
Paracucchi deve essere ricordato come colui che ha fatto apprezzare e conoscere all’estero la gastronomia italiana.
Lo chef del Bel Paese misurato nell’innovazione, ma rivoluzionario nell’adozione dell’olio extra vergine di olivo. Non solo. Paracucchi è stato anche l’antesignano in alcuni arditi accostamenti, oggi di moda. Per esempio, il pesce con il vino rosso a temperatura intorno ai 14 gradi. Poi, le paste preparate alla lampada, in sala. Il maestro della cucina italiana che si è portato per fino in Giappone per far conoscere le qualità particolari dell’olio dei Colli di Trevi. Infine, l’esperienza in Francia e poi ad Ameglia,
La Spezia, dove apre la Locanda dell’Angelo, ristorante divenuto subito famoso in Italia ed ora gestito dal figlio Stefano. In mezzo secolo di incontrastata fama Angelo Paracucchi si è anche dedicato alla divulgazione collaborando per diversi anni con il nostro giornale e ultimamente, anche se per un breve periodo, è stato direttore della Scuola di Cucina “Cibo e benessere” di Trevi.
Paracucchi diceva sempre ai suoi allievi: “solo un prodotto eccellente può diventare il miglior piatto del mondo e accedere alla tavola dei commensali”. Di lui, il conoscitore profondo dei segreti delle materie prime che ha rinnovato i piatti classici della cucina, rimangono le sue straordinarie pubblicazioni. L’ultima edita proprio lo scorso anno dal titolo: “La cucina fra creatività e tradizione”.(a cura di Carlo Roberto Petrini)
elisa mazza









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