Cosa pensate della Serie A a 24 squadre?
A cura di Pietro Scanziani
Pubblicato il 27/03/2005
Continua la nostra crociata a favore degli investimenti nelle infrastrutture.
Chi si trova a visitare La Ghirada a Treviso o il Centro Sportivo Geremia di Padova non può non rimanere affascinato dall'importanza di queste strutture e del ruolo che giocano nel promuovere il rugby in queste città oltre ad offrire ai ragazzi un servizio di alto livello per la crescita sportiva. Certo, dietro Bentton Treviso e Petrarca Padova ci sono due organizzazioni radicate sul territorio e forti una base economica importante.
Su di un piano differente possiamo, però, porre il nuovo centro sportivo dell'Unione Capitolina Rugby, vera isola felice per lo sviluppo del rugby romano, che attualmente sta attraversando un periodo di crisi come numero di praticanti. Il centro sportivo vanta un ristorante, alloggi per i giocatori, una piscina e una club house attrezzata.
Poco più in la, a Colleferro, possiamo vedere come il club possa dare in gestione a terzi la ClubHouse organizzandola a pub e luogo d'incontri per i giovani.
Limitando ancora l'investimento, ma non sicuramente il ritorno per quanto riguarda il numero di giovani tesserati, possiamo portare a esempio il piccolo club della Bassa Bresciana di Leno in provincia di Brescia. Il club vanta una ClubHouse attrezzata con un ampio salone, sala TV e a breve sarà costruita la nuova palestra.
La sede e le infrastrutture giocano nello sport un ruolo troppo importante per essere trascurate. Che senso ha che un presidente generoso, uno sponsor, oppure un gruppo dirigenziale investa tante risorse economiche sul campionato della prima squadra senza avere alle spalle una struttura solida fatta di infrastrutture e di un settore giovanile completo.
A torto si ritiene che un finanziatore o un sponsor sia solo interessato a sostenere una squadra che militi in una divisione importante - che poi, visti i numeri del rugby italiano, importante non è -. Sarebbe più sensatoda parte della dirigenza di molti club, proporre un progetto articolato che preveda lo sviluppo di un luogo di aggregazione per i giovani attrezzato non solo per la pratica sportiva ma anche per il tempo libero. Avrebbe un maggiore ritorno d'immagine un 'zienda che regala al suo paese o cittadina una struttura funzionale che offra ai figli delle famiglie locali una diversa visione dei valori della pratica sportiva: stare insieme, crescere come uomini, formare amicizie per la vita. E non unicamente vincere, vincere, vincere.
Il nuovo centro sportivo, oppure la palestra, la sala video potrebbero portare a vita il nome del professionista o dell'azienda che ne ha finanziato la costruzione. Che senso ha buttare via tanti soldi per due stagioni in B o in A, per poi retrocedere quando i soldi non ci sono più. Che senso ha rinfarcire una squadra di B di giocatori provenineti da altre province o dall'estero per un paio di stagioni? Alla fine che vantaggio è stato ottenuto?
Troppo spesso i dirigenti dei club minori hanno come unico scopo giocare a fare il piccolo Moratti o Gaucci dimenticandosi che il rugby è una cosa diversa e che il peso della loro funzione acquisterebbe nuovi connotati se come obiettivo vi fosse prima di tutto la crescita del nostro sport e del loro club. Si, perché un movimento giovanile florido ha, innegabilmente, una ricaduta benefica sulla prima squadra e dunque, se non subito, in Serie B o A ci potranno andare dopo qualche anno ma per rimanerci.