza umana; forse, come sostengono alcuni, il più importante in assoluto, e l&amp;#8217;unico che[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>HR e Total Quality Management</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/05/295811.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 22 May 2007 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/05/295811.shtml#comments</comments>
    <category>TQM</category><category>Deming</category><category>Qualità</category><category>TQM</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Edward Deming è sicuramente uno dei grandi personaggi del &#8216;900; anche se qui<br />
da noi la sua figura è poco conosciuta, la sua influenza è stata<br />
grandissima.</p>
<p>Deriso dagli americani, trovò nelle rovine del Giappone post bellico qualcuno<br />
disposto ad ascoltarlo, determinando lo straordinario sviluppo commerciale di<br />
quella nazione dove ancora oggi - a quindici anni dalla scomparsa - è venerato<br />
come un eroe nazionale.</p>
<p>Quando a partire dagli anni &#8216;70 gli Stati Uniti cominciarono ad essere invasi<br />
dai prodotti giapponesi di basso prezzo ed alta qualità, venne supplicato di<br />
tornare a occuparsi dell&#8217;industria americana.</p>
<p>Cosa che fece, ma ormai il divario era tropo grande.</p>
<p>Ci sarebbe da scrivere per ore sulla figura e sulle opere di Deming. Mi<br />
limito a riportare i suoi celebri &#8220;14 punti&#8221;, che non hanno perso nulla del loro<br />
potenziale rivoluzionario: non c&#8217;è da stupirsi che i manager americani non lo<br />
abbiano ascoltato.</p>
<p>C&#8217;è qualcuno qui, oggi, nonostante i successi evidenti, disposto DAVVERO ad<br />
applicare questi principi? </p>
<p>Diamoci un&#8217;occhiata:</p>
<p>Create costanza rispetto allo scopo di migliorare il prodotto e<br />
il servizio, con l&#8217;obiettivo di diventare competitivi e di restare nel business<br />
nonché di creare posti di lavoro.<br />
Adottate la nuova filosofia. Ci troviamo in una nuova era<br />
economica. I manager occidentali devono affrontare la sfida, assumersi le loro<br />
responsabilità e guidare il cambiamento.<br />
Interrompete la dipendenza dagli esami per raggiungere la<br />
qualità. Eliminate la necessità di esami a livello di massa innanzi tutto<br />
attraverso la costruzione della qualità all&#8217;interno del prodotto.<br />
Cessate la pratica di assegnare i compiti sulla base di etichette<br />
di prezzo. Piuttosto, minimizzate i costi totali. Rivolgetevi ad un singolo<br />
fornitore per ognuno degli articoli, instaurando un rapporto a lungo termine di<br />
lealtà e fiducia.<br />
Migliorate continuamente il sistema di produzione ed il servizio,<br />
al fine di incrementare la qualità e la produttività e di ridurre costantemente<br />
i costi.<br />
Introducete l&#8217;addestramento al lavoro.<br />
Istituite la leadership. Il compito della supervisione dovrebbe<br />
essere quello di aiutare le persone, le macchine e gli accessori a funzionare<br />
meglio. La supervisione del management ha bisogno di controllo così come la<br />
supervisione degli addetti alla produzione.<br />
Eliminate la paura, in modo che ognuno possa lavorare<br />
efficacemente per la società.<br />
Rompete le barriere tra i vari reparti. Le persone addette alla<br />
ricerca, alla progettazione, alle vendite e alla produzione devono lavorare come<br />
una squadra, affinché si possano prevedere i problemi di produzione a partire da<br />
una conoscenza diretta del prodotto e del servizio.<br />
Eliminate gli slogan, le esortazioni e gli obiettivi che<br />
richiedono alla forza lavoro zero difetti e nuovi livelli di produttività. Tali<br />
esortazioni creano soltanto rapporti conflittuali, dal momento che l&#8217;insieme<br />
delle cause della bassa qualità e della bassa produttività appartengono al<br />
sistema e non dipendono perciò dalla forza lavoro.<br />
a) Eliminate standard di lavoro (quote) nel piano dell&#8217;azienda.<br />
Sostituite la leadership.<br />
b) Eliminate il management per obiettivi.<br />
Eliminate il management per numeri, gli obiettivi in termini numerici.<br />
Sostituite la leadership.<br />
a) Rimuovete le barriere che privano il lavoratore assiduo del<br />
suo diritto di esser fiero di appartenere alla forza lavoro.<br />
b) Rimuovete le<br />
barriere che privano le persone addette al management e alla progettazione del<br />
loro diritto di esser fieri di appartenere alla forza lavoro. Ciò comporta, tra<br />
le varie cose, l&#8217;abolizione della valutazione annuale dei meriti e del<br />
management per obiettivi.<br />
Istituite un vigoroso programma di educazione e di<br />
auto-miglioramento.<br />
Mettete a lavorare tutti i componenti della società in modo da<br />
realizzare la trasformazione. La trasformazione è compito di tutti.<br />
Non c&#8217;è davvero lo spazio per approfondire; chi lo volesse fare, troverà<br />
abbondanza di materiale in rete, anche se quello di qualità è quasi tutto in<br />
inglese. </p>
<p>Tornerò comunque su questo tema: la qualità dovrebbe essere l&#8217;obiettivo di<br />
tutti, ma soprattutto di chi si occupa di risorse umane.</p>
<p>Forse, attraverso prodotti di qualità, si può davvero arrivare a una vita di<br />
qualità.</p>
<p>Un saluto</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20070522020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20070522020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20070522020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20070522020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frisorseumane%2Finterventi%2F2007%2F05%2F295811.shtml"/></p>
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da noi la sua figura è poco conosciuta, la sua influenza è stata
grandissima.
Deriso dagli americani, trovò[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Come scegliere un coach</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/05/294923.shtml</link>
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	<pubDate>Sun, 13 May 2007 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>coaching</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Un programma di coaching ben fatto può essere davvero l&#8217;arma vincente di un manager, di un team, di un&#8217;azienda.</p>
<p>Un esperto in &#8220;performance&#8221; che, senza proporsi come consulente, sappia guidare le persone ad accedere alle proprie risorse migliori, può essere la chiave di un salto qualitativo che a volte non è esagerato definire sbalorditivo.</p>
<p>Questo, ovviamente, se il &#8220;coach&#8221; sa davvero quello che fa, riesce davvero a far dare alle persone il meglio di sé, e non è semplicemente qualcuno che cerca di cavalcare una moda redditizia.</p>
<p>Non c&#8217;è società di consulenza che non proponga programmi di coaching, e sono apparsi come funghi sedicenti coach, scuole, federazioni, associazioni,&#8230; </p>
<p>Aggiungiamo che, non essendo la professione di coach ancora regolamentata, chiunque può fregiarsi di tale titolo senza violare alcuna legge.</p>
<p>Di conseguenza, come possiamo sapere se il programma che si stanno proponendo sarà davvero una mossa vincente o non semplicemente una perdita di tempo e quattrini?</p>
<p>E&#8217; chiaro che una risposta facile non esiste. Tuttavia posso dare il mio parere, per quello che può valere:</p>
<p>un coach è, a tutti gli effeti, un allenatore. Deve produrre dei risultati. Ora, dovendo scegliere un allenatore per una squadra di calcio, quali sarebbero gli elementi su cui concentrarsi? Il numero di lauree e masters? La federazione di appartenenza? La scuola per allenatori frequentata? O non piuttosto le squadre allenate in precedenza e i risultati ottenuti?</p>
<p>Ecco, con un coach personale o aziendale il discorso è simile. Diffiderei per principio di chinque insista sul numero di diplomi, sul suo percorso formativo, sull&#8217;appartenenza a questa o quella federazione, sul numero di ore di coaching, e mi concentrerei per quanto possibile sui risultati ottenuti con gli altri clienti.</p>
<p>Non esitate a chiedere referenze concrete e verificabili, e non ascoltate chi cerca di aggirare la domanda apellandosi alla privacy: chiunque sia contento di un servizio è ben contento di fornire referenze, e questo senza violare nessun tipo di privacy.</p>
<p>Un &#8220;coach&#8221; che non è in grado di produrre almeno una decina di referenze, è un principiante o un incapace.</p>
<p>Ripeto, questa è solo la mia modestissima opinione. Ma vi consiglio di tenerne conto.</p>
<p>Un saluto</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20070513020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20070513020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20070513020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20070513020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frisorseumane%2Finterventi%2F2007%2F05%2F294923.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Un programma di coaching ben fatto può essere davvero l&amp;#8217;arma vincente di un manager, di un team, di un&amp;#8217;azienda.
Un esperto in &amp;#8220;performance&amp;#8221; che, senza proporsi[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La cosa più importante da mettere nel curriculum</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/05/294223.shtml</link>
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	<pubDate>Sun, 06 May 2007 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>carriera</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli assiomi che qualunque responsabile del reparto assunzioni tiene ben presente nella propria mente è che il miglior indicatore della performance futura è la performance passata.</p>
<p>Sarebbe molto bello se fosse vero quello che si racconta ai seminari motivazionali, sulla capacità di cambiamento che hanno le persone. In realtà, sappiamo tutti benissimo che la personalità si fissa intorno ai sette anni, e che i pregi e i difetti che ci caratterizzavano alle elementari ce li ritroviamo - magari amplificati - nell&#8217;età adulta. Poi, certo, ci possono essere cambiamenti radicali: ma sono una rara eccezione, non certo la regola.</p>
<p>Tenendo conto di questo, la prima cosa che guarderà chi ha in mano il vostro curriculum non saranno le credenziali accademiche, non saranno i seminari a cui avete partecipato, e non saranno nemmeno gli anni di esperienza e le aziende in cui avete lavorato.</p>
<p>No, la prima cosa che cercherà sarà la presenza di RISULTATI CONCRETI!!!</p>
<p>Poi, certo, tutto il resto avrà il suo peso. Ma, come mi diceva recentemente un responsabile di una grossa agenzia di head hunting, chi crede di impressionare un responsabile della selezione del personale con una quantità esagerata di diplomi e certificati dimostra solo di aver avuto soldi da buttar via e tempo a disposizione.</p>
<p>Quindi, mettete - ed evidenziate - nel curriculum tutto ciò che possa dimostrare </p>
<p>a) risultati ottenuti</p>
<p>b) metodo di lavoro</p>
<p>Se siete al primo impiego e non avete esperienza lavorativa, mettete tutto ciò che possa dimostrare PRATICAMENTE le vostre capacità: avete diretto il giornale della scuole, organizzato un torneo di calcio, partecipato a una spedizione in Mato Grosso,&#8230;</p>
<p>Ripeto, tutto ciò che dimostra la vostra capacità di concentrarvi su un obiettivo e di raggiungerlo sarà a vostra vantaggio, mentre i diplomi e i certificati solo un aiuto secondario.</p>
<p>Quindi, se state per presentare a qualcuno il vostro curriculum, dateci un rilettura, e verificate quanto vi ho consigliato.</p>
<p>Un saluto</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20070506020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20070506020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20070506020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20070506020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frisorseumane%2Finterventi%2F2007%2F05%2F294223.shtml"/></p>
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	<description>Uno degli assiomi che qualunque responsabile del reparto assunzioni tiene ben presente nella propria mente è che il miglior indicatore della performance futura è la performance passata.
Sarebbe molto[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il gioco di squada si impara?</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/05/293770.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2007/05/293770.shtml</guid>
	<pubDate>Tue, 01 May 2007 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>team_building</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Come sa chiunque ci abbia provato, far convergere le energie di un gruppo disomogeneo di persone verso la realizzazione di un obiettivo comune può rivelarsi un&#8217;impresa titanica, specialmente quando parliamo non di attività meccaniche - e quindi facilmente modellabili e verificabili - ma di processi affidati alla valutazione e alla creatività del singolo, pur nel quadro di una strategia generale. </p>
<p>Quando i metodi tradizionali non sembrano più dare alcun frutto, quando le riunioni non producono altro risultato che quello di fissare la riunione successiva, quando tutto - dalla leadership alle procedure aziondali - viene messo in discussione, ecco che fare un &#8220;restart&#8221; alla maniera dei computer può rivelarsi una mossa vincente.</p>
<p>Ma questo nuovo inizio, questo salto di paradigma, difficilmente può realizzarsi riproponendo ambienti e situazioni che hanno contribuito a creare un blocco nella performance.</p>
<p>Ecco allora che uscire dal problema, prendersi letteralmente una boccata d&#8217;aria fresca, magari andando tutti a fare una caccia al tesoro in montagna, può essere paradossalmente il modo migliore di uscire da una situazione di impasse.</p>
<p>Ci sono fior di società specializzate in ogni genere di attività outdoor, con programmi che hanno dimostrato negli anni la propria validità, anche se spesso sono concepiti per il mercato e la mentalità statunitense.</p>
<p>Vi prometto una serie di articoli, dove proverò ad analizzare costi e benefici dei principali programmi proposti.</p>
<p>Nel frattempo, si potrebbe sempre pensare, quando la tensione sale oltre un certo limite, a una bella partita di calcio nel cortile dell&#8217;azienda&#8230;.:-)</p>
<p>Un saluto</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20070501020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20070501020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20070501020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20070501020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frisorseumane%2Finterventi%2F2007%2F05%2F293770.shtml"/></p>
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	<description>Come sa chiunque ci abbia provato, far convergere le energie di un gruppo disomogeneo di persone verso la realizzazione di un obiettivo comune può rivelarsi un&amp;#8217;impresa titanica, specialmente[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Essere sé stessi?</title>
	<link>http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2003/06/136939.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/risorseumane/interventi/2003/06/136939.shtml</guid>
	<pubDate>Thu, 05 Jun 2003 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Bruno Medicina</dc:creator>
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    <category>team_building</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Molto spesso, nello scrivere il proprio curriculum o in un colloquio di assunzione, si può essere tentati dall&#8217;idea di &#8220;forzare&#8221; un po&#8217; le cose per ottenere quel particolare posto, e molti mi chiedono se sia corretto farlo. </p>
<p>Il problema non è se sia o meno corretto, ma se ci convenga davvero; una volta di più, occorre aver chiari i propri obiettivi: è ovvio che se siamo alla fame e abbiamo bisogno di un lavoro subito, qualunque menzogna può apparire giustificata, e probabilmente lo è davvero. </p>
<p>Se invece vogliamo costruire un rapporto aziendale solido, occorre ricordarsi che a) le bugie hanno le gambe corte b) in ogni caso l&#8217;incompetenza parla da sola. </p>
<p>Altro ancora è mentire a se stessi dicendoci qualificati per qualcosa per cui non siamo &#8220;pronti&#8221; psicologicamente: alcune professioni possono apparirci eccitanti sul momento, e non ci si sofferma a riflettere sui lati negativi delle stesse. </p>
<p>Per esempio, può sembrare attraente fare l&#8217;hostess o l&#8217;agente di commercio, ma dichiarare il nostro amore per una vita dinamica quando invece siamo dei pantofolai rischia di essere fonte di insoddisfazione e basse prestazioni. </p>
<p>Quindi no, non è affatto una buona idea mentire a un colloquio, e si, occorre essere il più possibile onesti, con se stessi prima ancora che con il potenziale datore di lavoro, per non trovarci in una situazione che non può essere che perdente per tutte le parti in causa. </p>
<p>Un saluto</p>
<p>Bruno Medicina</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030605020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030605020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030605020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030605020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frisorseumane%2Finterventi%2F2003%2F06%2F136939.shtml"/></p>
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	<description>Molto spesso, nello scrivere il proprio curriculum o in un colloquio di assunzione, si può essere tentati dall&amp;#8217;idea di &amp;#8220;forzare&amp;#8221; un po&amp;#8217; le cose per ottenere quel[...]</description>
	
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