Un Muro di Gomma

Conoscete le vicende di Sviluppo Italia? Noooo? Eccole qui:

Un Muro di Gomma

Sto pensando a nuove strategie per non lasciare cadere nel silenzio la mia disavventura con la Onlus Habana Ecopolis. So benissimo che il rischio che sto correndo è quello di essere accusato di fare ignobile spam però seguendo anche le vicende di SVILUPPO ITALIA vedo che la strategia comune di questi chiacchieratissimi organismi sia quello di imporre il silenzio.

Pensavo di far giungere la mia documentazione alle Procure competenti (perchè secondo me ci dev’essere una responsabilità oggettiva IN ITALIA anche se operano all’estero.

O forse no.

Intanto vi segnalo la lettera della Galbanelli.

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Lettera di Milena Gabanelli (“Report”) al “Sole 24 Ore”

Caro direttore, il 3 settembre scorso leggo sul suo giornale la bella intervista di Mariano Maugeri al nuovo amministratore delegato di Sviluppo Italia, Domenico Arcuri. Rimettere Sviluppo Italia sui suoi binari credo sia oggi una operazione molto complessa, ma non impossibile se affidata a uomini capaci e determinati.

Come giustamente dice Maugeri, il tempo ci dirà se Arcuri è l’uomo giusto. Certamente è un uomo che sa dove ha messo i piedi. Durante la conferenza stampa del 5 luglio ha detto di aver ereditato una farsa. Al suo giornale ha dichiarato «mentre accadeva tutto questo dov’erano la politica, il sindacato, i mass media? Nessuno ha tentato di capire cosa accadesse in una società che faceva acqua da tutte le parti con i soldi dei contribuenti».

Il punto è proprio questo: i soldi dei contribuenti. Il signor Arcuri certamente non ignora che qualche contributo all’informazione “Report” lo ha dato, poiché il viceministro con delega su Sviluppo Italia, Sergio D’Antoni, nel mese di marzo ha dichiarato alla nostra telecamera: «Ho visto la trasmissione, avete fatto un atto di denuncia. Ne abbiamo tenuto conto, tanto da provvedere alla sostituzione dei vertici».

D’Antoni si riferiva alla nostra inchiesta trasmessa ad ottobre 2006, nella quale si documentavano gli orrori ereditati da Arcuri. Bene, il risultato di quella denuncia è stata una citazione per danni per 5 milioni di euro da parte di Sviluppo Italia. Qualche mese dopo cambiano i vertici, ma la causa va avanti.

D’Antoni sa come andavano le cose là dentro, e alla domanda «Abbiamo detto qualcosa di sbagliato?» la risposta è: «No, assolutamente». Allora, mi chiedo, per quale ragione il signor Arcuri permette che si continuino a spendere i soldi dei contribuenti per pagare gli avvocati in una causa contro la Rai e due giornaliste che non hanno fatto altro che il loro mestiere, ovvero fornire quelle informazioni che, sempre secondo Arcuri, latitavano.

È importante prendere posizione su questo punto, altrimenti si legittima il sospetto che fra nuova e vecchia dirigenza ci sia ancora un legame molto solido: il comportamento intimidatorio verso quella stampa che mette il naso dove non dovrebbe, salvo poi reclamarne l’assenza quando conviene.

Infine un fatto allarmante. Arcuri nell’intervista al suo giornale dichiara: “Pongo come condizione quella di continuare a lavorare con il ministro Bersani. Sappiate che quando farà le valigie, me ne andrò dietro di lui». Ma Arcuri è un manager e Bersani un politico! I loro destini dovrebbero essere subordinati solo ai risultati. A meno che Sviluppo Italia, nonostante gli intenti sbandierati, non abbia nessuna intenzione di diventare “impresa”, ma preferisca continuare a servire le clientele.

Aldo Vincent

GODERE CON LA LINGUA

Viaggio tra i neologismi della stampa quotidiana

(tu invece, cos’avevi capito, porcellino?)

http://guide.dada.net/satira/

[URL=http://img103.imageshack.us/my.php?image=bandieratg3.jpg][IMG]http://img103.imageshack.us/img103/9973/bandieratg3.th.jpg[/IMG][/URL]

CUBANO PER UN ANNO

http://guide.dada.net/satira/vincent_da_cuba/






Politica e spese-Il caso

Se «Sviluppo Italia» è «Sviluppo Parenti»

In Calabria l’agenzia conta 34 assunti tra figli, fratelli e consanguinei. Di destra e di sinistra





«Sviluppo Parenti»: tanto varrebbe chiamarla così, la società Sviluppo Italia. Almeno in Calabria. Tra i dipendenti di quella che doveva essere una specie di nuova Iri «ma più moderna, agile ed efficiente» per rilanciare il Sud attirando investimenti esteri, figurano infatti decine di figli, cognati, sorelle, cugini e parenti vari di politici, sindacalisti, giudici. Assunti senza concorso, per chiamata diretta. E decisi a sostenere bellicosamente d’essere stati assunti per brillanti meriti professionali.

Che la società, al di là della pomposità manageriale della «mission» dichiarata («L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa è impegnata nella ripresa di competitività del Paese, in particolare del Mezzogiorno») sia diventata un carrozzone non è una novità. Lo sostiene il Sole 24 Ore che ne ha chiesto la chiusura perché «sbaraccare sarebbe un segnale di svolta più forte di qualunque riforma annunciata». E lo ha ammesso perfino l’amministratore delegato Domenico Arcuri: «Ho ereditato una farsa, una società con una struttura così elefantiaca che al cospetto la General Motors si intimorisce». Basti ricordare che, in attesa del drastico riordino annunciato, il gruppo è oggi un arcipelago di 181 società dotato di 492 amministratori, in larga parte legatissimi alla politica. Nelle sole «controllate» siedono 168 consiglieri di amministrazione, 93 sindaci e 78 membri degli organismi di vigilanza per un totale di 339 persone. Quanto ai dipendenti, sono 1.719, organizzati in maniera folle: il 63% negli «staff» e solo il 37% nelle «linee», da dove vengono i ricavi. Per non parlare delle gerarchie che, come ha scritto sul quotidiano economico Nicoletta Picchio riprendendo la denuncia dello stesso Arcuri, sono eccentriche: «Un dirigente governa due quadri, tutti e tre comandano 5 impiegati».

C’è poi da stupirsi se, stando ai dati Luiss Lab, Sviluppo Italia ha attratto investimenti stranieri nel triennio 2003-2005 per un totale di 297 milioni di euro contro i 760 veicolati in un solo anno, nel 2005, dalla omologa di Dublino che potremmo chiamare «Sviluppo Irlanda»? Dentro un quadro come questo, che ha spinto i vertici a giurare su una svolta netta con una riduzione del personale degli «staff» dal 63 al 20 per cento, un taglio di 601 dipendenti e una radicale ristrutturazione delle strutture periferiche, la Calabria merita una messa a fuoco. Se la Sicilia ha due sedi a Palermo e Catania, la Puglia una più due «incubatori» e la Campania ancora una più due «incubatori», l’assai meno popolata Calabria ne ha cinque. Quattro sedi a Cosenza, Crotone, Reggio e Vibo Valentia più un «incubatore» a Catanzaro. Come mai? Tutto «merito», dicono affettuosi gli amici e critici gli avversari, di quello che è stato il patriarca calabrese della società: Francesco Samengo. La cui biografia merita qualche riga perché rappresenta plasticamente le contraddizioni della macchina pubblica. Venti anni fa venne infatti passato allo spiedo dagli ispettori mandati dall’allora governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi a capire come diavolo avesse fatto la «Carical» (Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania), a lungo feudo della Democrazia cristiana e pilastro d’una politica spendacciona e clientelare, a inabissarsi in una voragine di mille miliardi di debiti. Saltò fuori di tutto.

Mutui accordati per pagare assegni protestati. Altri accordati accendendo due o tre ipoteche sulla medesima casa. Conti in rosso da incubo tollerati in base a «una buona impressione soggettiva ». Fidi da tre miliardi di lire dati per «finanziamento campagna pesche e pomodori » a un tipo che assicurava (e nessuno controllò se fosse vero) che avrebbe avuto un contributo europeo. Prestiti astronomici concessi «in attesa incasso contributo della Regione Calabria» nonostante fosse stata accertata «l’inesistenza della contabilità interna» del cliente. Una gestione scellerata. Che sfociò in un tormentone processuale evaporato tra rinvii e assoluzioni, rinvii e prescrizioni. E in una causa civile, con richiesta di danni per 80 milioni di euro, contro vari amministratori tra i quali appunto Samengo. Allora ras della banca a Cassano Jonico. Dove una casalinga (Angelina Lione) era arrivata ad avere un mutuo dando in garanzia «costruzioni abusive» e a ottenere finanziamenti vari, secondo Bankitalia, «denunciando un patrimonio netto di 4,3 miliardi esistente solo nella sua mente». Altri, in Paesi seri, sarebbero stati spazzati via. Samengo no. E dopo qualche anno di apnea, grazie all’appoggio dell’Udc («io non ne so niente di niente», giurò Giulio Tremonti) si ritrovò nel 2002 promosso ai vertici nazionali di Sviluppo Italia da quello stesso Stato che da lui avanzava i soldi della Carical. Bene.

Ricostruito il quadro, il giornale La Provincia Cosentina ha sparato nei giorni scorsi a tutta pagina un’inchiesta di Gabriele Carchidi. Con un elenco di 34 «assunzioni clientelari riconducibili ai politici di destra e sinistra, uomini di legge e dirigenti ». Figli, nipoti, cognati, cugini… Ed ecco Nerina Pujia, figlia del potente ex parlamentare della Dc Carmelo. Carlo Caligiuri, figlio dell’ex consigliere regionale diessino Enzo. Cecilia Rhodio, figlia dell’ex presidente regionale democristiano Guido. Paola Santelli, sorella dell’ex sottosegretario alla Giustizia e oggi deputata azzurra Jole. Marco Aloise, candidato sindaco per An a Paola nel 2003. Luigi Camo, figlio dell’ex senatore ulivista Geppino, oggi presidente della Sorical. Giovanna Campanaro, nipote dell’ex deputata democristiana e oggi «loierista» Annamaria Nucci (ora assessore comunale a Cosenza) e dell’ex assessore regionale Giampaolo Chiappetta.

E poi ancora Andrea Costabile, nipote dell’ex assessore regionale e attuale senatore Udc Gino Trematerra. Ed Emilio De Bartolo, assessore comunale diessino di Rende, figlio dell’ex assessore ed ex preside della Facoltà di Economia all’Unical Giuseppe. E Giada Fedele, moglie del casiniano vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Occhiuto. E Sandro Mazzuca, assunto con la moglie Fausta D’Ambrosio per la felicità dello zio acquisito Pino Gentile, consigliere regionale azzurro. E Antonio Mingrone, nipote dell’ex deputato forzista G. Battista Caligiuri. EGiovanna Perfetti, figlia dell’ex consigliere regionale buttiglioniano Pasqualino. E via così. Qualcuno, seccato, s’è precipitato a precisare. Paola Santelli assicura che l’assunzione è precedente all’elezione della sorella Jole in Parlamento. Il senatore mussiano Nuccio Iovene che suo fratello Daniele lavorava da anni «alla Società per l’imprenditoria giovanile» assorbita da Sviluppo Italia. Altri hanno fatto spallucce. Macché scandalo, così fan tutti…

Gian Antonio Stella

04 agosto 2007

Risanare prima di tutto. E magari assumere anche qualche nome eccellente. Come quelli, segnalati dal Sole-24 Ore, di Gabriele Visco e Bernardo Mattarrella. Domenico Arcuri è stato chiamato alla guida di Sviluppo Italia, società privata del ministero del Tesoro con una missione da svolgere: fare pulizia, tagliare qua e là per mettere a dieta una struttura, quella della holding di Stato, “elefantica” per stessa ammissione del manager laureato alla Luiss.

Libertà di azione per l’ad di Sviluppo Italia dunque. Anche se scorrendo la lista dei nomi dei nuovi assunti qualche dubbio verrebbe. Uno si chiama Gabriele Visco, figlio di Vincenzo, viceministro dell’Economia e come tale uno dei controllori di Sviluppo Italia. Gabriele è un esperto di comunicazione e fino a pochi mesi fa lavorava in Telecom Italia. Per lui un ricco contratto di consulenza. L’altro si chiama Bernarndo Mattarrella, nipote di Sergio, parlamentare ulivista ed ex ministro della Difesa. Per lui un contratto da dirigente nella divisione Finanza, ruolo che prima ricopriva a Banca Nuova. I curricula ci sono: nulla da obiettare. Ma sono sempre figli, nipoti di ministri che dalla cosa pubblica dovrebbero tenersi ben lontani: non per demeriti, ma per bon ton. Qui invece succede il controllato assume addirittura il figlio del controllore. E poi i nostri governanti si lamentano se dei giornalisti li chiamano casta….

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18-2-2000 La banda del buco
a SVILUPPO ITALIA ?

“L’industriale napoletano Umberto Di Capua, presidente di Abb-Italia e vicepresidente dell’Assolombarda, sarà il nuovo numero uno di Sviluppo Italia (la società, al 100% del Tesoro, che doveva far ripartire lo sviluppo nel Sud)”. (IlMessaggero, 17 Febbraio 2000).






Nel consiglio entrano anche Vincenzo De Bustis, amministratore della Banca del Salento (da poco assorbita dall’Mps di D’Alema), e Giuseppe Vita, (Deutche Bank), presidente della Sharing di Berlino.
“A questi si aggiungerà poi, con una






Sviluppo Italia
E’ la nuova “Cassa del Mezzogiorno” voluta da Bertinotti per dare l’ok alla legge Treu sul lavoro in affitto e alla finanziaria da 100.000 miliardi, organizzata da Ciampi, nominata da D’Alema appena dopo la caduta di Prodi.






speciale deroga alla norma istitutiva che lo vietava, un rappresentante del Dipartimento Sviluppo del ministero del Tesoro.
Restano al loro posto invece gli amministratori Dario Cossutta (figlio di Armando) e Carlo Borgomeo (ex-segretario della Cisl)”.
Nei giorni scorsi si erano dimessi il presidente di Sviluppo Italia, Patrizio Bianchi, prodiano, il vice presidente della Confindustria ed ex-dirigente Fiat Carlo Callieri (papabile per il dopo-Fossa), e ancor prima Mariano D’Antonio.

§ Umberto Di Capua
è presidente di Asea Brown Boveri (Abb) Italia, gruppo elettromeccanico svizzero-svedese, e fino a un mese fa ne era anche l’amministratore delegato.
_____ Di Capua
, che assieme al nuovo incarico “pubblico” manterrà quello di presidente di Abb, ha recentemente sollecitato il governo a privatizzare e deregolamentare “tutti i settori (dall’energia elettrica ai telefoni al gas) in maniera molto determinata” (IlSole24ore,22-12-1999), insistendo in modo particolare sulle centrali dell’Enel.
_____ Non a caso “Abb Italia aveva manifestato nei mesi scorsi un interessamento per la dismissione delle centrali elettriche dell’Enel, nell’ambito del processo di liberalizzazione del mercato”…
Di Capua ha stigmatizzato … i tempi lunghi del procedimento, ma ha ribadito l’interessamento per le centrali di Piacenza e Casella(IlSole24ore,9-4-1999).

____ Umberto Di Capua e’ stato ininterrottamente amministratore delegato di Abb dal settembre 1990 al 13-1-2000, e ora ne è il presidente. precedentemente era stato per dieci anni a capo della Itt industrie riunite e ancora prima alla Sgs, alla Fiat e alla Ercole Marelli, dove e’ stato amministratore delegato.

____ Umberto Di Capua, in “quota” ai prodiani, è uno dei firmatari dell’appello pro-Romiti dopo la condanna per tangenti inflitta all’ex-presidente della Fiat dal Tribunale di Torino;
durante tangentopoli Di Capua, chiamato in causa dal vice presidente di Abb Ivo Braglia, fu arrestato (1993), ma ne uscì indenne. Abb in alcuni processi patteggiò con i giudici il versamento di alcuni miliardi: per la MM, ad esempio, se la cavò con 1miliardo e 924milioni (L’Indipendente,15-3-96).


Mazzette
Confindustria e Sviluppo Italia

.”Le imprese a capitale estero che operano in Italia sono disponibili ad aiutare Sviluppo Italia(IlSole24ore,14-8-99).

Presidente di questi “benefattori”, riuniti nel “Comitato Tecnico Imprese Multinazionali di Confindustria“, è Domenico Ferraro, vice presidente di Alcatel Italia.
“Ecco le proposte del Comitato: accompagnare i vertici di Sviluppo Italia … in tutte le sedi mondiali dove vengono date le indicazioni al grande capitale su dove investire …” (IlSole24ore,14-8-99).

Il 28-5-1993 Lomoro Giuseppe, braccio destro di Parrella, confessa a San Vittore di aver ricevuto da varie aziende 60 miliardi di mazzette, finite poi nelle tasche dei partiti di tangentopoli, e fornisce a Di Pietro anche gli estremi delle operazioni bancarie. Tra gli altri (Pirelli, Olivetti, Sirti, Italtel, Aet, Marconi, Siemens, Ericson, Fatme, ..) parla di “Alcatel in persona di Ferraro prima e Gulemani poi complessivamente la somma di circa 7 miliardi con versamento estero su estero oltre a una parte in Italia“, e di “Telettra in persona di Palieri e Viola complessivamente la somma di circa 3 miliardi e 300 milioni“.
Palieri, interrogato a Torino dal PM dott. Sandrelli il 27-1-’96, confermò mazzette a Lomoro in Svizzera per 5 miliardi.

La Telettra nel 1990 è passata dalla Fiat all‘Alcatel, ove Ferraro era amministratore delegato e Palieri presidente (dal ‘91 al posto di Mattioli).

· Domenico Ferraro attualmente è membro della Giunta della Confindustria e presidente dell’Associazione nazionale telecomunicazioni dell’Anie (vice presidente è Salvatore Randi che a suo tempo come Italtel versò a Lomoro “la somma di 3 miliardi e 800 milioni”).
Ferraro ad aprile ‘99 è stato nominato “tesoriere dell’Anie, con delega specifica per il coordinamento degli affari finanziari del sistema Anie” ( ! ).

· Raffaele Palieri dal ‘91 al ‘95 è stato presidente dell’Anie, l’associazione nazionale delle industrie elettrotecniche ed elettroniche della Confindustria che ha sede presso la Fiera di Milano; vice-presidente era Umberto Di Capua

· Moltissime aziende dell’Anie erano coinvolte in tangentopoli, tanto da far pensare (mazzette Enel, FS, telefoni, ecc..) a un vero e proprio sistema pianificato dall’alto.

Giuseppe Vita
è a capo del consiglio di amministrazione della Schering, multinazionale farmaceutica tedesca, presso la sede centrale di Berlino. Manterrà tale incarico.






____Vita, nato a Favara (AG) nel 1935, e’ entrato nell’allora gruppo chimico Schering nel ‘64 e non lo ha piu’ lasciato salendo tutti i gradini della gerarchia aziendale. Diventò presidente del gruppo Schering (nel giugno del 1989, dopo aver diretto la filiale di Milano) e amministratore delegato.

____ Giuseppe Vita nel maggio del 1998 è stato nominato presidente della Deutsche Bank in Italia;
è inoltre diventato membro del consiglio di sorveglianza della Continental Ag (pneumatici), della Bewag Ag (elettricita’ di Berlino), e della Herlitz. E’ stato anche membro della beirat (comitato di esperti dei vari settori industriali) di Commerzbank Ag, a Francoforte;
nel ‘90 è stato nominato Cavaliere del lavoro da Cossiga.

§ Vincenzo De Bustis

Vincenzo De Bustis, dirigente romano, è dal ‘94 direttore generale della Banca del Salento, assegnata 3 mesi fa al Montepaschi di Siena (controllato dai DS) dal “libero” mercato comandato da Re Fazio (governatore della banca di Lorsignori) nel quadro della spartizione tra Fiat, Cuccia-Romiti, Bazoli, Unicredit, Banca di Roma e MpS.

Carlo Borgomeo
Napoletano, 52 anni, dal 1986 è presidente dell’ Ig spa, societa’ pubblica per l’imprenditorialita’ giovanile, istituita sempre nel 1986 da De Michelis e da De Vito per gestire la legge 44 (agevolazioni per la nascita di nuove imprese promosse da giovani tra i 18 e i35 anni);
oggi si occupa anche della legge sul “prestito d’onore”, oltre a iniziative di “sostegno” alle piccole e medie imprese.

Borgomeo è -con Cossutta- amministratore delegato di Sviluppo Italia con la delega alla gestione del personale.


Deutche Bank Italia

Deutsche Bank Spa (Italia) e’ nata nel ‘94 dopo che la Banca d’America e d’Italia (acquistata nell’86) ha rilevato il controllo della Banca Popolare di Lecco, che e’ stata incorporata. Deutche Bank Spa ha comprato nel ‘95 Finanza e Futuro, società che gestisce fondi (anche pensione), e ha poi creato una serie di societa’ operanti in Borsa, come la Sim della banca, nei fondi immobiliari e nel ramo vita.

Giuseppe Vita -che ne era già vice presidente- nel ‘98 è stato nominato presidente di Deutche Bank Italia, con Carl von Boehm-Bezing vice presidente e Gianni Testoni amministratore delegato.

La tedesca Deutche Bank, con presidente Rolf Breuer, è la prima banca del mondo dopo l’acquisto con 20.000 miliardi di lire della Bankers Trust (ottava banca americana), e recentemente ha costituito la Db Investor a cui fanno capo partecipazioni azionarie del valore di 42.000 miliardi di lire (19.000 miliardi per il 12% di Daimler-Chrysler della quale è prima azionista, 13.000 miliardi per il 9,4% di Allianz, 7.000 miliardi di lire per il 10% di Munich Re); è nel patto di sindacato della Fiat, mentre -pur avendo una grossa presenza in Comit- è esclusa dalla gestione di Banca Intesa perchè ora, insieme ad Agnelli, si contrappone a Cuccia.

Il consigliere del presidente del Consiglio D’Alema per la finanza e la multimedialità è Davide Corritore,
amministratore delegato di Deutsche Bank Fondi fino al maggio ‘98.

Dario Cossutta,
figlio di Armando, nominato 1 anno fa nel consiglio di amministrazione di Sviluppo Italia, dal luglio ‘99 ha fatto l’amministratore unico di Investire Italia; un mese fa, dopo la recente riorganizzazione, è stato nominato -assieme a Carlo Borgomeo- amministratore delegato di Sviluppo Italia con la responsabilità di tutta la parte amministrativa e finanziaria.
_____ Dario Cossutta da più di 10 anni è direttore della “banca d’affari” della Comit di Cuccia e Romiti (e ora di Bazoli): compravendita di aziende e di pacchetti azionari a fini speculativi, collocamento di società in Borsa, privatizzazioni (tra le altre, è il regista della privatizzazione di Seat-Pagine Gialle, ora inglobata dalla Telecom di Colaninno: alla Seat solo i profitti del 1999 sono superiori al prezzo di “vendita” di due anni fa !!);
quand’era Pillitteri sindaco, è stato consigliere a Palazzo Marino prima per il PCI e poi per Rifondazione.

“Sviluppo Italia, è tempo di chiudere”, titolava IlSole24ore il 10-2-2000. Roberto Perotti, professore alla Columbia University di New York, scriveva:
“Finora tutti i programmi di Sviluppo Italia sono rimasti sulla carta. Ma non sempre saremo così fortunati … i suoi dirigenti potrebbero decidere finalmente di fare qualcosa. E allora sarebbero veramente dolori per tutti”.

Il giorno stesso Patrizio Bianchi si è dimesso da presidente di Sviluppo Italia, facendo ritorno all’Università di Bologna e alla Nomisma di Prodi.

Il ministro del Tesoro Giuliano Amato ha fatto capire che «è giunto il tempo di un Cda più manageriale, più legato alle imprese». Nel secondo ciclo, ha spiegato, «prenderà corpo» la missione di Sviluppo Italia «che è quella di elaborare progetti, venderli alle imprese e portarle nel Mezzogiorno per realizzarli». Ecco perciò la nomina di Di Capua, De Bustis e Vita per i quali secondo Amato non c’è incompatibilità con gli attuali incarichi privati !!

La “pubblica” Sviluppo Italia, che già lo scorso anno è stata gestita -tra gli altri- dal vice-presidente della Confindustria Callieri, è ora del tutto una filiale di Lorsignori.

cobasalfaromeo,18-2-2000

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Home News Calabria Lo Scandalo di Sviluppo Italia arriva in Parlamento. - Vincenzo Antolino

Lo Scandalo di Sviluppo Italia arriva in Parlamento. - Vincenzo Antolino

Scritto da Vincenzo Antolino

giovedì 16 agosto 2007

La scandalosa gestione di Sviluppo Italia Calabria resta al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica ma continua ad essere ignorata da gran parte del mondo politico e sindacale. Un silenzio eloquente che conferma come nel reclutamento dei figli di papà, che rappresentano il cento per cento del materiale umano dell’azienda, siano coinvolti tutti gli esponenti di primo e secondo piano della classe dirigente calabrese. A squarciare il velo del silenzio è stato ieri il deputato Francesco Caruso, eletto nella circoscrizione calabrese nella lista di Rifondazione Comunista . Nell’interrogazione dell’on. Caruso si fa riferimento all’ipotesi, che in qualche misura viene avallata, che prevede il passaggio di Sviluppo Italia Calabria alla Regione.Si tratterebbe di un abbinamento sciagurato che sommerebbe l’alta capacità affaristica degli amministratori regionali con l’alto tasso di nepotismo e clientele di Sviluppo Italia Calabria.Ne verrebbe fuori un carrozzone all’ennesima potenza. Una prospettiva che va decisamente scongiurata. Dalle vicende di Sviluppo Italia alla Principe – story e alla approvazione nel consiglio comunale di Rende di nuovi strumenti urbanistici. A votarli sono stati consiglieri che hanno consistenti interessi nel settore edilizio o come costruttori o come proprietari o parenti di proprietari di suoli edificatori. La Provincia Cosentina ha denunciato il grave conflitto d’interesse di assessori e consiglieri comunali suscitando la rabbiosa reazione dei Principe – boys. Sono arrivati anche annunci di querele che non ci spaventano. I giornalisti della Provincia Cosentina sono in grado di dimostrare che quella scritta nei giorni scorsi dal consiglio comunale di Rende è stata una pagina vergognosa. È confortante che a Rende, a differenza di quel che accade alla Regione e in altri importanti enti locali, ci sia una opposizione che sta dimostrando di non avere le mani legate e di essere in grado di contrastare il disegno egemonico dei Principe e dei loro seguaci. ( p.n.).

La scandalosa gestione di Sviluppo Italia arriva in parlamento. L’iniziativa è del deputato di Rifondazione Comunista Francesco Caruso, eletto nella circoscrizione calabrese.Il parlamentare denuncia le operazioni clientelari che caratterizzano l’attività di Sviluppo Italia con particolare riferimento al reclutamento del personale composto da figli e parenti di deputati e senatori, amministratori e dirigenti regionali, magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine.

Questa l’interrogazione dell’on. Caruso che riportiamo integralmente.

Al Ministro dello Sviluppo Economico.Interrogazione a risposta scritta

Premesso che: Sviluppo Italia Calabria S.C.p.A. è una società partecipata dalla Regione Calabria, dalla Fincalabra, dalle Camere di Commercio e dalle più rappresentative associazioni di categoria della regione, che opera dal 1992 per lo sviluppo delle PMI calabresi.La società calabrese è un’isola dell’arcipelago di Sviluppo Italia di cui fanno parte 181 società dotato di 492 amministratori, in larga parte legatissimi alla politica. Nelle sole “controllate” siedono 168 consiglieri di amministrazione, 93 sindaci e 78 membri degli organismi di vigilanza per un totale di 339 persone. La società Sviluppo Italia ha riconosciuto retribuzioni particolarmente significative ai manager e ai dipendenti, avvalendosi, altresì, di numerose consulenze esterne; ha avuto partecipazioni rilevanti in società che effettuano investimenti di dubbia utilità ed acquisiscono permessi e finanziamenti con modalità non trasparenti : per fare solo un esempio ha destinato 45 milioni di euro alla creazione di un portale dedicato al turismo ( www.italia.it) , la cui realizzazione, per la struttura e la grafica del sito in oggetto, avrebbe un costo reale di mercato di poche centinaia di migliaia di euro.Alcune inchieste giornalistiche pubblicate nelle ultime settimane dal quotidiano “ La Provincia di Cosenza” e riprese dal Corriere della Sera in data 4 agosto in un articolo a firma di Gian Antonio Stella, evidenziano come la società Sviluppo Italia Calabria sia diventata un “carrozzone” nel quale negli anni sono stati assunti decine di figli, cognati, sorelle, cugini e parenti di politici, sindacalisti, giudici, senza concorso e per chiamata diretta.Si citano ad esempio Nerina PuJia, figlia del potente ex parlamentare della DC Carmelo. Carlo Caligiuri, figlio dell’ex consigliere regionale diessino Enzo. Cecilia Rhodio, figlia dell’ex presidente regionale democristiano Guido. Paola Santelli, sorella dell’ex sottosegretario alla giustizia e oggi deputata azzurra Jole. Marco Aloise, candidato sindaco per AN a Paola nel 2003. Luigi Camo, figlio dell’ex senatore ulivista Geppino, oggi presidente della Sorical. Giovanna Campanaro, nipote dell’ex deputata democristiana e oggi “loierista” Annamaria Nucci ( ora Assessore comunale a Cosenza) e dell’ex assessore regionale Giampaolo Chiappetta.E poi ancora Andrea Costabile, nipote dell’ex assessore regionale e attuale senatore Udc Gino Trematerra. Ed Emilio De Bartolo, assessore comunale diessino di Rende, figlio dell’ex assessore ed ex preside della Facoltà di Economia Giuseppe. E Giada Fedele, moglie del casiniano vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Occhiuto. E Sandro Mazzuca, assunto con la moglie Fausta D’Ambrosio per la felicità dello zio acquisito Pino Gentile, consigliere regionale azzurro. E Antonio Mingrone, nipote dell’ex deputato forzista G. Battista Caligiuri. E Giovanna Perfetti figlia dell’ex consigliere regionale buttiglioniano Pasqualino.

Il comma 461 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2007 ha obbligato la società Sviluppo Italia a predisporre, entro il 31 marzo 2007 un piano di riordino e dismissioni delle proprie partecipazioni societarie che dovrà determinare una riduzione del numero dei membri del cda che passerà a 3 e una dismissione delle partecipazioni non strategiche.Il piano di riordino approvato dal consiglio di amministrazione, la cui adozione era prevista per il 30 marzo 2007 ed invece è stato licenziato solo ai primi di luglio, punta alla creazione 3 newco – una per la finanza, una per le reti e la terza dedicata ai progetti - , un’importante campagna di dismissioni e una riduzione della struttura organizzativa.In particolare ai commi 460 – 463 della legge finanziaria, si specifica che le società regionali si procederà d’intesa con le regioni interessate anche tramite la cessione a titolo gratuito alle stesse regioni o altre amministrazioni pubbliche delle relative partecipazioni - :

CHIEDE Quali provvedimenti il Ministro intenda adottare affinché il passaggio di consegne dal ministero alla regione Calabria della società Sviluppo Italia Calabria non determini un aggravio delle logiche clientelari sulle spalle della suddetta società, data anche la presenza negli organi politici della regione Calabria di numerosi personaggi politici già implicati in inchieste giudiziarie e processi penali a seguito della gestione privatistica e clientelare della cosa pubblica.

Quali provvedimenti il Ministro intenda adottare affinché nel suddetto passaggio venga posta in essere una procedura attenta di verifica dei dirigenti della società Sviluppo Italia Calabria, tale da valorizzare e mantenere in organico i soggetti realmente detentori di requisiti di professionalità e competenza e al tempo stesso allontanare e licenziare i dirigenti il cui unico titolo di merito sia il vincolo di parentela o l’aggancio clientelare con il politico di turno. ( On. Francesco Caruso).

Ultimo aggiornamento ( domenica 23 settembre 2007 )

L’UNITA’

Sviluppo Italia: «Stiamo cedendo le nostre partecipate»

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Pubblicato il domenica 30 settembre 2007 in: VINCENT DA CUBA

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