
Dieci anni: tanto il tempo trascorso da quel 14 ottobre 1993, il giorno più doloroso per tutti i sampdoriani. Il Presidente delle grandi vittorie, dello scudetto, della Samp più bella di tutti i temp ci lasciava. Ma andava via anche e soprattutto un grande uomo, colui che cambiò radicalmente il modo di essere sampdoriani. Ti stupiva la sua calma e compostezza, la pacatezza: mai una parola sopra le righe, e, nei momenti in cui era necessario, grandi silenzi che pesavano più di mille parole. Un esempio per tutti quelli che oggi si affrettano a parlare di stile perchè forti di un blasone. Tutti i calciatori che l’hanno conosciuto ne sono rimasti affascinati, per altri è stato adirittura un secondo padre. Durante la sua presidenza nessuno voleva lasciare Genova, neanche di fronte ad offerte economicamente stratosferiche da parte di squadre ben più blasonate rispetto alla giovane Sampdoria. Clamoroso l’esempio di Vialli che respinse i contanti di Berlusconi con lui, Paolo, che dinanzi a questa decisione, con un sorriso strappò l’accordo già siglato tra le squadre. La Samp divenne un ambiente unico ed irripetibile, che per anni ci rese l’isola felice del calcio italiano. Tifoseria compresa.
Paolo si adoperò molto anche per la città, dando nuovo lustro europeo e mondiale al nome di Genova attraverso le vittorie della squadra blucerchiata, e con iniziative come il Torneo Ravano grazie al quale ancor oggi migliaia di bambini delle scuole elementari genovesi hanno l’opportunità di fare sport gratuitamente con l’unico obiettivo di divertirsi.
Oggi, i tifosi sampdoriani, più uniti che mai per l’occasione, chiedono che la città dia il giusto riconoscimento al compianto Presidente: va avanti la battaglia per dedicare una piazza al nome di Mantovani.
Ciao grande presidente, sarai sempre nei nostri cuori.
Mr Kite









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