Una legge inchioda la ThyssenKrupp
di Loris Campetti
su Il Manifesto del 19/12/2007
Il procuratore Guariniello spiega la linea d’azione sulla strage di Torino. E su tutti i reati sul lavoro
Un lavoro puntiglioso,nel più assoluto rispetto della forma. Un lavoro che richiede una dedizione senza pause. Ci vuole una grande passione professionale e civile per lavorare come il sostituto procuratore torinese Raffaele Guariniello, una vita passata a difendere la legalità in luoghi in cui troppo spesso legalità e sicurezza sono straniere: i posti di lavoro. E’ una garanzia che a coordinare l’inchiesta giudiziaria sulla strage alla ThyssenKrupp sia proprio Guariniello, già titolare di «storie» importanti come quella dell’Eternit. Naturalmente il sostituto procuratore non entra nel merito dei procedimenti che lo riguardano. Provo a chiederli se il massacro nell’acciaieria torinese possa essere collocato nella feroce «normalità» degli infortuni sul lavoro, o se invece segni una rottura, un passo non in avanti ma indietro, ai tempi dei padroni delle ferriere: «Stiamo lavorando con impegno, solo quando avremo a disposizione tutti gli elementi saremo in grado di rispondere a questa domanda, ora sarebbe prematuro tirare delle conclusioni. Cercheremo di fare il più in fretta possibile ma è importante che il magistrato svolga scrupolosamente il suo compito». Sapendo che i vari gradi gradi di giudizio richiedono tempi lunghi e in agguato c’è sempre il rischio della prescrizione. Una ragione in più perché i magistrati utilizzino tutti gli strumenti che la legge mette loro a disposizione per ridurre al minimo i rischi che tutto finisca in un nulla di fatto, cioè nell’«impunità». Anche i magistrati, dice Guariniello, «dovrebbero fare un po’ di autoanalisi».
La strada della procura di Torino in relazione ai 5 morti e ai feriti della ThyssenKrupp è quella «imposta dalla legge del 3 agosto di quest’anno» che estende ai reati sul lavoro la responsabilità amministrativa delle aziende. In altre parole, oltre alle responsabilità individuali per quelle morti potrebbero esserci anche le responsabilità dell’impresa. Ed è un dovere del magistrato verificare l’esistenza di questa responsabilità. In che modo ce lo spiega Guariniello: «La responsabilità dell’impresa sussiste qualora sia appurato che l’autore del reato ha agito nell’interesse o a vantaggio dell’ente». Dunque, se il dirigente di ThyssenKrupp, nel terribile infortunio, si fosse reso responsabile di omicidio colposo al fine di creare un vantaggio per l’azienda, l’azienda stessa diverrebbe responsabile e dunque imputabile per lo stesso reato. Si crea un vantaggio all’impresa se si abbassano i livelli di sicurezza per ridurre i costi, o per aumentare la produzione. La prima volta che la nuova legge sulla responsabilità d’impresa nei reati sul lavoro è stata applicata, è stato ancora a Torino, sempre per mano di Guariniello, nell’inchiesta sull’Eternit che sta arrivando a compimento. Siamo di fronte a un’indagine giudiziaria di tipo nuovo che potrà aiutare a scoprire «quale politica economica e finanziaria sta dietro gli infortuni, qual è il disegno». Un vero salto di qualità.
Le legge nasce su sollecitazione internazionale: una legge delega del 2000, poi trasformata in decreto legislativo nel 2001. Inizialmente prevedeva l’applicabilità anche ai reati sul lavoro e contro l’ambiente (non soltanto per gli altri reati, importanti come dimostra il caso Parmalat ma numericamente limitati). Ma nel decreto legislativo non vennero inseriti per paura di un impatto troppo forte, spiega Guariniello. Insomma, la politica scelse di intervenire in modo soft. Si disse che l’elefante - la legge sulla responsabilità d’impresa - aveva partorito il topolino, proprio per l’esiguità dei casi di applicazione. La nuova legge non è «un optional» per il magistrato, «è doveroso che in ogni caso di infortunio o malattia professionale venga applicata per verificare l’ipotesi che ci sia una responsabilità dell’azienda».
La legge del 3 agosto contiene un altro articolo importantissimo che può avere un effetto dirompente in termini di prevenzione, l’aspetto che a Guariniello sta più a cuore: il risarcimento delle vittime è importante, ma lo è ancor più l’avvio di un circuito virtuoso che renda sempre onerosa la violazione delle norme sulla sicurezza. Solo così si può ridurre il numero e la gravità degli infortuni e delle malattie professionali. Questa seconda norma rende obbligatoria «una procedura che noi a Torino seguiamo già da anni: il Pubblico ministero deve comunicare all’Inail l’apertura di ogni procedimento perché essa possa costituirsi con un’azione di regresso», che prevede la restituzione di tutte le spese sopportate per le conseguenze degli infortuni e delle malattie professionali. Così l’Inail è nelle condizioni di sapere che è in atto un’azione penale ed è tenuta a costituirsi. Noi potremmo aggiungere che se finora l’Inail si è avvalsa con molta parsimonia di questa facoltà, forse è perché la componente aziendale all’interno dell’istituto è stata molto brava a far valere i suoi interessi. L’entrata in vigore di questa normativa costringerà le aziende a maggiore attenzione. O almeno, questa è la speranza dei lavoratori, prima ancora che dei magistrati. Per essere più chiari sulle conseguenze dell’azione di regresso, basti dire che in base al calcolo della Procura torinese lo Stato ha speso per le conseguenze della strage perpetrata dall’Eternit negli anni più di 150 milioni di euro. Sono bei soldoni, che gli svizzeri Schmidheiny saranno costretti a restituire in caso di condanna.

Rolando Dubini









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