<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
    xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
    xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
    xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
>

<channel>
    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 14 Oct 2008 08:14:12 GMT</pubDate>
    <generator>http://lightpress.org/</generator>
    <copyright>2008 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Dall’America arriva lo speed-dating e trovi l’amore in 6 minuti</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/06/137731.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/06/137731.shtml</guid>
	<pubDate>Wed, 18 Jun 2003 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/06/137731.shtml#comments</comments>
    <category>{item_category}</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Se incontrare l’uomo o la donna giusti ad una festa, in vacanza o per strada è diventato quasi impossibile, non perdete la speranza, si deve solo cambiare sistema.  </p>
<p>Incontrarsi ai tempi di internet significa non fare molte concessioni ai rituali del corteggiamento. Gli appuntamenti concordati dall&#8217;agenzia possono essere un flop e rischiano di rendere improduttive un gran numero di serate. Meglio stringere i tempi e alzare le chance incontrando una decina di single nella stessa serata. Bastano pochi minuti e un buon intuito per cogliere eventuali affinità con lo sconosciuto. </p>
<p>Questo è lo <b>speed-dating</b>, che prevede in una sola serata - organizzata proprio con questa finalità – diversi incontri tra sconosciuti di entrambi i sessi per pochi minuti ciascuno. </p>
<p>L&#8217;idea è venuta a un rabbino di Los Angeles, autore anche di un libro dedicato all&#8217;argomento, e infatti gli incontri inizialmente riguardavano la comunità ebraica, prima di diffondersi rapidamente in moltissime città, non soltanto degli Stati Uniti, e di contagiare tutti i giovani americani, fino ad entrare anche in un episodio del popolare sceneggiato televisivo “<i>Sex and the City</i>“. </p>
<p>Adesso gli appuntamenti di <b>speed-dating</b>, previsti anche più volte al mese, sono annunciati con anticipo nei siti internet più frequentati dal pubblico che vi prende parte, in modo da permettere iscrizioni e prenotazioni. Anche perché il numero di partecipanti ad ogni serata è limitato e prevede un ugual numero di uomini e donne.<br />
Lo speed dating italiano di maggiore successo è proposto dal sito Vita da Single.net, che organizza, in varie città italiane, il gioco “<i>6 single x sei Single</i>“, lo <b>speed-dating</b>, modificato per incontrare tante persone single nella stessa sera.   </p>
<p>Trovare l’anima gemella, quindi, innamorarsene, sposarla. E poi se va male, divorziare.  Si trova pure questo in rete. Dai portali per incontrare il futuro marito fino a quelli che aiutano nelle pratiche di divorzio.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030618020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030618020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030618020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030618020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F06%2F137731.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Se incontrare l’uomo o la donna giusti ad una festa, in vacanza o per strada è diventato quasi impossibile, non perdete la speranza, si deve solo cambiare sistema.  
Incontrarsi ai tempi di internet[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Dagli Usa la giacca anti-stupro</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/136290.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/136290.shtml</guid>
	<pubDate>Tue, 27 May 2003 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/136290.shtml#comments</comments>
    <category>{item_category}</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Una <b>giacca antistupro</b> per fermare i violenti è stata realizzata nei laboratori del Massachusetts Institute of Technology. Si tratta di un capo alla Matrix, nera, sagomata sui fianchi e chiusa con la cerniera. Il segreto è il tessuto: la giacca ha un&#8217;imbottitura di fibre che conducono una carica elettrica non letale ma in grado di produrre una scarica da 80mila volt a chiunque le metta le mani addosso.</p>
<p>Un’idea azzardata, eccessiva? No, almeno stando a quello che ha dichiarato a Wired Adam Whiton, uno dei creatori: &#8220;<i>All&#8217;inizio l&#8217;idea ci è sembrata eccessiva, ma le reazioni sono state universalmente positive. La <b>No Contact Racket</b> difende, protegge, dà fiducia alle donne</i>&#8220;.</p>
<p>Quindi basta con le pistole, con le scacciacani, gli spray e i fischietti antistupro: a differenza delle armi e degli spray, la giacca non può essere facilmente strappata alla donna che la indossa per essere usata contro di lei. E non uccide: stordisce soltanto.</p>
<p><b>La donna deve attivare il sistema</b>. Deve alzare l&#8217;interruttore in situazioni di vulnerabilità: ad esempio la notte o in quartieri poco raccomandabili e poi un secondo interruttore, nascosto nel polsino, deve essere attivato in caso di aggressione: rilascia la potente scarica elettrica al primo contatto indesiderato ed una fodera interna proteggerà la donna che la indossa dagli shock elettrici. </p>
<p>La giacca è stata disegnata solo per donne: misura small, braccia strette. </p>
<p>Costo ad dettaglio, quando uscirà dalla sperimentazione, un migliaio di dollari.</p>
<p>fonte: Tgcom</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030527020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030527020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030527020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030527020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F05%2F136290.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Una giacca antistupro per fermare i violenti è stata realizzata nei laboratori del Massachusetts Institute of Technology. Si tratta di un capo alla Matrix, nera, sagomata sui fianchi e chiusa con la[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Family for Family</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/135219.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/135219.shtml</guid>
	<pubDate>Wed, 14 May 2003 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/135219.shtml#comments</comments>
    <category>{item_category}</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nella settimana dal 10 al 18 maggio il Forum delle associazioni familiari ha organizzato in tutta Italia una serie di manifestazioni per celebrare la <b>Giornata internazionale della famiglia</b> , indetta dall&#8217;ONU.</p>
<p>Il Forum delle Associazioni Familiari, un gruppo di 36 associazioni cattoliche nazionali e 20 comitati regionali nato nel 1993, si farà promotore della celebrazione di questa giornata attivando una campagna di sensibilizzazione e inserendo l&#8217;iniziativa <b>Family for Family</b> a favore delle famiglie dell&#8217;Europa dell&#8217;Est.</p>
<p>Il Forum ricerca, propone e promuove il sostegno e la partecipazione attiva e responsabile delle famiglie alla vita culturale, sociale e politica, alle iniziative di promozione umana e dei servizi alla persona. E, in particolare, <b>Family for Family</b> è un&#8217;iniziativa promossa dal Forum nel 2002 per affrontare, attraverso un sostegno diretto, il problema della disgregazione familiare nei Paesi dell&#8217;Est. In questi Paesi, infatti, crisi economiche e conflitti etnici e religiosi hanno avuto conseguenze devastanti per le famiglie.</p>
<p>Sono tanti i progetti che <b>Family for Family</b> ha realizzato o sta per realizzare: da una campagna di prevenzione dell’abbandono di minori portatori di handicap in Russia all’ambulatorio ginecologico e alla scuola per infermieri in Albania. Tutte queste iniziative per essere portate a buon fine, però, hanno bisogno di un piccolo contributo e per questo Nell’ambito di questa settimana ci saranno due importanti appuntamenti: il 15 maggio quando, a Roma, si terrà la <b>Giornata internazionale della famiglia</b>, e il 18 maggio quando, in alcune piazze italiane, verrà organizzata la presenza di gazebo con distribuzione di materiale informativo, di piante di ginestra e raccolta fondi in favore di <b>Family for Family</b>. A mezzogiorno, poi, un brindisi per grandi e piccini.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030514020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030514020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030514020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030514020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F05%2F135219.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Nella settimana dal 10 al 18 maggio il Forum delle associazioni familiari ha organizzato in tutta Italia una serie di manifestazioni per celebrare la Giornata internazionale della famiglia , indetta[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il fiore della ricerca</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/134760.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/134760.shtml</guid>
	<pubDate>Wed, 07 May 2003 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/05/134760.shtml#comments</comments>
    <category>gioia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>L’11 maggio si svolge in Italia la giornata delle azalee della ricerca. Voluto dall’<b>AIRC</b> (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), questo appuntamento è diventato prezioso perché ha fatto conoscere l’importanza della ricerca per vincere i tumori, soprattutto femminili. Non è quindi un caso se nella stessa data si celebra la <b>festa della mamma</b>. </p>
<p>Nel nostro Paese è proprio grazie alla ricerca scientifica se oggi è possibile vincere o almeno contrastare con interventi e cure efficaci e molto meno invasivi di un tempo, i tumori femminili, al seno e all’utero. Prova ne è che oggi il 70% delle donne colpite da tumore al seno guarisce. </p>
<p>Chi desidera contribuire al finanziamento della ricerca condotta dall’AIRC può acquistare per 13 euro una pianta di <b>azalea</b>. Se tutte le piantine messe a disposizione saranno distribuite, oltre dieci milioni di euro potranno essere investiti nella <b>ricerca</b> già a partire dal mese di giugno.</p>
<p>Una ricerca che ha fatto moltissimo per le donne e che sempre più è fatta dalle donne. Nei laboratori, infatti, circa il <b>70% dei ricercatori è donna</b>. Fare ricerca in Italia non è facile perché gli investimenti sono pochi e gli stipendi molto bassi. Scegliere questo mestiere è come sposare una missione o una passione a cui per anni si dedicano giornate lunghe anche dodici, diciotto ore. Per le donne significa conciliare tale passione con la vita, la famiglia, i figli.</p>
<p>Per informazioni sull’iniziativa visitare il sito internet dell’AIRC.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030507020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030507020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030507020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030507020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F05%2F134760.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>L’11 maggio si svolge in Italia la giornata delle azalee della ricerca. Voluto dall’AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), questo appuntamento è diventato prezioso perché ha fatto[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il diritto di essere belle e brave</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/134005.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/134005.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 25 Apr 2003 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/134005.shtml#comments</comments>
    <category>anna</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa, due prestigiosi giornalisti come Enzo Biagi e Giorgio Bocca  hanno consegnato il premio <i>È giornalismo</i>, come autore di <i>Striscia la notizia</i>, ad <b>Antonio Ricci</b>. </p>
<p>Personaggio particolare l’inventore del Gabibbo e delle veline. Il patron di <i>Striscia la notizia</i> scopre truffe ed inganni e, per questo lo apprezziamo; provoca e dissacra e, per questo ci diverte. Ma, sinceramente, ci lascia un po’ perplessi quando, in un&#8217;intervista al settimanale <i>Panorama</i>, parlando della sua “<i>Striscia</i>“, <b>critica aspramente i giornalisti</b>. </p>
<p>“<i>Le telegiornaliste vengono selezionate con criteri da concorso di Miss Italia, pretendono di fare le croniste, invece leggono veline</i>“, ha dichiarato difendendo a spada tratta le &#8220;sue&#8221; veline che recitano, invece, un ruolo.</p>
<p>Ma siamo così sicuri che <b>Monica Maggioni</b>, per esempio, al seguito delle truppe americane per sei settimane in Iraq, abbia letto solo veline oppure che <b>Lilli Gruber</b>, che ha rischiato di essere colpita da una cannonata che ha ucciso due giornalisti nell’albergo in cui alloggiava a Baghdad, sia, come sostiene Ricci, “<i>l&#8217;antesignana delle veline tv</i>“ e che “<i>è diventata velina da esportazione</i>“? </p>
<p>Poiché non crediamo che tutte queste inviate, dalla <b>Botteri</b> alla <b>Martini</b>, rischino la vita e lascino per settimane figli, mariti e genitori perché aspirano a fare le soubrette, vi invitiamo a leggere i <b>diari</b> di queste giornaliste, pubblicati su <i>Anna</i> e, sicuramente, capirete che queste donne, probabilmente anche belle (ma questo non significa incapaci), poco hanno a che fare con veline e miss in cerca di successo.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030425020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030425020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030425020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030425020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F04%2F134005.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Qualche settimana fa, due prestigiosi giornalisti come Enzo Biagi e Giorgio Bocca  hanno consegnato il premio È giornalismo, come autore di Striscia la notizia, ad Antonio Ricci. 
Personaggio[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Giornaliste in guerra</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/133958.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/133958.shtml</guid>
	<pubDate>Thu, 24 Apr 2003 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/133958.shtml#comments</comments>
    <category>anna</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><b>GIOVANNA BOTTERI</b></p>
<p><i>Inviato del Tg3 a Bagdad</i></p>
<p><b>La mia Sarah non guarda il Tg</b></p>
<p>“Hanno appena bombardato la centrale elettrica di Bagdad. La città è piombata nel buio, all’improvviso. Mi preparo per la diretta delle 19 utilizzando le candele. Dal rubinetto esce acqua marrone, piena di terra. I disturbi elettronici, il jamming, hanno messo fuori uso il mio telefono satellitare. Dall’undicesimo piano prendo le scale di sicurezza. C’è un buio che fa paura, per darmi coraggio conto i piani a voce alta. La cosa più importante è trovare la linea e chiamare Sarah, mia figlia. Tanto mio padre guarda i tg, e controlla come sto. Anche come mi vesto, come quella volta che sono andata in onda in maglietta e mi ha fatto una predica con i fiocchi. Mio fratello si aggiorna su Internet, ogni volta che lo sento riusciamo a ridere. Sarah non guarda i tg: molto meglio così. Quando mio padre è a Roma con lei, sono tranquilla, ma adesso lui è tornato a Trieste. Mia figlia dice che le viene la malinconia, e non ha più la testa per studiare. Cerco di rassicurarla. Faccio la madre saggia, anche un po’ severa. Poi però viene la malinconia anche a me, e non ho più la testa per lavorare. E non c’è nessuno che rassicuri me. Le donne che incontro non hanno i soldi per comprare da mangiare, e non possono difendere i figli dalle bombe. All’inizio mi sembravano serene, poi sono entrata nelle loro case e ho visto che per andare avanti prendono tranquillanti. Danno il valium ai bambini che piangono la notte per i missili che cadono dappertutto. E le ho viste negli ospedali, vicine ai loro figli feriti, soffrire in silenzio. Oppure, ferite loro stesse, morire in silenzio. Per non disturbare. Allora, come direbbe Sarah, “la testa mi torna”. Divento voce di chi non può parlare. Forse anche urlo, e questo non va bene. Sicuramente disturbo. Penso solo a raccontare, a trasmettere, a non mettermi in pericolo. L’importante è avere la testa per lavorare”.</p>
<p><b>MIMOSA MARTINI</b></p>
<p><i>inviato del Tg5 a Kuwalt City</i></p>
<p><b>Noi croniste? Siamo più brave</b></p>
<p>“Allarme missilistico qui a Kuwait City. In teoria si dovrebbe correre nei rifugi, in pratica ci si abitua. Anche se me lo ripeto sempre: attenta Mimosa, le disgrazie capitano quando si abbassa la guardia. Da un lato, la visione professionale ti costringe a prendere le cose con freddezza. con lucidità. Dall’altro, quando sei così sotto pressione senti. insidioso. lo stress. Perché no, anche lo stress di essere donna in zone in cui le donne sono terribilmente discriminate. Qui in Kuwait non hanno diritto di voto. In Pakistan i camerieri entravano spavaldi in camera mia: tanto chi la difende una donna sola. A Kabul mi hanno sparato addosso&#8230; Ma lo sanno quelli che parlano di trend, di sfizio modaiolo a proposito delle “troppe” inviate italiane al fronte? Lo sguardo al femminile è un valore aggiunto. Noi donne sappiamo occuparci meglio dei casi umanitari, è vero, ma altrettanto bene riusciamo a fare un’analisi strategica. Io non ho famiglia, sono una che resiste e perciò parto e poi chissà quando torno. È’ il mio mestiere, 1’ho scelto. sono consapevole di andare in zone a rischio. Ma non è una passeggiata. I ritmi sono micidiali, si dorme 3-4 ore per notte, ci si collega per 6-7 edizioni al giorno, più gli speciali. E in più, ora mi sento bloccata, blindata in Kuwait, mentre la guerra è più su. Come gli altri colleghi qui, sono pronta a entrare in Iraq. Ci vuole una jeep per passare il confine? E io la affitto. Il gruppo elettrogeno? Lo compro. Bisogna riempire due taniche, una d’acqua l’altra di benzina, e rifornirsi di viveri? Lo faccio: e carico tutto sul tetto. Da sola. Mentre gli altri mi scattano le foto: che fenomeno. Insomma, i momenti di sconforto non mancano. Meno male che ci sono i miei genitori, le email degli amici e questo circo internazionale degli inviati in cui ci si conosce un po’ tutti. Alla fine, ne vale sempre la pena”.</p>
<p><b>ANNA MIGOTTO</b></p>
<p><i>inviato del Tg4 a Bagdad</i></p>
<p><b>Prego contro le bombe</b></p>
<p>“Questa notte non hanno ancora iniziato a bombardare. Non sento gli aerei. Né il sibilo dei missili. La contraerei tace e resta in silenzio anche il muezzin, che con la sua preghiera oppone le parole della fede a quelle della guerra. È presto, arriveranno all’alba, a interrompere un sogno o un incubo. Mi sveglierò all’improvviso col cuore in gola. Penserò, come penso da 14 notti, che non c’è nulla di più orribile che sentirsi minacciati dal cielo, di più angosciante della conta di quei secondi che passano dal rumore dell’aereo che vola sulla testa a quando il missile si precipita sull’obiettivo. Pochi attimi, ma sufficienti per chiederti dove colpirà, dove vedrai salire il fumo biancastro dell’esplosione, qualche volta le fiamme di un incendio. E speri che sia lontano. Che sia in un posto disabitato. Che il missile porti distruzione su obiettivi militari, caserme, palazzi presidenziali, basi aeree e carri armati. Ogni volta prego che in quel momento nessun essere umano, nè un civile, nè un uomo obbligato a portare una divisa, sia vicino al target. Ogni volta prego che sia lontano da me. La scelta di venire a Bagdad è stata un processo complicato. E doloroso. Anche se non è la prima volta che mi trovo a essere testimone di una guerra: in Ruanda ho visto, con terrore, la morte per machete. E anche se ho un compagno che mi incoraggia. Nei miei desideri, vorrei la migliore delle guerre chirurgiche, la più asettica, la più precisa. Una guerra senza volti di bambini terrorizzati. Senza occhi di donne invecchiate di colpo, senza passi di uomini che si trascinano come fantasmi. Una guerra che non si è mai vista in nessuna parte del mondo. E che non vedrò in questa “battaglia finale”, in quest’ultimo atto di tragedia. Una guerra senza morti e senza feriti. Una guerra piena di pietà. Comunque sia, sono qui per raccontarla. Per adesso, “tengo bene”. La corda non si è ancora spezzata”.</p>
<p><b>GABRIELLA SIMONI</b></p>
<p><i>inviato di Studio Aperto a Bagdad</i></p>
<p><b>Io non ho paura (i miei cari sì) </b></p>
<p>“E’ notte. Fuori dalla mia stanza bombe e missili: la guerra entra anche qui quando il soffitto e le pareti tremano per l’onda d’urto. Mi rendo conto che può sembrare strano, ma mi sento al mio posto. Penso a Francesco, il mio bambino che ha quasi otto anni ed è figlio di due inviati. Non capita a tutti i bambini di avere mamma e papà a Bagdad. A lui è successo, e si arrabbia solo quando non può vedere il Gran premio di Formula Uno con il papà o quando capisce che siamo ad aprile e non potremo più andare a sciare insieme. E’ forte e bravo. Mi sembra di vederlo sbucare da ogni angolo, lo riconosco in ogni bambino che gioca a calcio per strada. Mi manca. Eppure non mi sento in colpa. Sto peggio quando sono in redazione il sabato e la domenica e non riesco a stare con lui. Penso a mia madre e a mio padre, che mi permettono tutto questo. Sono loro che si occupano di mio figlio quando non ci sono. Ho fatto un compromesso con me stessa. Cerco di partire quando la crisi è al culmine. Ma dall’11 settembre in poi la crisi è sempre al culmine. Penso a Tommy e Margherita, gli altri due figli del mio compagno. La nostra famiglia è molto unita. Non averli vicino mi pesa. E spesso mi domando: se per loro, per i ragazzi e soprattutto per Francesco, non dovrei essere altrove. Non ho paura, ma so che loro hanno paura per me. E credo che sia ingiusto far ricadere sugli altri le proprie scelte. Ogni mattina quando mi alzo penso che il piccolo vorrebbe una madre che lo vesta, lo prepari, lo porti a scuola e lo vada a riprendere. Che lo rimproveri, lo aiuti a fare i compiti e lo abbracci tutti i giorni. Di questo sì mi sento in colpa e per questo, solo per questo, a volte mi chiedo: che ci faccio qui?”.</p>
<p><b>MARIA GIANNITI</b></p>
<p><i>inviato del Gr Rai a Gerusalemme</i></p>
<p><b>Vivo con la maschera antigas</b></p>
<p>“Qui a Gerusalemme c’è uno stato di attesa. Questa città, colpita da uno Scud durante la Guerra del Golfo nel 1991, potrebbe diventare un campo di battaglia da un momento all’altro. Ma ora, apparentemente, tutto tranquillo. Vado in giro a piedi per iaffa Street, mi rilasso, quasi quasi lascio la maschera antigas in camera: invece dovrei poterla indossare in tre minuti. Quindi devo portarla sempre con me. Domenica volevo raggiungere Amman per un servizio, ed ecco l’attacco suicida di Netanya. E lo stato di sospensione diventa stato d’allerta. La paura. L’orrore. Unico inviato donna del Gr, vado a trovare il padre dell’ultimo kamikaze. Un posto di blocco dietro l’altro. Cumuli di sabbia come trincee. Partita con un autista, nei Territori arrivo in taxi. Va tutto bene, dico ai miei che telefonano. Perché so che c’è molta più agitazione a casa che qui. Dove la vita, per ora, è tornata terribilmente normale”.</p>
<p><b>SILVIA BRASCA</b></p>
<p><i>inviato dei Tg5 a Gerusalemme</i></p>
<p><b>Questo lavoro: una missione</b></p>
<p>“Sono una cronista, alla mia prima esperienza come inviato “di esteri”. Non “di guerra”: Gerusalemme non è zona di guerra, qui non piovono bombe dal cielo. C’è però un nervosismo esasperato nell’aria. Mescolato a un fatalismo che sorprende. A Netanya vedo la gente seduta nei caffè a 200 metri dal luogo dell’assalto suicida. Chiacchiera. Ma, dall’altra parte della strada, altri strepitano, urlano cose terribili. Non sono qui per caso. Gli inviati degli esteri sono al fronte, il direttore sa del mio interesse per la questione mediorientale, mio marito mi incoraggia&#8230; ed eccomi a Gerusalemme. La guerra è lontana, ma anche vicinissima. Adesso il mio primo pensiero è il lavoro, la preoccupazione di restare impermeabile alla propaganda e dì verificare le notizie: in questa terra di grandi passioni non è facile. Fortuna che in cronaca l’attenzione ai dettagli è un’abitudine. Sono entusiasta della “missione”. Ma anche tristissima. La guerra c’è davvero, è dietro l’angolo. Sono una cronista partita per raccontare disgrazie”.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030424020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030424020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030424020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030424020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F04%2F133958.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>GIOVANNA BOTTERI
Inviato del Tg3 a Bagdad
La mia Sarah non guarda il Tg
“Hanno appena bombardato la centrale elettrica di Bagdad. La città è piombata nel buio, all’improvviso. Mi preparo per la[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La guerra silenziosa</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/132463.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/132463.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 04 Apr 2003 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/04/132463.shtml#comments</comments>
    <category>{item_category}</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Voglio parlarvi di <b>guerra</b> ma no della guerra che purtroppo è scoppiata in Iraq e porta in tutte le case del mondo le stesse scene di paura, distruzione e morte. Voglio raccontarvi, invece, un’altra guerra, più piccola, più silenziosa; è una guerra che non fa morti ma che troppo spesso <b>rende impossibile la vita</b> di milioni di persone nel mondo. </p>
<p>Voglio parlarvi della guerra di chi, ogni giorno della sua vita, deve combattere con dei nemici che si chiamano: <b>barriere architettoniche e barriere culturali</b>. In Europa sono circa <b>37 milioni le persone disabili</b> che devono fare i conti con un’esistenza resa difficile e, a volte impossibile, da una scala o da chi davanti ad una carrozzina riesce a provare solo pietà. </p>
<p>Devono lottare ogni giorno con il rischio di vivere una vita a metà, di sopportare l&#8217;indifferenza delle persone, di essere circondati da barriere architettoniche, di sentirsi un vegetale, di sperare nella ricerca scientifica e di desiderare un&#8217;esistenza normale. Devono combattere contro la <i>tentazione di non lasciarsi andare</i> perché la loro condizione di vita è impossibile e perché troppo spesso non sono giudicati per ciò che sono realmente: uomini e donne con desideri e sogni, ma solo come la proiezione dell’idea che si ha delle persone disabili nella visione comune: esseri asessuati. </p>
<p>Così l’Unione Europea ha dichiarato il 2003 <b>Anno europeo delle persone disabili </b>che si pone l&#8217;obiettivo di promuovere il raggiungimento di una totale uguaglianza e partecipazione per tutte quelle persone che hanno difficoltà nel vestirsi, vedere, mangiare, lavarsi, muoversi e viaggiare. In poche parole per tutti coloro che quotidianamente lottano con l&#8217;intento di vedere riconosciuti i <b>loro diritti di cittadini</b>. Ma anche di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sul problema della disabilità. Almeno questa guerra cerchiamo di fermarla.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030404020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030404020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030404020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030404020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F04%2F132463.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Voglio parlarvi di guerra ma no della guerra che purtroppo è scoppiata in Iraq e porta in tutte le case del mondo le stesse scene di paura, distruzione e morte. Voglio raccontarvi, invece, un’altra[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Le donne e la guerra che non c’è</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/131102.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/131102.shtml</guid>
	<pubDate>Sat, 15 Mar 2003 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/131102.shtml#comments</comments>
    <category>{item_category}</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Dalle notizie che ci arrivano da televisione e giornali sembra che la guerra in Iraq ormai ci sia, anche se così non è. Bush, Saddam, Blair, Putin, Chirac e tutti gli altri potenti della terra tengono con il fiato sospeso milioni e milioni di uomini e donne, che ad ogni loro dichiarazione o scelta si scoraggiano o sperano in una soluzione pacifica di questa crisi.</p>
<p>Ingenuamente, forse, ho sempre pensato che se il potere fosse nelle mani delle donne non ci sarebbe più odio, non esisterebbe più violenza tra i popoli e il mondo non verrebbe più sconvolto da guerre e distruzioni. Questo perché una donna, più di un uomo, sa quanto dolore, ma anche quanta gioia, c’è nel generare e nel proteggere la vita. </p>
<p>Poi, però, leggo i proclami terrificanti del neonato <b>nucleo femminile di Al Qaeda</b>, che esalta le suicide palestinesi e cecene e minaccia un attentato che farà dimenticare agli Stati Uniti “<i>anche il loro stesso nome</i>“. Oppure resto sgomenta davanti alle parole di <b>Oriana Fallaci</b>, che non fanno altro che accrescere l’astio ed infiammare gli animi. Sul <i>Wall Street Journal</i>, che ospita un suo intervento sulla crisi irachena, la Fallaci lancia un duro attacco all&#8217;Europa e ai pacifisti di tutto il mondo e definisce il vecchio continente “<i>provincia dell&#8217;Islam</i>“ e dove il “<i>pacifismo è sinonimo di antiamericanismo</i>“. Dove personaggi di primo piano come il presidente francese <b>Jacques Chirac</b>, il cancelliere tedesco <b>Gerhard Schroeder</b> e <b>Giovanni Paolo II</b> fanno in qualche modo il gioco di Saddam Hussein. Ne ha per tutti: il francese a cui, secondo la giornalista, “<i>non gliene frega niente della pace, ma spera di soddisfare la sua vanità con un premio Nobel</i>“; “<i>il partito del mediocre cancelliere Schroeder che ha vinto le elezioni paragonando il signor Bush a Hitler</i>“; e Papa Wojtyla che sta “<i>appestando il mondo con il suo ecumenismo, pietismo, terzomondismo e riceve Tariq Aziz come un martire che sta per essere mangiato dai leoni</i>“.</p>
<p>Allora mi ricredo e cado nell’angoscia. E mi rendo conto che non si tratta di uomini o donne e che l’odio, la violenza e la guerra non hanno sesso ma sono il frutto dell’incomprensione e del risentimento. E così mentre alcune donne si addestrano a compiere azioni suicide, altre hanno messo in scena contemporaneamente  in 59 Paesi del mondo, come atto di protesta contro i piani USA di attacco all&#8217;Iraq, una commedia. Si è trattato della <b>Lisistrata</b>, scritta nel 411 AC da Aristofane, in cui è narrata la storia di un gruppo di donne che ordiscono un&#8217;originale ed efficace strategia pacifista: negano i loro favori sessuali ai mariti fino alla fine della guerra in corso. Le rappresentazioni si sono svolte secondo modalità molto diverse. Quelle inglesi, come quelle statunitensi, hanno visto la partecipazione di numerose star dello spettacolo, mentre nei Paesi in cui la libertà di esprimere le proprie idee politiche è negata, il testo della commedia è stato recitato fra le mura di residenze private. </p>
<p>E allora mi rallegro perché, per fortuna, le donne sono anche questo!</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030315010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030315010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030315010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030315010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F03%2F131102.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Dalle notizie che ci arrivano da televisione e giornali sembra che la guerra in Iraq ormai ci sia, anche se così non è. Bush, Saddam, Blair, Putin, Chirac e tutti gli altri potenti della terra tengono[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>8 Marzo e infibulazione</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/130559.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/130559.shtml</guid>
	<pubDate>Tue, 04 Mar 2003 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/130559.shtml#comments</comments>
    <category>anna</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre le donne occidentali si preparano a festeggiare l’<b>8 marzo</b>, data simbolica di un riscatto femminile fatto di cene in pizzeria tra donne e di locali che organizzano serate solo per loro, in tutto il mondo ci sono almeno 130 milioni di donne che hanno subito <b>mutilazioni genitali</b>.</p>
<p>Queste cifre agghiaccianti riguardano 40 nazioni, inclusi Italia e Stati Uniti, a causa del fenomeno sempre più crescente dell’immigrazione. In questi Paesi, secondo la tradizione, l’<b>infibulazione</b>, in tutte le sue varianti, rende una donna pura, completa. </p>
<p>Infibulazione, una parola che fa orrore, ma dai contorni non ben definiti. Perché riassume in sé tutte le varianti delle mutilazioni genitali femminili, che cambiano a seconda della cultura di riferimento. Può andare dalla cosiddetta <i>sunna</i>, operazione che taglia solo una parte della clitoride, all’<i>escissione</i> vera e propria, in cui vengono asportate anche le piccole labbra e le grandi vengono cucite con un filo di seta, lasciando aperta solo una piccola fessura, che serve a eliminare l’urina e il sangue mestruale. </p>
<p>Sembrano riti barbari alla nostra cultura ma sono consuetudini e tradizioni radicate in altre. Il fenomeno comincia a presentarsi pure in Italia, tanto che il problema è arrivato in Parlamento. Solo nel nostro Paese vivono circa 45 mila donne mutilate e le domande che le strutture ospedaliere e pediatriche ricevono sono di 6 mila nuove infibulazioni ogni anno. Per fortuna in Italia si tratta di un intervento vietato, ma la contabilità è comunque da brivido. </p>
<p>Cosa fare allora? Due le possibilità che si fanno strada: <b>reprimere o cercare un dialogo tra le culture</b>. La prima vuole la punizione di questo rito crudele che riguarda milioni di donne in Italia, come propone la Lega Nord. Mentre la seconda mira ad “educare” le persone a rischio formando adeguatamente coloro che possono venire a contatto con loro: insegnanti, operatori socio-sanitari, medici, assistenti sociali, come propone il NAGA di Milano, associazione che si occupa di mediazione culturale tra italiani ed extracomunitari. </p>
<p>E tu cosa ne pensi? Dillo nel nostro <a href="http://mynews.supereva.it/supereva/supereva.media.rivisterosa">forum</a>.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030304010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030304010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030304010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030304010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F03%2F130559.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Mentre le donne occidentali si preparano a festeggiare l’8 marzo, data simbolica di un riscatto femminile fatto di cene in pizzeria tra donne e di locali che organizzano serate solo per loro, in tutto[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Un video televisivo? No, grazie!</title>
	<link>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/130433.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/130433.shtml</guid>
	<pubDate>Sat, 01 Mar 2003 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>673</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/riviste_rosa/interventi/2003/03/130433.shtml#comments</comments>
    <category>{item_category}</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Chi pensava che la massima aspirazione per le adolescenti di oggi fosse apparire in televisione (non importa a fare cosa!), deve ricredersi.</p>
<p>A smentire la convinzione, avvalorata pure nell’ultimo film di Gabriele Muccino <i>Ricordati di me</i>, secondo cui buona parte delle ragazze italiane sono disposte a tutto per un passaggio televisivo, ci hanno pensato gli studenti del liceo classico Berchet di Milano, che all’idea di apparire davanti ad una telecamera per sponsorizzare la loro scuola sono insorti. </p>
<p>Motivo scatenante della rivolta è stato l’idea del preside di fare un video promozionale della scuola utilizzando gli studenti e le studentesse risultati <b>più telegenici</b> dopo un&#8217;attenta selezione. </p>
<p>Mi chiedo, però, chi avrebbe fatto l’<b>attenta selezione</b>. Forse Antonio Ricci, esperto di provini televisivi? Oppure una giuria di giornalisti, come è successo per il seguitissimo <i>Veline</i> l’estate scorsa? Ma questo non lo sapremo mai perché la protesta degli allievi a questa proposta è esplosa in modo sorprendente, con tanto di cartello affisso dalle studentesse con su scritto: “<i>Credevamo di diventare letterate, ma ci fanno fare le letterine. Al casting non ci saremo</i>“. Anche se poi ammettono: &#8220;<i>Qualcuna al video ha detto sì, le solite manie di protagonismo</i>&#8220;.</p>
<p>Il preside si difende e  controbatte al coro del dissenso, formato anche da diversi insegnanti: “<i>Nessuno voleva riprendere studentesse seminude intente a correre in palestra. L&#8217;idea era solo quella di presentare la scuola in modo meno funebre che con il solito video a base di aule vuote e banchi deserti. Spero che chi ha organizzato questa protesta gratuita si vergogni</i>“.</p>
<p>Quindi <b>niente fila al casting</b> per spuntare un posto come letterina o nuovo divo televisivo per gli studenti del Berchet. Non a scuola, almeno. Per lo meno qui, i ragazzi rivendicano il diritto di non dover essere belli a tutti i costi e di non dover apparire in un video per valere qualcosa.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20030301010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20030301010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20030301010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20030301010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Friviste_rosa%2Finterventi%2F2003%2F03%2F130433.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Chi pensava che la massima aspirazione per le adolescenti di oggi fosse apparire in televisione (non importa a fare cosa!), deve ricredersi.
A smentire la convinzione, avvalorata pure nell’ultimo film[...]</description>
	
	</item>
    

</channel>
</rss>
