Qual'è il tuo album preferito di Santana?
A cura di Donato Zoppo
Pubblicato il 10/03/2005
Un giovane talento delle percussioni: studia alla Berklee e produce due ottimi dischi di raffinata world-fusion
In un fiabesco regno delle percussioni - sì proprio quello, con le case a forma di congas e timbales - N. Scott Robinson sarebbe senza dubbio il sarto preferito dai sovrani: quello che usa tessuti provenienti da lontano, che disegna e cuce abiti fatati, facendoli indossare alle modelle più affascinanti.
E' così anche per la sua musica: il suo primo disco "World view" (titolo abbastanza chiarificatore) è all'insegna di un'ampia, quasi "ecumenica" world-fusion, lo studio della percussione che incontra lo strumento jazz e il ritmo dai cinque continenti.
E' un disco eccellente: Scott proviene dalla Berklee, l'ha inciso in presa diretta, improvvisando con frequenza, circondandosi di ospiti di qualità. Tutto ciò rende "World view" un gioiellino della world music più progressiva. Il disco sprigiona echi di Oregon, Trilok Gurtu, Aktuala e Ancient Future, sia quando Scott rielabora la "primavera" di Stravinsky (improvvisando al sanza con Michael Chegan al sax soprano), sia quando sfida in duello al riq (tamburo egiziano) il suo compare Glen Fittin, faccia a faccia.
Lo sguardo a volo d'uccello sulla world music fa risaltare magnifici colori, valorizzati dall'uso intelligente di percussioni melodiche, perlopiù esotiche, in chiave evocativa come accadeva nei dischi degli Special EFX. E' così per il berimbau alla Vasconcelos nella splendida solitudine di "Wacheva", per il festoso jazz di "Sand castle", per la malia mediterranea della title-track, per l'improvvisazione creativa di "Far away friends".
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