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A cura di Donato Zoppo
Pubblicato il 12/04/2005
Un'introduzione interessante sul fenomeno del rock progressivo: rock e musica classica nei classici degli anni '70
FRA TRADIZIONE COLTA E POPULAR MUSIC:
IL CASO DEL ROCK PROGRESSIVO
INTRODUZIONE AL GENERE CHE SFIDO' LA FORMA CANZONE
Innocenzo Alfano
Aracne Editrice 2004

Quello di Innocenzo Alfano è il libro giusto al momento giusto. Pur non enunciando alcuna tesi rivoluzionaria (in qualche modo si ricollega infatti agli studi sulla "popular music" di Richard Middleton e Franco Fabbri) l'opera si concentra in modo breve ed efficace sul "caso" del rock progressivo. Un caso, senza dubbio, quello di una "branca" del rock che ha storicamente rappresentato il trait d'union tra "tradizione colta" e "popular music".
Dicevamo che Alfano arriva al momento giusto. E' importante segnalare un parallelismo tra il rock progressivo e la bibliografia in materia: negli anni '80 e '90 il new progressive ha cercato di recuperare memoria storica e "tradizione progressiva" (strano ossimoro, vero?), così anche la letteratura prog, che ha cercato di trattare l'argomento da un punto di vista storico. Pensiamo ai testi "d'archivio" (Barotto, Rizzi, "Racconti a 33 giri"), a quelli storico-sociali (Pallavicini, Mirenzi), infine a quelli "localistici" (le due opere di Riccardo Storti). Era ora che il rock progressivo meritasse una trattazione di carattere musicologico: è quento ha realizzato il giovane Alfano, che ha usato come strumento di analisi la mera "notazione musicale".
Il suo è un testo breve ed agevole, in linea con la sua natura semplicemente introduttiva: un libro che analizza in modo immediato e convincente i rapporti tra popular music e musica classica e contemporanea, una relazione basilare per il fenomeno del rock progressivo. La centralità di Bach - dal puro citazionismo dei Nice e dei Procol Harum all'interpretazione di ELP e Jethro Tull - è il punto forte dell'opera; l'autore non tralascia però l'embrione beatlesiano, l'influenza della musica indiana e del sistema modale, così come quella della musica concreta ed elettronica. Leit-motiv del testo, già a partire dal titolo, è la sfida: il '68 è lo scenario di una sfida generazionale al vecchio e alla tradizione (anzi, alla "conservazione"), che in musica si traduce in conflitto con la forma-canzone e nella trasformazione del rock in un serbatoio di idee e di rivoluzioni.
L'autore - con evidente padronanza della materia - riesce a condensare in poche pagine (e spesso in poche battute) gli elementi di contatto tra il rock trattato e gli altri linguaggi: pur prediligendo il classico, non tralascia osservazioni sul rapporto con il jazz rock e le avanguardie, indicando anche elementi "tecnici" di notevole importanza (tempi irregolari e ritmiche additive, la figura del compositore, il canone, tanto per segnalarne alcuni).
Sicuramente è un libro che non esaurisce la materia ma ne è un'ottima introduzione: finalmente il rock progressivo viene analizzato prescindendo da valutazioni extra-musicali, restituendo al lettore tutta la carica rivoluzionaria che questa musica ebbe tra il 1969 e il 1976.