
Però caro aldo non capisco una cosa.
Tu mi sembri una persona abbastanza sgamata che a quest’ora sà come và il mondo e non capisco perchè tu semplicemenete abbia dato dei fondi a degli sconosciuti, così , senza un minimo di garanzia.
Certo non erano sconosciuti, facevano parte di un progetto govenrnativo, quindi la fiducia in questi casi dovrebbe essere automatica, ma tu, cittadino del mondo, dovresti sapere come funzionano certe cose.
Se fpssi stato al tuo posto invece di dare soldi mi sarei offerto di comprare i materiali e donarli per il progetto e se ciò non fosse stato possibile per una qualche ingerenza simil-burocratica mi sarei ritirato.
Ovviamente faccio questo ragionamento senza sapere quali sono i motivi del tuo impegno proprio a Cuba.
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La prima volta che arrivai alla “Corea”, il barrio insalubre dove avrei lavorato, Marco Terreni, il coordinatore dei progetti, era già arrivato da oltre venti minuti e se ne stava seduto su di una panchina fuori da questo sedicente centro culturale giovanile. La cosa che mi colpì fu la gente che passava e che nemmeno se lo filava. Mi venne in mente Katchikalli, il villaggio alle porte di Banjul dove costruii una scuola. Bene, quando arrivavo al villaggio, un cordone di sei otto persone doveva tenere lontano la folla, che voleva toccarmi, salutarmi, stringere la mano, eccetera. Ecco, a me, incuriosiva questo tizio che stava usando i nostri soldi da due anni per aiutare quella gente, e nessuno, dico nessuno, che si fermasse per una richiesta, una rottura di palle, un saluto
Fu allora che decisi di mettere il naso in questa faccenda.
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Se ci fai ben caso, una mazzetta di 3.000 Euro in cambio del permesso di lavoro per un anno non sono affatto un cattivo investimento. Guardala dal mio punto di vista: con 250 Euro al mese, mi sono garantito uno status privilegiato, che mi ha permesso di vedere cose che non avrei mai visto con un visto turistico. Ho potuto abitare in località fuori dai soliti giri dove ho parlato con la gente, ho condiviso i suoi problemi, ho toccato con mano le cose che funzionano e quelle un po’ meno .
Per non parlare del risparmio nei trasporti e ristoranti.
Per farti un esempio, andare da casa mia al lavoro, come turista spendevo 7 dollari andata e 5 al ritorno, più altri 5 per mangiare. Con la “cedula” pagavo trenta pesos andare, venti tornare e venticinque mangiare, totale 3 dollari. Non sono pochi per uno come me, sulle spese e senza stipendio
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Considera che oltre che quelle piccole ed insignificanti noterelle che mandavo a voi e a qualche mio amico giornalista, c’erano pure alcune cose pubblicate dal mio direttore (mi ha mandato una mail di encomio, che scritta da Lui (Angelo Maria Perrino, chi lo riconosce?) mi riempie di orgoglio.
Avevo pure un progetto con Fazi Editore per una specie di “Cubano per un anno” tuttora la vaglio di alcuni editors .
Insomma, se mi ricapitasse, lo rifarei.
Eppoi, non ti far ingannare dalla loro determinazione a tenermi lontano dal mio programma. In parte ci sono riusciti. Infatti è chiaro che nessuno avesse l’interesse che si andasse a scoperchiare il vaso di Pandora dell’emarginazione causata dalla Rivoluzione, la cui propaganda strilla proprio il contrario.
Io però, per mio conto qualcosina ho fatto. Per esempio:
Ho costruito due nuovi appartamenti e restaurato altri due.
Ho costruito due gabinetti, e portato l’acqua in due case.
Ho regalato tre biciclette a studenti per aiutarli ad andare all’Università.
Ho regalato una dozzina di maialini. Una vedova intelligente ne ha fatti accoppiare due e alla fine dell’anno si è ritrovata con duecento chili di carne e otto porcellini nuovi.
Ho aiutato un marinaio lasciato a casa per via del nuovo embargo, ad aprire un paladar a casa sua
Ho messo insieme una specie di Radio-Bugliolo, fatto di notizie che giravano per USB nel mondo universitario
Non ricordo nemmeno più quante paia di scarpe ho regalato
Ecc.
Ciao a tutti.
Credo sia partita una polemicuccia sugli aiuti Onlus a l’Habana.
Io sto bene.
Appena mi sistemo vi faccio sapere.
Un abbraccio circolare a tutti.
Ricevo da Luca Spitoni di Habana Ecopolis – Cuba - :
O dove sei finito? Sparisci tu adesso?
Ho parlato con il tipo ARCI che sponsorizza il progetto video. Sembra che la cosa si fa. Ci mette a disposizione una piccola somma per le spese più grandi. I tempi non sono tanto lunghi però la cosa sembra interessante. L’obbiettivo finale sono dei prodotti video: cortometraggi. Ogni centro juvenil un corto; mi sembra un bel tavolo di confronto: cinque municipi, cinque centri giovani, cinque prodotti a confronto.
I corti andranno al festival di Siena e di Lucca di settembre.
Io pensavo che il prossimo mese possiamo cominciare a selezionare i partecipanti di ogni centro giovani e cominciare a discutere dei temi da affrontare. Un mese ci vorrà per scrivere una specie di storyboard, un’altro mese per girare visto che disponiamo solo di due telecamere che i gruppi dovranno alternarsi. E poi un altro mese per il montaggio.
Tutto il progetto va affiancato di una parte didattica per la quale, io vorrei che tu riprendessi il discorso dei corsi, magari un po’ più concentrato; non so: una volta a settimana in un municipio tipo centro habana in cui possono venire tutti i partecipanti. I gruppi sono 5. Vabbè mi sono stufato bisogna che ne parliamo a quattrocchi davanti a un caffè. Fatti vivo, mi dicono che sei a Haiti. Non ci credo. Quando torni?
L
Carissimo Luca,
scusa innanzi tutto il ritardo con cui rispondo. Ho ricevuto il permesso per lasciare il paese con dieci giorni di ritardo che poi era il Venerdì Santo, data in cui non si trovava un aereo per Haiti. Con un paio di scali intermedi e tre giorni di viaggio, sono riuscito finalmente ad arrivare a destino esattamente due giorni dopo che mio figlio era ripartito per l’Europa. Questo fatto, apparentemente disdicevole, in realtà mi ha fatto aprire gli occhi sul mio anno trascorso presso di voi in attesa di scoprire se avevo a che fare con una fazzolettata di imbroglioni o solamente di incompetenti. Perché io me ne stavo con gli occhi puntati sul danaro che il Gatto e la Volpe mi avevano sottratto, e invece ho scoperto improvvisamente che in realtà quello che mi stavano rubando era il tempo, la vita stessa. E così sto riflettendo se tornare o meno.
Se ti chiedessi, come fece Marco l’ultima volta che ci vedemmo: ^Ma che cosa ci fai ad Haiti^ la risposta è di una semplicità impressionante: ^Faccio quello che non fate voi a Cuba, cioè aiutare la gente^. Chiaro, no?
Per quanto riguarda il nuovo progetto finanziato dall’ARCI ancora una volta mi chiedo come sia possibile che questi tizi – che come sai non sono mai riuscito ad avvicinare perché ogni volta che arrivava qualcuno dall’Italia riuscivano a farmi sparire come nei giochini di Hudini – dopo tutti questi anni di risultati controversi per non dire risibili – riescano ancora a farsi prendere dall’incontenibile ansia di buttare i soldi dalla finestra. Perché, io lo so, tu forse un po’ meno, queste attività dei centri giovanili sono tutte sulla carta, ma poi nella realtà, di fatto non esistono, come ho potuto constatare personalmente recandomi sul posto ogni volta che qualche furbetto millantava iniziative culturali notturne, in orari in cui i cubani sono certi che nessuno andrà a controllare. Perché voi lavorate fino alle cinque e quando è buio col cavolo che vi avventurate nei barri cosiddetti insalubri ma che in realtà sono semplicemente invivibili. Io invece ci sono andato eccome! E ti posso garantire che da quelle parti non succede nulla di quello che Habana Ecopolis millanta.
Nell’anno in cui sono stato preso in giro, ho scoperto che l’unica cosa che Habana Ecopolis sa far funzionare egregiamente sono gli arrivi e le partenze, come se invece che una Onlus si trattasse di un’agenzia di viaggi. E fai partire gruppi di sfaccendati cubani per partecipare a conferenze e corsi di formazione, vai all’aeroporto a prelevare dirigenti che vengono a controllare (poi una notte ne ho trovati dieci all’Hotel Florida tutti accompagnati da generose jinetere, tanto per dire la vera natura dei controlli) accompagna la fazzolettata di imbecilli che pagano una quota credendo di venire a dare una mano cose così.
Ti dico con estrema sincerità che a me, tutto questo tuo entusiasmo per un nuovo progetto che pare più una pezza che altro, visto che la tua capacità e competenza dovrebbero essere impiegate in maniera diversa e tu lo sai, mi pare fuori luogo. Ho sempre sentito paroloni e obiettivi fantastici, nelle quattro volte che ho incontrato Marco: la prima volta abbiamo messo a punto il progetto da sottoporre alla dirigenza italiana e alle autorità cubane. Con il contributo da parte mia di 10.000 Dollari avrei finanziato l’acquisto di materiale didattico, tra cui proiettore, telecamera, lavagne magnetiche, riproduttore DVD eccetera (l’unica cosa che ho visto di tutto questo materiale didattico è stato un pennarello e una bic, il che mi fa pensare che i miei soldi siano da qualche parte in attesa di essermi restituiti) Non ti ripeto l’indegna storia del computer che ho dovuto comprare da Maria Elena, perché la conosci bene. Volevo invece dire che dopo il secondo colloquio e il versamento della prima trance di danaro, Marco è scomparso per cinque mesi, da luglio a dicembre, data in cui è rientrato, ma non ho potuto incontrarlo perché, giustamente, c’erano le vacanze di Natale e il Nostro aveva diritto ad una sana pausa lavoro. L’ho incontrato a Febbraio e mi ha detto che dovevo reiterare il progetto, perché in quella forma non veniva accettato. Poi l’abbiamo incontrato in pizzeria e come Hudini ha tolto dalla manica questa nuova iniziativa. Come fare a farmi prendere dal tuo facile entusiasmo?
Per il momento rimango qui. Sono certo che non ti mancherò perché con la tua competenza e l’assidua ricerca del bello e della perfezione, ti aiuteranno nel lavoro.
Se non è la solita bufala.
Comunque, auguri.
Ricevo per conoscenza la mail del Megadirettore Galattico della Cooperazione:
caro luca
come tu dici meglio lasciar cadere questa incresciosa cosa.
io però ho bisogno di sapere, per eventuali cenni che altri mi faranno, chi mi ha inviato questo messaggio l’8 maggio, prima del tuo che mi annunciava la cosa. chi lo ha inviato a tutto il consorzio.
da qui sembrerebbe lo stesso aldo v.
oppure sei stato tu per sbaglio o qualcun altro per “cattiveria”
fammi sapere.
per il resto ti scriverò dopo il 22 per concordare su antigua
a presto
rp
Gentilissimo signor Raffaele,
Scusi la poca prontezza nel rispondere ma ho serie difficoltà a collegarmi.
Innanzi tutto mi pare di capire che in Italia non siate al corrente della mia vicenda e mi dispiace, perché a me Marco Terreni aveva lasciato intendere che le lettere d’accordo che ci scambiammo fossero state inviate anche a voi per l’approvazione. Che mi disse arrivata quando mi chiese il versamento dei primi 3.000 Euro in biglietti da cento.
Per non sbagliare comunque le invio le lettere che vennero stampate e inviate in italiano a voi ed in spagnolo al ministero per il mio permesso di lavoro.
A Luglio lasciai il paese perché mi era scaduto il permesso turistico, e al mio ritorno, non ho trovato Marco che era partito per le ferie, ma non ho trovato nemmeno Renè una dei tanti miracolati da Havana Ecopolis, che ha lavorato qualche tempo – e conosceva i dettagli del nostro progetto - , poi è andata in gita aziendale in Italia (coi soldi dei progetti) e quindi ha deciso di rimanere costì.
Io mi ritrovai senza alcun riferimento escluso le cortesi attenzioni di Luca Spitoni che in qualche modo sostituiva Marco e le interessate premure di Maria Elena Ortiz che mi assicurò che il mio progetto sarebbe continuato a condizione che avessi versato almeno 3.000 dollari per anticipare le prime spese organizzative e l’acquisto del primo materiale didattico tra cui una macchina fotografica digitale, una telecamera digitale, un proiettore, un lettore DVD ecc.
Ho versato la somma pattuita al BFI il giorno 16 Agosto 2006 alla cassa numero 3 – operazione n. 2622800043 per un valore di 2.850 CUC (conservo ancora la ricevuta) ma purtroppo per me non solo non ho visto comprare nulla, ma è cominciata una pantomima per confondermi, con questa signora che mi ha preso in giro in modo indegno, mandandomi qua e là senza ragioni o significato alcuno se non quello di farmi perdere tempo. Ho già detto dell’impossibilità di prendere contatto con qualsiasi dirigente che venisse dall’Italia perché li facevano sparire come con i giochi delle tre carte. L’unica persona con cui ho in qualche modo parlato è stato un giovane molto motivato, che si chiamava Manfredi e che era venuto a Cuba per preparare il soggiorno ad un gruppo di innocenti che venivano sull’isola credendo di dare una mano e invece erano solo un altro gruppuscolo di mammalucchi che venivano presi in giro (chieda informazioni più precise e vedrà che la sorprenderanno).
Le risparmio i dettagli di questa mia infelice esperienza che però potrà trovare sul Web firmate con il mio nickname: Aldo Vincent. Le potrà trovare qui: www.affaritaliani.it dove il mio direttore ha pubblicato qualcosa del mio diario clandestino che invece si trova nella sua interezza qui: http://guide.dada.net/satira/ .
Come avrà modo di constatare, eccetto alcuni accenni trattati con mano leggera e lievemente satirica, non ci sono attacchi frontali alle vostre iniziative perché mi sono reso conto che avrei potuto danneggiare tutto il fronte della Cooperazione, e le garantisco che cose da dire ce ne sarebbero tante! Pensi solo che dal 6 al 16 gennaio u.s. sono venuti a Cuba alcuni dirigenti della banca svizzera che finanziavano il mio progetto E CHE NON SONO NEMMENO STATI RICEVUTI DA MARIA ELENA. Si immagini la mia situazione. Che fare? Millantare inesistenti iniziative come fanno loro, portando la gente a vedere il Sole per la Luna e poi tutti a puttane? Ho preferito dir loro la verità e cambiare i nostri programmi che per il momento mi hanno portato ad Haiti.
Però, adesso che ne ho l’occasione vorrei poterne parlare con Lei, visto che mi parete tutti in perfetta buona fede.
Il vostro lavoro a Cuba si potrebbe sintetizzare in poche parole: di tutto il danaro che confluisce in questo bailamme di iniziative più o meno cervellotiche NON UN PESOS arriva alla gente che ne ha bisogno. Chi usufruisce dei benefici di questo vorticoso giro di danaro sono invece quella fazzolettata di parassiti cubani che girano intorno alle vostre iniziative. Le faccio solo un esempio per non far diventare questa lettera un fiume incontenibile di parole.
Prendiamo l’autista, il Pici.
E’ un ex poliziotto a cui è stato affidato il pulmino con cui dovrebbe espletare alcuni servizi. Quest’uomo lavora (mioddio, lavora è una parola grossa) senza obblighi di orario, né di itinerario, senza scheda carburanti e per arrotondare il suo magro stipendio è autorizzato a portarsi a casa il mezzo per espletare alcuni lavori suoi personali, ma le spese di manutenzione del mezzo sono tutte a carico di Havana Ecopolis. Bene, alla Corea, il Barrio Insalubre in cui avrei dovuto lavorare io, è stato aperto un cantiere dove si costruiscono blocchi in cemento, mattoni e materiale vario per costruzione con lo scopo di aiutare la gente che volesse rimodernare le proprie povere case. Bene, i risultati di questa iniziativa sono miserelli e controversi, ma il poliziotto/autista si è costruito una casa di due piani che affitta agli stranieri. Dove abbia preso il materiale e con quali mezzi abbia finanziato la costruzione – visto che ufficialmente guadagna 10 dollari al mese - , lo lascio indovinare a Lei.
Ci sarebbero molte e molte altre cose da dire, ma io potrei essere influenzato dalla mia triste vicenda e dal trattamento subito dalla Gioiosa Macchina da Guerra ( così abbiamo benevolmente ribattezzato Maria Elena, perché con la sua iper attività ricorda quella meravigliosa creatura di Occhetto che venne spazzata via in un pomeriggio) però io sono certo che se lei chiedesse meglio ai suoi collaboratori, da essi potranno uscire brandelli di verità.
Per il momento spero solo che il mio caso serva a voi per aprire gli occhi e prendere le dovute misure precauzionali, per troncare l’indegno andazzo che contraddistingue le vostre iniziative.
Cordialità.
Aldo Vincent
P.S.
Ho preso l’abitudine di informare di ogni mio passo a Cuba, gli amici di www.dilucide.com dove pubblicherò anche questa lettera. Non escludo che lei sia stato informato grazie all’iniziativa di qualcuno dei miei amici virtuali.
A.V.
Aldo Vincent









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