Manuale per la scrittura di sceneggiature - PARTE II

Pubblichiamo la seconda parte del "Manuale per la scrittura di sceneggiature" di PIERLUIGI ADAMI, che ci ha gentilmente concesso di proporvelo. Uno strumento indispensabile per chi voglia affrontare il lavoro di sceneggiatore.


SCRIVERE UN COPIONE


Per lo sceneggiatore, la scrittura del copione è l’ultimo atto di un processo che si può sintetizzare in questo modo:

1. Definizione e sviluppo dell’IDEA; scrittura del SOGGETTO, che è una sintesi di poche pagine in forma di racconto della trama. Il soggetto non ha regole ferree di scrittura: di solito è breve (2 - 4 pagine, in media) ed è scritto al presente indicativo. Già in fase di definizione dell’idea e di scrittura del soggetto è bene identificare i tre ATTI che, di norma, compongono ogni narrazione:

Primo atto: Introduzione, presentazione personaggi, definizione del conflitto

Secondo atto: punto di svolta: il conflitto evolve, sviluppo della trama

Terzo atto: massima tensione e climax, risoluzione del conflitto e finale

Le regole di definizione dell’idea, di struttura in atti, di definizione dei personaggi, sono le stesse della narrativa tradizionale, per cui si rimanda al manuale di scrittura creativa, presente in questo stesso sito, per avere dettagli al riguardo.

2. Realizzazione del TRATTAMENTO, che è un racconto in forma estesa del film. Nel trattamento lo sceneggiatore può utilizzare un linguaggio meno tecnico e più “letterario”, per attrarre nella lettura il produttore che deve decidere se finanziare il film. La fase del trattamento non è sempre richiesta, ma è utile anche allo sceneggiatore per impostare meglio e descrivere in modo dettagliato la storia. La forma del trattamento segue quella del racconto narrativo; di solito, però, si usa il presente indicativo. Sono ovviamente bandite forme letterarie che siano intraducibili in immagini, sequenze di pensieri (non raccontate da una voce fuori campo), descrizioni troppo generiche o dichiarative (brutte anche in narrativa); anche i dialoghi vanno appena accennati, magari in modo indiretto, lasciando alla sceneggiatura questa parte fondamentale (alcune case di produzione hanno dei dialoghisti, sceneggiatori specializzati nei dialoghi).

3. Passaggio attraverso lo SCALETTONE. A partire dalla storia in forma di racconto, vengono identificate a grandi linee le scene e le fasi temporali della storia. A questo punto vengono fissati i PUNTI DI SVOLTA, momenti drammaturgici fondamentali che conducono la trama da un atto al seguente e muovono l’azione sino al CLIMAX, punto di massimo pathos della storia, prima del finale. Dallo scalettone grezzo, un’ulteriore rifinitura che inizia a suddividere le scene e gli ambienti, ci porta alla SCALETTA vera e propria. Nella fase di scaletta ci si sofferma sui momenti principali della trama, non sui dettagli, né sui dialoghi. Le scene non vanno ripartite nelle singole azioni, ma solo tratteggiate in linea di massima. Già dalla scaletta è possibile una prima valutazione dei costi di produzione del film, essendo stati indicati i luoghi e i tempi delle scene.

Una volta definita la scaletta, si è pronti per passare alla sceneggiatura.

-Fine della seconda puntata - prosegue la prossima settimana

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Pubblicato il martedì 09 novembre 2004 in: Manuale di sceneggiatura

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