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Illuminations

Lo Zen tra origini ed eresia

A cura di Donato Zoppo

Pubblicato il 25/04/2005

Un ottimo libro di Fabrizio Ponzetta sulla nascita del pensiero Zen

foto intervento

STORIE E STORIA
DI UN’ERESIA CHIAMATA ZEN
Fabrizio Ponzetta

Jubal Editore 2004

“Molto tempo fa Cartesio disse: “Penso dunque sono”. Qui comincia la filosofia.
Ma se non state pensando, cosa succede? Qui comincia la pratica Zen”.

Illuminante l’affermazione del maestro Zen Sueng Sahn. Illuminante perché, oltre a separare la pratica Zen dalla filosofia e in particolare la pratica della meditazione dal pensiero (equivoco tutto occidentale), evidenzia il “nonsense” e l’irrazionalità tipici di questa dottrina. Fabrizio Ponzetta - deus ex machina dell’attiva casa editrice Jubal – non realizza una storia dello Zen ma semplicemente un’introduzione al pensiero evidenziandone la matrice non dogmatica né dottrinaria ma soprattutto anti-intellettualistica. Una matrice tipica del misticismo se pensiamo, ad esempio, al Vangelo gnostico di Tomaso: “Quando vi spoglierete, quando deporrete i vostri abiti e li metterete sotto i vostri piedi come fanno i bambini, e li calpesterete, allora vedrete il Figlio del Vivente senza alcun timore”. E’ proprio là, nell’assenza di mente, nello svestirsi da quei condizionamenti, che comincia lo Zen. Il celebre indovinello, il “koan” dell’oca dentro la bottiglia, ne è il massimo esempio, e per questo motivo leggere un libro del genere, anche se puramente introduttivo, non può che fare bene alla mentalità occidentale, così schematica ed eccessivamente legata ai rapporti di causalità.

Dicevamo che Ponzetta non si dedica alla storia dello Zen ma ad un suo momento particolare, quello delle origini, della genesi, “naturalmente” antidottrinaria poiché maturata da un’eresia, da due fenomeni quali il Tao di Lao Tzu (eretico nei confronti del Confucianesimo) e il pensiero del Buddha (eretico verso l’induismo). Ma d’altronde le religioni nascono così: la costruzione dottrinaria ha sempre una fondazione eretica rispetto al precedente, vedi Buddha e il Buddismo e, mutatis mutandis, Cristo e il Cristianesimo.

Con pochi ma efficaci cenni l’autore tratteggia la nascita di un “pensiero” che annulla i muri e gli schemi del pensiero, dal Buddha e dal Tao al “wu wei”, il “non agire” che non significa inerzia o passività, condannate dalla logica occidentale così attiva e dinamica, bensì accettazione e serenità, non ricerca di cambiamento e beatitudine ma accettazione di ciò che è. E solo laggiù, nei fondali sotto il turbine di pensieri e il magma di emozioni che ci affollano, sarà possibile abbandonarsi e comprendere questo insegnamento di verità così lontano dalla confortanti risposte dell’Occidente.

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