Qual'è il tuo album preferito di Santana?
A cura di Donato Zoppo
Pubblicato il 23/04/2005
Il musicista Pas Scarpato intervista la Guida Santana: musica e spiritualità, rock e misticismo
Pas Scarpato (vedi foto insieme alla Guida Santana) non è solo un insegnante amato dai propri studenti o un musicista sensibile: è uno spirito libero, un "cercatore di verità", un uomo perennemente alla ricerca. Ecco perchè la musica che egli compone ed esegue nel gruppo dei Malaavia è la perfetta espressione di un mondo interiore ricco e sfaccettato. La vostra Guida ha pensato di aprire il nuovo ciclo di interviste chiedendo proprio a questo musicista-pensatore alcune domande.
Pas: E' davvero definibile la musica di Santana?
Don: E' difficile in generale definire la musica, figuriamoci quella di un artista che suona da quasi 40 anni e che ha inciso la bellezza di una trentina di dischi. In linea di massima la critica concorda nel definire quella dei Santana una miscela "latin rock", intendendo così la sua formula a base di ritmi "latini" e rock. Così facendo però si limita la proposta del chitarrista, che viene dal blues e suonava il mariachi con il padre, che è intimamente un "soul man", che adora ancora oggi Miles Davis, John Coltrane, Jimi Hendrix e Bob Marley, che negli ultimi due dischi ha sfornato un ottimo pop rock da classifica e che è l'ultimo grande hippy vivente.
Ho fatto riferimento alla persona Carlos Santana perchè la sua musica è l'espressione di sè: ecco perchè è difficile, se non impossibile, dare una definizione. Accontentiamoci di quella da catalogo, "latin rock" dunque, sapendo però che cela un mondo di suoni.
Pas: Qual'è il tuo giudizio tecnico sul chitarrista?
E sul compositore?
E l'arrangiatore?
Don: Raggruppo le tue tre domande perchè meritano una valutazione generale. Carlos Santana dal punto di vista tecnico non è un chitarrista straordinario: ho scritto molte volte che un disco come "Love Devotion Surrender" con Mc Laughlin è la miglior dimostrazione per capire che non è dotato di una tecnica eccellente, spesso è molto sporco, dal vivo negli anni '70 ha anche coperto alcune sua asperità con un notevole dispendio di effetti come il Wah-wah o l'Echoplex. Carlos però ha qualcosa di più: il cuore. Leggendo "Space between the stars", il nuovo libro di sua moglie Deborah, si capisce benissimo che Carlos ha sempre inseguito un sogno: far parlare la sua chitarra, farle parlare il linguaggio dell'amore, della libertà, della devozione e dell'arrendevolezza a ciò che di più sacro è in noi. Detto questo un discorso sulla caratura tecnica può farsi tranquillamente da parte.
Come compositore Carlos non è particolarmente dotato, sia perchè nei vecchi album la scrittura dei brani era spesso collettiva, talvolta poi apparivano vere e proprie cover (utili però per capire bene lo stile e l'approccio del gruppo); solo negli ultimi 15-20 anni Carlos ha scritto di più, ripetendosi in modo abbastanza deludente, perlomeno secondo un profilo di evoluzione compositiva. Tuttavia ascoltandolo dal vivo è possibile capire che i suoi brani funzionano alla grande: le piazze danzano, gli stadi saltano, le arene bruciano, non tutti gli artisti raggiungono certi risultati... Ultimamente sono giunto ad una conclusione: uno dei migliori pezzi dei Santana è "Incident at Neshabur", scritta da Carlos e dal pianista Alberto Gianquinto, un ottimo esempio di collaborazione e di capacità compositiva, considerando che all'epoca Carlos aveva solo 23 anni.
Stesso discorso per il Carlos arrangiatore: abbastanza limitato, si è però - con encomiabile intelligenza - rimesso ai grandi tastieristi che ha avuto, Gregg Rolie prima, Tom Coster poi, Chester Thompson ora, dei veri talenti, il secondo in particolare, a mio avviso uno dei più fini tastieristi degli anni '70.
Pas: La musica di Santana è essenza o rappresentazione dell'essere?
Don: Hai presente "Samba pa ti"? Quel brano ha una storia d'amore bellissima alle spalle: è un pezzo esemplare, quella chitarra parla, non suona. E' una voce, non un suono di corde. La chitarra è perfetta estensione di sè, non un qualcosa di esterno o artificiale. Come per i grandi, come per la tromba di Miles Davis: siamo ad un livello troppo elevato per comprendere, possiamo solo afferrare che si tratta di uomini nati per la musica, con una sensibilità superiore. E la musica è la loro essenza.
Come perviene Santana al mistico, attraverso il Rock?
Don: Attraverso gli eccessi del rock, i vizi come il sesso sfrenato e la droga, Carlos arrivò ad un limite. Aveva sempre parlato con la musica ma verso il 1971 - dopo il terzo lp - sentì forte il bisogno di rinnovarsi. Era un'esigenza irrefrenabile di scoperta e conoscenza di sè, soprattutto dopo Woodstock, quando gli ego della band crescevano a dismisura: in questo senso, come Coltrane per il jazz dopo la sua dipendenza dall'eroina, anche Santana è stato uno "gnostico rock". Fu coraggioso, ruppe la band e cercò musicisti nuovi. ascoltava in modo ossessivo Davis, Coltrane, Pharaoh Sanders, la sua musica si faceva sempre più impalpabile, fino a "Caravanserai". Lì è espresso il senso della "carovana", del viaggio, della ricerca. Nel 1972 incontrerà Mahavishnu Mc Laughlin e con lui inciderà l'ottimo "Love Devotion Surrender", a suggello della sua entrata nel centro del guru Sri Chinmoy. Nel 1973 "Welcome" - copertina bianca, suoni celestiali, liriche mistiche - sarà un omaggio al Divino e alla scoperta del Supremo.
Pas: Ci sono dei collegamenti tra le proposte artistiche di Santana ed i culti dionisiaci o celtici europei?
Don: Credo di sì, ma si tratta di collegamenti non studiati, dunque "naturali". La trance sciamanica, ad esempio, combacia perfettamente con i ritmi ossessivi di "Soul Sacrifice", per non parlare delle numerose dichiarazioni fatte da Carlos a proposito dell'ultimo disco "Shaman", in cui il baffuto parlava della differenza tra "droghe" e "medicine", richiamandosi proprio alla ritualità dionisiaca della scoperta del divino grazie alla trance e agli stati alterati di coscienza. La miglior musica dei Santana è "magica", e questo non è un caso.
Grazie a Pas Scarpato
Donato Don Zoppo.
Questa intervista è il nostro omaggio a Devadip Carlos Santana