Dio che Sartiglia! Bella, bellissima dall’inizio alla fine. Diciotto stelle di spada e una di stoccu: poche come questa a memoria di Gremio. Uno, uno su tutto: su Componidori Gabriele Pinna. Eccezionale. Coglie la stella con la spada e a fine corsa con su stoccu. Erano venticinque anni, un quarto di secolo esatto che nella via di Santa Maria non si ripeteva un simile pezzo di bravura. Venticinque anni dacché Carlo Pala col suo cavallo nero aveva riempito le due caselle d’oro e d’argento. E dove tutti gli altri poi sono falliti c’è riuscito Gabriele Pinna: onore e gloria a lui e al Gremio dei contadini. «Sono contentissimo ma non so ancora bene come ho fatto», ha detto emozionantissimo a fine svestizione. Nel mezzo dei due lampi che hanno illuminato il carnevale più bello del mondo, grappoli splendidi di stelle. Momenti magici che hanno mandato in estasi i trentamila assiepati nelle tribune e nei marciapiedi, troppo stretti per tanta e tanta gente. Ma ce ne fossero altre mille ancora sempre pochi sarebbero stati. Alla fine tutti in piedi per un applauso alto e solenne come un tuono sul cielo di una città che ancora forse non ha capito appieno lo straordinario dono di spagnoli e saraceni, contadini e falegnami nonché di un canonico devoto e munifico. Un grande spettacolo, di folla e di fede, di storia e di tradizione. Il gremio dei Contadini può davvero incorniciare questa Sartiglia, la loro Sartiglia. L’obriere Tomaso Pinna alla fine, quando ha ritirato su stoccu e consegnato sa pippia de maiu a su Componidori per la benedizione finale ha pianto di felicità. Si è segnato la fronte ed ha ringraziato il cielo per i favori ricevuti e le speranze annunciate. Mai come questa volta gli oristanesi si augurano che le sorti della città, l’abbondanza dei campi e la fortuna delle genti si leghi all’esito della giostra di carnevale. Così sia perché mai come questa volta la Sartiglia ha riservato gioie e emozioni, unisce risultati e offre speranze. Su Componidori non ha sbagliato una mossa; stanco e stremato ha allentato a Sa remada, la discesa finale schiena sul dorso del cavallo e occhi al cielo, è stata bella ma non perfetta. Si è lasciato andare, il cavallo nervosetto ha perso il passo e Gabriele Pinna ha abbandonato prima della curva di San Francesco. Ma questi sono dettagli, particolari a margine di un quadro che ha offerto ben altro.
Molto ha fatto su Componidori: regale, signore, dominus. Superbo in sella e perfetto nella regia. Fin da quando alle 13,30 è arrivato davanti al corteo dei 120 cavalieri, incoccardati e con costumi da far invidia ai figuranti veneziani. L’accompagnano su segundu Peppino Pinna e su terzu Gian Leonardo Murruzzu, velluto nero e maschera bianca. Marziali e severi, attenti quando il baio scuro del capo corsa si è impuntato quasi a aggiungere emozione alle emozioni. Su Componidori ha benedetto a lungo la folla prima di incrociare le armi col suo secondo. Poi finalmente la corsa, la sfida alla sorte: la Sartiglia, un tempo riservato ai nobili della città e oggi appannaggio del gremio dei Contadini. Gabriele Pinna va sotto la stella, la sistema con la spada, ci ritorna e la risistema ancora. Quasi l’accarezza e la sollecita. Trombettieri e tamburini lo invitano, gli squilli sono alti. Su Componidori scende, allunga il galoppo, tende la spada e la stella è sua. Gabriele Pinna la solleva, la stella balla come impazzita nell’elsa finche non trova pace e baci nelle mani del presidente del Gremio. La folla impazzisce, i contadini piangono. Su segundu e su terzu ballano; fallisce anche Luigi Paratore, capo corsa di martedì. Scende bene, veloce, ci va quasi vicino ma la stella non si incolla. La pariglia scelta dall’obriere di San Giuseppe però non molla. Fa l’en plain con Alessio Garau (che bella discesa la sua) e con su terzu di martedì Marco Vidili. Due galoppate convinte, decise: superbe che sollevano il tono della giostra che il dominus Gabriele Pinna aveva avviato in maniere unica. Il tempo è bello, non tira un alito di vento e la stella è lì che attende mani ferme e occhi aguzzi. Un turista, industriale del marmo, arrivato da Carrara è quasi stordito: «Mai vista una cosa bella come questa, un carnevale che è molto di più: questo è unico al mondo».
All’ottava discesa Pier Giuseppe Sechi raccoglie una mare di applausi e all’undicesima il mitico “Ciccetto” Serra non sbaglia il colpo: e sono cinque le stelle raccolte. La serata è da favola. Su Componidori Gabriele Pinna capisce che è giornata e che accelerare conviene perché il raccolto sia non solo grande ma enorme; dallo slargo di Sant’Antonio chiama, cinque cavalieri alla volta. In rapida successione fanno centro Raimondo Carta e Fabrizio Manca. Alla ventiduesima discesa la stella va a Antonio Fiori, per tutti Melanzana. Il fratello Enrico, storico speaker della manifestazione, ricorda che questa sarà l’ultima Sartiglia di Melanzana. Applausi e auguri. Fiori si sistema la stella «sempre verso la farmacia», sprona il suo purosangue grigio che questa volta anziché come sempre galoppare pure pianissimo, si lancia. Melanzana che fai? Centro, normale. E con questa sono 25: eccezionale. Lui, Melanzana da sempre, lascia in un oceano di applausi. Lo spettacolo continua, la giostra si esalta. Altre stelle ancora: Alessandro Crobu, Giuseppe Sedda, Giuseppe Frau, Renzo Mura, Franco Carboni. Su Componidori sembra non voler smettere, consegna spade su spade e raccoglie stelle su stelle. Con Antonio Cester, Luca Murtas, Davide Fiori. La diciottesima della serata è di Giorgio Sanna. Dopo 76 discese, Gabriele Pinna dice che è ora di lasciare, di chiudere per la gloria del Gremio di San Giovanni. Riconsegna le spade e riceve su stoccu. Su Componidori avanza lento, sistema come aveva fatto alla prima discesa la stella e si lancia. Un lampo, un bagliore che illumina il pomeriggio: centro, stella d’oro. La Sartiglia va in cielo, il pubblico in estasi. L’obriere e tutto il gremio sciolgono lacrime liberatorie. Dio, che Sartiglia. Poco conta che su segundu e su terzu manchino la stella e che sa remada di Gabriele Pinna non sia da dieci e lode. È ugualmente bella ma non è superba come si vorrebbe. La Sartiglia ha rinnovato i suoi fasti e la sua magia. Dio che Sartiglia e che Dio la mantenga.
Una Sartiglia da record
Una pioggia di stelle, addirittura 18, e un record: Su Componidori ha fatto centro sia con la spada che con “su stoccu”. Non succedeva da venticinque anni.
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Pubblicato il lunedì 03 marzo 2003 in: Carnevale
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