
Il giornalismo di Gabriela
Noterella per i quattro frequentatori di http://www.giornalismi.info/aldovincent dove, dopo le censure subite su Wikipedia http://it.wikiversity.org/wiki/Corso:Scienze_della_comunicazione che mi cancellò dopo infinite polemiche la lezione sul Mielismo, ho deciso di continuare a pubblicare il corso sul McLuhan:
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Cari coniglietti,
Prendiamoci una pausa, una boccata d’aria fresca, e andiamo a leggerci il reportage di Gabriela Jacomella sul turismo sessuale che tanto lustro dà al nostro Belpaese (Corriere della Sera, 25 Marzo 2008, pagina 10/11).
Vi segnalo la corrispondenza, intanto perchè questa signora è rimasta una delle rare mosche bianche che scrive DOPO AVER VISTO DI PERSONA.
In secondo luogo, per la cortesia con cui risponde ai suoi lettori, altra merce rara di questi tempi, come se non facesse parte del buon giornalismo.
Buona lettura.
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Aldo Vincent
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Focus
Bambini sfruttati L’ identikit Giovani, colti, appartengono alla classe media Il Web È lo strumento usato per aggirare i controlli
I nuovi turisti del sesso
Gli italiani in testa alle classifiche 80 mila l’ anno in cerca di minorenni
È giovane, ha poco meno di 30 anni. È tecnologico, scivola nei meandri della Rete come un pesce dentro l’ acqua. È di cultura media, non necessariamente con un reddito alto, e ama visitare un po’ tutto il mondo, dal Kenya alla Colombia, dalla Cambogia all’ Ucraina. Ed è, sempre più spesso, italiano. Il nuovo identikit del «turista sessuale con minori» - definizione giuridicamente asettica, che cela l’ orrore di due milioni di piccole vite violentate e spezzate per sempre - è un pugno nello stomaco del nostro Paese. Sono oltre 80.000 i viaggiatori che ogni anno lasciano la Penisola per andare a caccia di sesso proibito, con bambini e adolescenti; non solo pedofili (il 3% del totale), ma soprattutto uomini e donne normali. Lo dicono i dati raccolti dall’ Ecpat (End Child Prostitution, pornography And Trafficking in children for sexual purposes), una rete internazionale di Ong presente in 70 Paesi. In Italia, Ecpat è attiva dal 1994 (www.ecpat.it).
Nel 1998 le sue azioni di lobbying hanno contribuito alla nascita della legge 269 (poi migliorata dalla 38/06), che combatte lo sfruttamento di prostituzione, pornografia e turismo sessuale a danno dei minori, anche quando il fatto è commesso all’ estero; è grazie a questa normativa che nel marzo 2007 il veronese Giorgio Sampec è stato condannato a 14 anni di carcere, e nel settembre scorso, a Trento, un 55enne è finito in manette per aver commesso atti sessuali con ragazzine thailandesi e cambogiane tra i 12 e i 16 anni. Nel 2000, infine, Ecpat ha promosso il «Codice di condotta dell’ industria italiana del turismo». Ma nella primavera 2008, per Ecpat Italia è di nuovo allarme rosso. «Negli ultimi anni - spiega il presidente, l’ avvocato Marco Scarpati - l’ italiano ha scalato pesantemente i primi posti di questa terribile “classifica”: se prima in alcuni Paesi eravamo fra le prime 4-5 nazionalità, oggi siamo i più presenti in Kenya (il 24% dei clienti di prostituti/e minorenni è italiano, contro il 38% di “locali”), Repubblica Dominicana, Colombia…». La soglia di attenzione si alza, e si abbassa l’ età del turista sessuale, «che non corrisponde più al cliché del “vecchio ricco e bavoso”. La media è intorno ai 27 anni, i low cost permettono di spostarsi di più, il Web consente di gestire tutto da soli e di oltrepassare le “dighe” che avevamo cercato di erigere a difesa di questi ragazzi». Come gli accordi con catene alberghiere e tour operator, che in alcuni Paesi vietano l’ ingresso in hotel ai minori non accompagnati da un genitore o un tutore.
nbsp;O le alleanze con i tassisti, sguinzagliati a «controllare» i predatori di bambini. «Ma oggi il turista sessuale sa come trovare un autista clandestino, alberghi “senza stelle” e senza formalità, contatti locali che lo aiutino a “cavarsela” in caso di denuncia…». E i nuovi territori di caccia si spingono in luoghi lontani e quasi dimenticati: in Mongolia, per dire, una segnalazione ad Ecpat Italia «ha rivelato l’ esistenza di tour operator che organizzano viaggi a sfondo sessuale, presentandoli come battute di pesca sportiva». Tutto online, sfuggente, inafferrabile; intercettare i flussi è complicato e costoso, il materiale si scambia in siti peer-to-peer che come garanzia per l’ ingresso richiedono foto del «candidato» impegnato in situazioni hard con minori. Dai dossier di Ecpat, nati da indagini sul campo e dossier medici, interviste a beach boys e giovanissime jineteras («i ragazzi in genere sono più grandicelli, dai 13 ai 18, per le bambine la fascia è 11-15 anni»), affiora il ritratto «di un italiano turista del sesso che in Kenya, ad esempio, una volta su 2 non vuole il profilattico. In molti poi filmano gli incontri, anche con il cellulare, e li mettono in Rete».
C’ è poi il mondo inesplorato del turismo sessuale femminile, «fatto di donne dal reddito e livello culturale alti; le mete? Kenya, Gambia, Senegal, ma anche Cuba, Brasile, Colombia». Da parte sua, Ecpat non sta con le mani in mano: ci sono i progetti di cooperazione e i centri di recupero nei Paesi a rischio (tra gli ultimi nati, quello in Bulgaria, «ci arrivano bambini che hanno avuto fino a 6.000 “clienti” l’ anno»), formazione congiunta per poliziotti italiani e stranieri, progetti di campagne sociali («se l’ età del turista sessuale è calata in modo così drammatico, questo significa che la prevenzione, qui, va fatta sin dall’ adolescenza»). Perché l’ Italia, Paese d’ origine di tanti predatori del sesso, è anche in prima fila tra chi li combatte: «Come finanziamenti governativi, siamo al primo posto in Europa e sul podio mondiale. Un impegno costante, dal 2000 ad oggi», conferma Scarpati. L’ appuntamento, ora, è per il III Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, organizzato da Ecpat, Unicef e Ong per la Convenzione dei diritti dell’ Infanzia. Luogo: Rio de Janeiro. Data: dal 25 al 28 novembre prossimi. L’ Italia, anche stavolta, ci sarà.
Jacomella Gabriela
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(25 marzo 2008) - Corriere della Sera
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Reportage
Come cambiano le mete e le abitudini dei «predatori». I tentativi dell’ Unicef per combattere la piaga
«Dormo sulla spiaggia, qui arrivano clienti»
Josìa, dodicenne a Santo Domingo, dove la prostituzione è alla luce del sole
DAL NOSTRO INVIATO SANTO DOMINGO (Repubblica Dominicana) -
nbsp;«La notte, quando non piove, dormo con gli altri sulla spiaggia, sotto le palme. Ogni tanto qualche turista ci avvicina nel buio. Che cosa vuole da noi? Rapporti orali, sexo por atrás». Josìa ha occhi verdi e capelli scoloriti dal sole, il sopracciglio tagliato da una cicatrice, «una manganellata della polizia», dice. Josìa vive sulle strade di Boca Chica, si porta indosso tutto ciò che possiede: un paio di pantaloncini da basket infilati sui jeans, una t-shirt lisa, in tasca una moneta da 25 pesos, meno di un dollaro. Josìa parla di sesso anale («por atrás») con l’ indifferenza di chi nella vita ha già provato molto. Josìa ha 12 anni. I Bimbi Sperduti di Santo Domingo dormono sulle sabbie immacolate di un’ Isola-che-non-c’ è: quella dei resort a 5 stelle e dei viaggi all inclusive, dove il ritmo del merengue scandisce giornate fatte di sole, mare e piña colada.
Un’ isola che esiste per i 4 milioni di stranieri che ogni anno sbarcano nei suoi aeroporti, ma non per gli 8,9 milioni di abitanti di un Paese che vanta l’ 11° posto nella classifica mondiale della disoccupazione, un Pil pro capite di 8.220 dollari (contro i 28.530 italiani), il 40% della popolazione di età inferiore ai 15 anni. I bambini vittime di sfruttamento sessuale sono almeno 35mila, chiunque può portarseli a letto per un pugno di dollari, dai 10 ai 30 dicono le stime. Per un turista, il prezzo di una cena. Per un dominicano, la paga di una settimana. Sulla spiaggia di Las Terrenas, nel nord della penisola di Samanà, si sente parlare quasi solo italiano. Giovani coppie con figli, comitive di pensionati, villette immerse nel verde. Nessuno sembra far caso al turista sessantenne che amoreggia con due ragazzine, a mollo nell’ acqua trasparente. Abbracci, carezze, baci appassionati. I costumi scollati rivelano seni inesistenti, i fianchi sono appena pronunciati.
Non hanno più di 14 anni. A Boca Chica, nel sud del Paese, l’ ora dello «struscio» scatta alle 7, quando il buio cala su sdraio e ombrelloni. Davanti ai pub di Calle Duarte sfrecciano i motorini. A bordo, turisti di mezza età che rallentano di fronte alle dodicenni in minigonna ferme sui marciapiedi. Niente bordelli in stile Bangkok: qui il mercato della carne avviene alla luce del sole, senza pudori o sensi di colpa; per il gruppo di trentenni romani alle prese con un cuba libre al bancone del bar, l’ adolescente con le treccine che si lascia accarezzare le gambe con sguardo assente è solo un piacevole elemento d’ arredo. Del resto, l’ all inclusive è la formula che, da queste parti, va per la maggiore. «I turisti valutano le opportunità: ci sono la barriera corallina, la Zona Coloniál (il centro storico di Santo Domingo, patrimonio dell’ umanità, ndr)… e poi, perché no, si può fare sesso con minorenni», commenta amara Maria Elena Asuad, che per l’ Unicef segue i progetti di contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori nella Repubblica. «Quando si parla di questo problema, il focus è sempre sull’ Asia. Ma oggi le rotte si sono spostate».
nbsp;Le nazionalità «sotto accusa»? Sempre quelle, in ogni angolo dell’ isola: Italia, Germania, Francia, Canada. Qualche svizzero, pochi americani. Da Puerto Plata a Boca Chica, Punta Cana, Samanà: «Tutti i luoghi dove c’ è una spiaggia e un intorno urbano sono a rischio», spiega Camilo Medina, della Fondación Azúcar. Nella sede scalcagnata dell’ associazione, a Las Terrenas, gli scaffali sono carichi di fascicoli su casi di violenza a danno di minori; a farla da padroni sono i «turisti della seconda casa, che stanno qui 3-4 mesi, stabiliscono un rapporto di fiducia con la famiglia… Ma denunciarli è quasi impossibile: se la legge (la 136/2003) è buona, le politiche di attuazione sono inefficienti». Perché per un arresto servono le prove. E prima ancora, una denuncia. «Ma guardi che qui le ragazze si sviluppano presto - sbotta Nathalie, una francese sui 35 anni che a Las Terrenas gestisce un’ agenzia turistica -, sono loro che si offrono ai turisti…». «Un ex diplomatico italiano - ricorda la Asuad - mi disse: meglio, così gli danno qualche soldo per mangiare, no?».
In Calle del Carmen i bambini giocano nei canali di scolo, le strade sono fiumi di fango, le baracche si appoggiano esauste alle recinzioni di ville hollywoodiane. Una ragazzina in tacchi alti e hot pants candidi aspetta nel buio. A Santo Domingo, le statistiche dicono che la clientela dei «baby prostituti» è in maggioranza nazionale. A Boca Chica, l’ associazione Caminantes accoglie i niños de la calle fuggiti da un padre stupratore, una madre prostituta. «Ma qui vediamo uomini camminare per il barrio sventolando mazzette di euro, resort dove le turiste si portano in camera ragazzini di 14-16 anni - racconta la responsabile, Denisse Pichardo -. È inutile: lo straniero che viene qui lo fa per il sesso. Per i responsabili del settore, l’ 85% dei turisti sono famiglie; ma lo chieda ai dipendenti, cosa capita nelle stanze…».
Quanto a quello, basta sfogliare le pagine del Listín Diario: «In un hotel di Boca Chica hanno scoperto un turista che realizzava pellicole porno con minori», ricorda il caporedattore Tomás Aquino Méndez. Dieci anni fa, stesso luogo, un italiano è stato ucciso da un 13enne che imbottiva di droga, filmando gli abusi. «Dopo sei anni di galera è venuto da noi. Completamente impazzito», dice Denisse. Allo scalo internazionale Las Américas, chi sbarca è accolto da un cartello: «L’ uso di minori per prostituzione e pedopornografia è punito con il carcere (fino a 10 anni) e multe (fino a un milione di pesos)». È uno dei risultati del lavoro della Commissione interistituzionale contro l’ abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori (che riunisce governo e Ong, Unicef e Ilo, associazioni del turismo, polizia…).
I fronti aperti sono molti, dalla campagna realizzata con Unicef, Ecpat e cooperazione italiana alle 9 «case di accoglienza» per minori a rischio, alle convenzioni con hotel e guide turistiche. Perché «l’ abuso sessuale è un crimine. Ignorarlo pure», ricorda uno spot in tv. Alle 19.30, ai tavolini del Café Las Flores, in piena Zona Coloniál, un americano sui 65 anni, occhialini dorati e barba da Babbo Natale, circonda con un braccio la vita di una ragazzina di 14, forse 15 anni. Il flusso di turisti prosegue oltre, lo sguardo fisso sui negozietti di sigari e souvenir. gjacomella@rcs.it
Jacomella Gabriela
Pagina 11
(25 marzo 2008) - Corriere della Sera
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CORRISPONDENZA
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Da: aldo vincent (gelataldo@hotmail.com)
Inviato:
martedì 25 marzo 2008 19.59.10
A:
giacomella@rcs.it
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Cc:
lettere@corriere.it (lettere@corriere.it)
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nbsp;Un commento da Boca Chica
A proposito dei nuovi turisti del sesso, apparso il 25/3 sul Corriere, il reportage ben documentato della signora Jacomelli soffre di una pecca: chissà chi le ha riferito di minorenni che “battono” sulla Duarte dalle 7 di sera.
In realtà la “movida” comincia alle 9, quando chiudono il centro al traffico e i pubs mettono in strada sedie e tavolini. Può darsi che tra il gran movimento di prostitute ci sia pure qualche minorenne, però il controllo della polizia turistica è capillare e credo che il fenomeno sia poco rilevante.
Capita invece che le ragazzine si mettano in mostra sulla spiaggia, dove è possibile aggirare i controlli, ma anche qui garantisco che è difficile indovinare l’età di queste prostitute per necessità.
Gli “stanziali”, quelli cioè che rimangono qui per lungo tempo, cercano rapporti più duraturi e scelgono ragazzine giovani, certamente per la facilità della conquista, e poi perchè optando per una ragazza meno giovane moltissime volte si rischia di dover mantenere figli, amanti segreti, mariti nascosti, eccetera.
Il turismo sessuale qui è un fenomeno vergognoso, ma molte colpe sono degli italianucci che vengono qui a fare i viveur miliardari mentre a casa loro andrebbero in bianco fisso.
Una nota di colore: qui stranamente approdano molti giovani, fose colti ma vacui, che abitualmente prendono il Viagra per poter sostenere performance con più di una ragazza al giorno.
Forse sarebbe bello un’inchiestina nei dintorni del cervello di questi sciroccati…
Con stima.
Aldo Vincent
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Subject: R: Un commento da Boca Chica
Date: Tue, 25 Mar 2008 19:10:25 +0100
From: GJacomella@rcs.it
To: gelataldo@hotmail.com
Gentile signor Vincent,
la ringrazio per la sua mail che conferma parecchie delle sensazioni avute durante il mio viaggio in Repubblica Dominicana: la presenza di turisti sempre più giovani a caccia di sesso facile è purtroppo qualcosa che ho visto di frequente.
Per quanto riguarda la presenza delle ragazzine su Calle Duarte, l’ho scritto perché l’ho visto di persona: è vero che alle 9 il fenomeno “esplode”, ma già alle 7 – quando difatti i motorini possono ancora girare – le dinamiche sono molto chiare. Di agenti della PoliTur ne avrò visti un paio in tutto il pomeriggio/sera, di minorenni invece parecchie di più.
Quanto alle colpe degli italiani che vengono a Santo Domingo a fare i viveur, con me sfonda una porta aperta; più di una volta mi sono vergognata di parlare la stessa lingua di alcuni personaggi che definire squallidi sarebbe eccessivamente “morbido”. Ed è doloroso vedere come questi stessi personaggi stiano sfruttando un’isola splendida e il suo popolo, altrettanto solare e pieno di voglia di vivere.
Grazie davvero per la sua attenzione, è un piacere avere lettori così partecipi.
Un cordiale saluto
Gabriela Jacomella
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RE: R: Un commento da Boca Chica
Da: aldo vincent (gelataldo@hotmail.com)
Inviato:
martedì 25 marzo 2008 21.01.38
A:
Jacomella Gabriela (gjacomella@rcs.it)
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Per la verità io sono un poco critico nei confronti del Corriere e di alcuni reportage fatti con la carta carbone.
Mi compiaccio del fatto che lei abbia scritto dopo aver visto.
Spero tanto che sia giovane (ahimè, non per ragioni sentimentali, ma nella speranza che il moderno giornalismo si liberi da pericolose incrostazioni).
Le faccio i miei più sentiti omaggi.
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Aldo Vincent
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P.S.
(pure io ho fatto un paio di reportages, uno da Cuba con un diario clandestino durato un anno, un paio africani, beh, se vuole darci un’occhiata, li trova qui: http://guide.dada.net/satira/ )
Cordialità
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A.
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R: R: Un commento da Boca Chica
Da: Jacomella Gabriela (GJacomella@rcs.it)
Inviato:martedì 25 marzo 2008 21.16.17
A: aldo vincent (gelataldo@hotmail.com)
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Beh, non si preoccupi, ad essere “un poco critici” nei confronti del giornale per cui scrivo siamo perlomeno in due
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Sono ancora abbastanza giovane (classe ’77) per poter sperare, a giorni alterni, che il giornalismo possa rinascere dalle sue ceneri. In Italia, però, sarà più complicato che altrove.
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Grazie di nuovo per le sue mail, appena chiuso il giornale di oggi mi farò un giro sui suoi blog
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GJ
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RE: R: R: Un commento da Boca Chica
Da: aldo vincent (gelataldo@hotmail.com)
Inviato:mercoledì 26 marzo 2008 14.19.24
A: Jacomella Gabriela (gjacomella@rcs.it)
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Carissima signora, le debbo delle scuse
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Sa, certe volte, come vanno le cose.
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Uno ci pensa su e poi, testardo, se ne scende alla Duarte al tramonto per vedere un po’ cosa succede..
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Così ho fatto io.
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Accidenti, guardando le cose con occhi diversi, questa volta spalancati dalle sue osservazioni, ho notato che il fenomeno della prostituzione minorile – che forse per la bassa stagione o perchè poco interessato all’articolo, mi era sfuggito – esiste eccome!
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Specie in quello spiazzo d’erba spellacchiato dove fermano gli autobus e che loro chiamano pomposamente “El Parque” ci sono minorenni a frotte, che approfittando della totale assenza della polizia turistica, ostentano le loro grazie in attesa dell’incontro che faccia loro svoltare la giornata.
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A questo punto, non certo per puntiglio ma per la completezza delle sue informazioni, mi sento di fare un’osservazione.
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Dal suo prezioso articolo ho avuto come la sensazione che trasparisse una sorta di pietà mistica contro queste sfortunate costrette dal bisogno a farsi insozzare dal bianco post-colonialista.
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In realtà sarei propenso a considerare una serie di concause, ormai arcinote, che convergono tutte come fattori agenti su di una natura predisposta.
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Senza voler giustificare nessuno, per carità, diciamo che io tra poche settimane aprirò un take away proprio sulla Duarte.
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E’ una storia lunga. Di ritorno da una missione umanitaria da Cuba e nell’impossibilità di recarmi ad Haiti volevo aprire un forno per insegnare ai ragazzini da spiaggia a fare il pane e la pizza che qualche giovane bisognosa avrebbe potuto vendere al banco.
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Bene, il progetto se n’è andato a farsi friggere perchè i ragazzini, che come lei ha ben documentato, molte volte sono scappati da casa per vivere facendo ufficialmente i lustrascarpe ( e in realtà lei sa bene come poi sbarcano il lunario) e le ragazze, preferiscono continuare questo genere di vita dissoluta piuttosto che lavorare.
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Qui si aprirebbe il discorso di causa ed effetto che ci porterebbe lontano, quindi lasciamo perdere.
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Con accresciuta stima
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Aldo Vincent
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P.S.
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Il locale, se riuscirò ad aprirlo, se pagherò le giuste tangenti alle autorità, se avrò la protezione della polizia, se la malavita non me lo brucerà per tempo, se troverò qualcuno disposto a lavorare, si chiamerà EL TUCANO.
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Se ripassa da queste parti, le offro una cerveza.
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L’aspetto.
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A.V
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R: R: R: Un commento da Boca Chica
Da: Jacomella Gabriela (GJacomella@rcs.it)
nbsp;Aggiungi contatto
Inviato:mercoledì 26 marzo 2008 19.12.26
A: aldo vincent (gelataldo@hotmail.com)
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Gentile Aldo,
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niente scuse: magari i lettori fossero tutti così curiosi e pronti ad indagare con mano quello di cui scriviamo Forse anche il giornalismo italiano sarebbe in condizioni meno disastrose.
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Confesso che di pietà, in quella settimana dominicana, ne ho provata spesso: ma forse più per i bambini “de la calle”, loro sì vittime precocissime di una società che non sa o non vuole prendersi cura dei suoi figli. Poi sono d’accordo con lei sul fatto che ormai questi ragazzini/e sono assuefatti a un sistema (possiamo definirlo capitalista?) che abitua a voler sempre di più, sempre più in fretta; mi hanno raccontato di adolescenti che si prostituiscono per un cellulare nuovo o per rifarsi le treccine. Posso immaginare la sua frustrazione nel veder vanificato il suo progetto; un po’ come quando, prima di trasferirmi a Milano per fare questo mestiere, lavoravo con una ong in un campo nomadi nei pressi di Pisa. Ecco, il nodo è un po’ là: nessun pregiudizio nei confronti dei rom (o delle baby prostitute), ma va preso atto del fatto che queste sono realtà ormai contaminate e stravolte. E questi ragazzini, spesso, lo sono di conseguenza.
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Non so se le autorità dominicane avranno ancora voglia di ospitarmi sul loro territorio – ieri ho avuto uno scambio telefonico un po’ astioso con l’Ente del turismo dominicano in Italia - ma accetto volentieri l’invito a El Tucano per una Presidente.
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Nel frattempo, volevo dirle che il servizio ha suscitato parecchio rumore qui in Italia, e in molti l’hanno ripreso – dall’Unità di oggi a varie trasmissioni radio e tv. Meglio tardi che mai
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I miei migliori saluti, e grazie ancora per questo scambio
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GJ
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Aldo Vincent









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