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Santana in rete

Scaruffi vs. Santana

A cura di Donato Zoppo

Pubblicato il 24/07/2004

Leggiamo dal sito dell'illustre studioso la scheda sui Santana

foto intervento

Piero Scaruffi e il suo sito sulla storia del rock sono ormai celebri. Scrittore, poeta, musicologo, giornalista, Scaruffi ha aperto un eccellente sito web, punto di riferimento imprescindibile per chiunque operi nel giornalismo musicale e in generale si interessi di musica rock e jazz contemporanea.
Eppure il suo rapporto con i Santana non si può certo definire idilliaco.
Vi segnaliamo alcuni estratti dalla sua sezione dedicata alla band.

Carlos Santana e Santana (la sua band) inventarono il "latin-jazz west-coast sound" che fu una delle grandi mode del 1969, e che, caso piu` unico che raro, sarebbe tornata alla ribalta vent'anni piu` tardi. Nella sua carriera Santana non ha mai prodotto un vero capolavoro, e non e` mai stato rispettato come altri chitarristi, ma ha guadagnato quattordici album d'oro e nove di platino.
Carlos Santana, chitarrista messicano, figlio di un violinista mariachi, trasferitosi nel 1961 a San Francisco, formo` i Santana nel 1966 con l'idea di suonare blues-rock con accenti latini. Evil Ways, Soul Sacrifice e Jingo ne fecero una sensazione, grazie all'organo psichedelico, al fitto tappeto percussivo e agli assoli sfavillanti del leader (che usavano il "sustain" alla Peter Green).

Il grande successo dell'album Santana (Columbia, October 1969) fu in realta` un prodotto del "re-alignment" (del "riflusso") che segui` all'orgia dell'acid-rock, del flower-power, degli hippies. Santana sposo` la sua chitarra, che era influenzata dai grandi bluesmen John Lee Hooker, B.B. King e T-Bone Walker, e i suoi assoli ancora immersi nell'atmosfera acid-rock, a ritmi latini che erano disimpegnati e ballabile, realizzati con percussioni latine come congas e maracas (che erano sconosciute ai piu`). Era un tipico sound di compromesso, che adattava la innovazioni della grande stagione psichedelica al bisogno di relax e semplicita` che era stato il tema del 1968.

Navigando le acque poco mosse di mariachi, calypso, samba e salsa, Abraxas (Columbia, October 1970) entro` in discoteca con un classico del "lento" come Samba Pa Ti e una versione salottiera di Black Magic Woman dei Fleetwood Mac. Il clou del disco e` forse Incident At Neshabur, il primo riuscito intervento nel campo del jazz. Troppi brani, pero`, sono soltanto pretesti per gli assoli romantici/atmosferici del leader o sono semplicemente riempitivi.

Santana III (Columbia, October 1971) non aveva nessun hit in particolare (nelle intenzioni lo sarebbe dovuto essere Everybody's Everything, con la sezione di fiati dei Tower Of Power), ma sfoderava i talenti maturi di Michael Shrieve (batteria), Mike Carabello (percussioni) e Greg Rolie (organo). Santana aveva coniato un nuovo genere commerciale, la world-music.

A partire da Caravanserai (Columbia, November 1972) Santana (ri-battezzato Devadip) si trasformo` da bonario intrattenitore da night-club in jazzista misticheggiante. Con l'eccezione di un paio di canzoni, i brani sono prevalentemente strumentali e piu` complessi del solito (All The Love Of The Universe, la lunga Every Step Of The Way di Shrieve). Culmine di questa fase fu il disco registrato con John McLaughlin, Love Devotion and Surrender (Columbia, June 1973), su materiale di John Coltrane e di McLaughlin stesso.

Il problema di Welcome (Columbia, November 1973) e` che sembra semplicemente la brutta copia del disco con McLaughlin: ci sono brani jazz, ci sono i lunghi assoli ipnotici, c'e` lo spirito mistico, ci sono i tempi lenti, ma mancano McLaughlin (non e` un dettaglio) e le composizioni di valore. Rimedia il triplo dal vivo Lotus (Columbia, May 1974), ispirato dal Bitches Brew di Miles Davis.

Viva Santana (CBS, 1988) e` un doppio antologico.

Shrieve, uno dei massimi batteristi della storia della musica, aveva intanto avviato una carriera solista di grande rilievo.

 

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