
La stazione è ancora semivuota, vi presenzia solo qualche individuo dai tratti orientali. Il mio treno, in arrivo da Siena, è pieno di vecchie zitelle tedesche in giro per l’Italia e, nel tragitto, come prossima tappa hanno Firenze.
Welcome to Empoli, cittadina piuttosto anonima, squadrata nell’impostazione viaria, dall’età media considerevole, se si guarda alla gente in giro in questa mite domenica mattina di marzo. A rompere la monotonia, il battere incessante del ritmo di “I will survive” di Gloria Gaynor sparato fuori dall’impianto, potente, di un gruppo di tifosi doriani in trasferta.
nbsp;Lo stadio è separato dalla stazione da una lunga lingua di asfalto, che si srotola in linea retta, salvo zigzagare, a piacimento, a intervalli irregolari.Di biglietti neanche a parlarne, of course, conosco la legge italiana. La vendita del settore ospiti è vietata il giorno della partita ma, chissà perché, persino un acutissimo carabiniere mi dice “Non hai il biglietto? Aspetta, forse qualcosa si può fare qualcosa ”.Bagarinaggio legalizzato?nbsp;Mi risolvono il pomeriggionbsp;due simpatici signori, della federclub, che chissà come sono riusciti a farsi portare una ventina di biglietti da Genova.
Lo stadio di Empoli è una struttura da post-terremoto. Gli ospiti sono alloggiati su impalcature di ferro e la curva locale, caso unico in Italia, è situata sulla tribuna est. Mah ..Fatto sta che, da lì a poco, i supporters doriani intoneranno un quanto mai pregnante “dov’è la gradinata?”.
Non fosse per il vento, che soffia forte a scompaginare le capigliature, per una signora di una certa età esagitata che grida parole libidinose a Gandini e ad un anziano venditore di patatine che urla, urticante per l’udito, “caffè Borghetti” (e che, forse per ripicca, da lì a poco verrà derubato da scaltri ultras blucerchiatinbsp;del calorico carico), il prepartita scorrerebbe liscio. Ma la nausea è dietro l’angolo e scoppia in conato (metaforico, s’intende) quando i tifosi empolesi applaudono l’arbitro Collina che svolge il riscaldamento. Solidarietà regionale, insomma.Qualche dubbio mi sorge anche nel vedere i pompieri irrigare ben benino l’area piccola in cui sarebbe andato a sistemarsi Antonioli. Dall’equilibrio deinbsp;nostri in campo, mi accorgo che i furbi toscani hanno adottato il trucchetto ispanico di inondare d’acqua il terreno , per rendere il gioco più veloce. A tutto vantaggio dei nanetti d’attacco con la maglia blu scuro.
Inizia la partita. La Samp tiene molto bene il campo e Sacchetti regge bene l’urto di DI Natale a destra. L’Empoli gioca con un 4-2-3-1 con Rocchi punta centrale, Vannucchi suggeritore, Di Natale e Buscè larghissimi a tentare di aprire la difesa doriana. Il trucco non riesce per i primi trenta minuti, in quanto il centrocampo filtra a dovere e Pedone, una riserva che vede pochissimo il campo, dimostra di esserci. Al ’10 Cipriani ha sul piede il gol dell’1 a 0 ma spara alto a porta vuota. Incredibile. Ma 8 minuti dopo, arriva il gol che la curva stenta a festeggiare: Belleri mette in rete un cross aiutato da Balli che rimane a metà strada.
Dopo una punizione di Vannucchi precisa ma debole, quindi ben parata da Antonioli, Bazzani, su bel cross di Diana, manda a lato un colpo di testa facile-facile, almeno per un giocatore del suo livello.Ma se l’errore fa mugugnare i tifosi del Doria presenti, la vera svolta della gara si ha però pochi minuti prima: Perotti sostituisce Zanetti e inserisce Tavano. L’Empoli si presenta ora con un 4-2-4 che gli consente le consuete sovrapposizioni in fascia. La Samp va in bambola e si arrocca in difesa per tutto il resto della partita. 5-6 sono i tiri in porta, tutti prontamente sventati da Antonioli. Vista l’intenzione di Novellino di proteggere il pareggio, l’ingresso di un portatore di palla come Flachi è tardivo. Al ’37, su invito del fantasista, Bazzani sbaglia clamorosamente il 2-0. Ma che succede al Bazza? A secco da diverse settimane, l’attaccante è apparso un po’ appannato dai continui rientri a centrocampo cui era costretto dalla pressione avversaria. Un calo fisiologico, insomma. Già con il Lecce sono convinto che tornerà al gol.
Con la sua punta di diamante sfinita, con l’assurda assenza di melina nei minuti finali, arriva al ’94, ad un minuto dalla fine, il pareggio dell’Empoli. Risultato giusto per quanto visto in campo, ma di sicuro, con una gestione più attenta del vantaggio, la Samp avrebbe potuto fare suoi i tre punti.
Rammarico ma sportività. Si respira questo nella gradinata solo in parte delusa. Tra quelle bandiere che continuavano a sventolare, tra anziani e giovanissimi, tutti uniti dalla stessa passione, mi è capitato di scorgere una maglietta che, alla luce degli avvenimenti della serata a Roma, sa di comprensione dei valori dello sport. Quell’indumento nero recitava, con orgoglio, “La Sampdoria è il mio partito. Ultras no politica”.
Mr Kite









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