
Anfield road, mitico stadio del Liverpool, è stato calcato da campioni incredibili, l’ultimo dei quali, ad esempio, è Micheal Owen. Ma lungi dallo sfatare il luogo comune dell’infallibilità delle grandi del calcio a sbagliare, ciclicamente, almeno un acquisto a stagione, anche i rossi d’Inghilterra videro tra le proprie fila un atleta che più che dal mondo del pallone sembrava esser uscito da un episodio del “Benny Hill show”. Bruce Grobbelaar, è stato per molti anni la fotocopia, se vogliamo anche riuscita male, del sudamericano Renè Higuita: parate spettacolari, riflessi felini, ma anche incredibili “mistakes”, sviste colossali. Ciò che di questo sudafricano stupiva di più era però l’interpretazione del calcio di rigore. Cercava infatti di distrarre l’avversario sul dischetto con ampi balzi lungo la linea di porta, volteggiando freneticamente le braccia e indossando una variopinta mascherina sul volto. Materiale per la Gialappa’s band, insomma, che non a caso, sull’individuo ci ha marciato molto.
Col carnevale in pieno svolgimento, Francesco Antonioli, portiere e non goalkeeper, che gioca con i “blucerchiati” e non nei “Reds”, ha manifestato a tutti come la buona sorte di certo non lo rincorra. La sua personale nuvola del dopolavoro siderurgico, che lo segue dall’Ansaldo al Ferrarsi con tempismo svizzero, nel corso di Sampdoria-Parma di sabato scorso, ha malignamente allagato l’area piccola in cui sostava inducendolo ad un gesto sconsiderato: con l’acqua che gli irrigava pesantemente le cornee, il nostro ha scambiato per mazzolin di fiori d’alta quota un pallone che vagava dalle sue zone e, con la gentilezza di una donzelletta valtellinese, ha graziosamente incrociato le gambe esibendosi in un inchino che, volto a strappar il colorato mazzetto, altro non ha fatto che lasciar rotolare il cuoio, anche lui animato d’incredulità nell’occasione, in fondo alla rete.
Antonioli mi perdonerà, giacchè a carnevale ogni sberleffo fa meno male. Non altrettanto indolore è stato l’1-2 finale, che ha premiato un Parma maturo, a dispetto della giovane età dei suoi calciatori. Gara tosta, combattuta sull’acquitrino di Marassi, in un’atmosfera da FA cup, con tanto di spalti riversi sulle pozzanghere verde-scuro. La Samp, adottando una tattica alla Rocky IV, subisce gli avversari, tentandoli di beffarli nel finale quando, sul 2-0 per i ducali, reti di Giardino e Bresciano, Floro Flores, scugnizzo lesto (di piede) anche nel pantano, aveva riacceso flebili speranze. Illusioni prontamente stroncate dal visionario arbitro Farina, che interpreta come tuffo, complice forse l’acqua alta dell’altra sera, la caduta in area di Bazzani solo davanti al portiere. Una simulazione sui generis: che senso ha lasciarsi cadere quando si è separati dalla gioia della segnatura solo da pochi centilitri, pardon, pochi centimetri, a tu per tu con Frey?
Mi lascia basito non tanto la decisione in questione: Farina è un fischietto incapace e pilotato, punto e basta. Più che altro, mi ha sbigottito la decisione con la quale il cronista di Radio Rai, solitamente pacatissimo al limite dell’attorcigliamento verbale, ha urlato ai microfoni: “Bazzani in area, rigore!”.
Purtroppo, guardando in casa propria, auspico che la Sampdoria vera giochi 90 minuti interi, senza la ricerca spasmodica della rimonta. Così come mi auguro di non vedere più Novellino addossarsi le colpe per una erronea impostazione di gara: mi piace di più sorridente e sornione, vecchia volpe irpina, nel commentare una vittoria.
Mr Kite









Anteprima del commento