Quale delle seguenti affermazioni vi trova maggiormente d'accordo?
A cura di Heiko H. Caimi
Pubblicato il 21/11/2004
Prosegue la pubblicazione del manuale curato da PIERLUIGI ADAMI. Questa volta ci occupiamo di come costruire una scena in sceneggiatura, e quindi di intestazione, azione e dialoghi.
COSTRUIRE UNA SCENA La sceneggiatura si scrive scena per scena. Ogni scena ha il compito di mandare avanti la trama: a parte le scene che hanno solo funzioni tecniche (ad esempio per indicare il tempo che passa, o la successione giorno/notte) oppure descrittive (una panoramica su un paesaggio), ciascuna scena ha una funzione rispetto alla storia che viene narrata. Nella scena deve dunque "accadere qualcosa", nell’azione o nel dialogo, che serve a fornire una nuova informazione per lo spettatore. Le scene inutili, dove non accade nulla, sono solo noiose. Ogni scena è caratterizzata da un’unità di spazio e tempo. Ovvero quello che descrive una scena avviene nello stesso ambiente e in una stessa sequenza temporale. Se si cambia ambiente, o se è diverso il momento dell’azione, bisogna scrivere una nuova scena. Una regola aurea per la costruzione di una scena efficace è: ENTRA PIU’ TARDI CHE PUOI E VATTENE PRIMA POSSIBILE. Che cosa significa? Che bisogna concentrarsi sul momento cruciale della scena, proprio quando "accade qualcosa", senza dilungarsi in inutili preamboli (a meno che non si scriva un giallo, dove si sa che accade qualcosa, e allora l’attesa è parte della suspense). Una volta che quel "qualcosa" è accaduto, è meglio dare subito un taglio, con una nuova scena, senza soffermarsi in tutti i possibili, prolissi sviluppi. Ne guadagna il ritmo e l’attenzione. Lo spettatore, una volta incuriosito, viaggia da solo con la fantasia e riempie lui stesso i tagli narrativi. E' vero che molti tagli possono essere fatti in sede di montaggio, però una buona scrittura "già tagliata" consente di risparmiare sui costi di ripresa. La scena viene descritta da tre elementi principali: INTESTAZIONE L’intestazione descrive in una riga DOVE e QUANDO si svolge la scena. DOVE indica con precisione il luogo, l’ambiente, e se la ripresa è in interno (INT.) oppure in esterno (EST.); QUANDO, di norma, può essere GIORNO o NOTTE, lasciando a casi rari ALBA, SERA e TRAMONTO (indicati per motivi di luce particolare, se serve). Altre dizioni, quali POMERIGGIO o MATTINA vanno assolutamente evitate. Ecco alcuni esempi di intestazioni: EST. VENEZIA - PIAZZA S.MARCO - GIORNO (se tutto il copione è ambientato a Venezia, dopo la prima scena si può omettere la città: EST. PIAZZA S.MARCO - GIORNO se però la scena è ambientata tra i tavoli del "Caffè Campiello" bisogna specificare: EST. PIAZZA S.MARCO - CAFFE’ CAMPIELLO - GIORNO altro esempio di intestazione: INT. PALAZZO ALGARDI - STANZA DI MARIA - NOTTE si osservi che, se Maria dell’esempio precedente esce sul balcone della sua camera e lì andrà ripresa, bisogna definire una nuova scena (discontinuità di luogo): EST. PALAZZO ALGARDI - BALCONE STANZA DI MARIA - NOTTE L’AZIONE: La descrizione dell’azione va fatta con l’ "occhio narrativo" rivolto alla macchina da presa, come si è detto: bisogna dire chi, come e che cosa avviene sullo schermo. Esempio di intestazione con azione: INT. PALAZZO ALGARDI - STANZA DI MARIA - NOTTE Maria entra nella sua stanza e accende la luce. Ha l’aria stordita di chi ha bevuto troppo e barcolla a fatica sino alla sua scrivania, dove getta le chiavi di casa. Sorreggendosi ad una sedia, con l’altra mano si sfila le scarpe e le lancia incurante dove capita, quindi si tuffa, gemendo, sul letto.
(chi=Maria; che cosa=entra in stanza e si getta a letto; come=barcollando, a fatica, gemendo)
La "quantità di scrittura" dell’azione, intesa come numero di righe utilizzate per descriverla, è più o meno proporzionale alla sua durata nel film: tanto più lunga è sul copione, tanto più lunga sarà la durata sullo schermo. Questo significa che lo sceneggiatore ha facoltà d’indicare il ritmo del film (e la durata delle scene) con il suo stile di scrittura: se si dilunga e sofferma, la macchina da presa si dilungherà e soffermerà; se corre e scatta veloce, il regista cercherà di riprodurre questa dinamica sullo schermo.
Ogni scena può contenere uno o più "blocchi" di azione, suddivisi in paragrafi (punto e accapo) sia per esigenze di leggibilità del copione, sia per effettiva necessità di ripresa (taglio, nuova inquadratura). In genere, è bene mantenere ciascun paragrafo entro le tre - cinque righe (pari a qualche secondo di ripresa), a meno che non si voglia descrivere una singola ripresa particolarmente lunga, senza tagli.
DIALOGO
In questa sezione della scena si descrive che cosa dicono i personaggi. Un dialogo adatto per il cinema o la TV, per essere realistico non deve affatto essere reale, visto che il linguaggio reale è parecchio involuto, ripetitivo o ridondante. Nel migliore dei casi, il linguaggio dei film mima il linguaggio naturale, evidenziandone i tic e le manie espressive, ma senza riportare tutto il discorso reale, troppo prolisso o zeppo di pause.
Il dialogo, così come l’azione, deve essere funzionale alla storia narrata, ossia fornire informazioni (sul carattere dei personaggi, sulla loro vita) e portare avanti la trama. Un classico errore da evitare è considerare il dialogo come una scorciatoia per fornire informazioni direttamente allo spettatore: questo lo rende inverosimile, con effetti spesso comici (visti sovente nelle soap operas). Esempio di "stile telefonato" - cosiddetto perché è come una telefonata informativa fatta allo spettatore - è nel dialogo che segue:
INT. CASA DI MARCO E MARIA - CUCINA - NOTTE
Maria con un mestolo di legno gira il sugo sui fornelli. Ad un tratto, estrae il mestolo dalla pentola e lo punta, gocciolante, verso Marco, seduto a tavola davanti a un bicchiere di vino.
MARIA
Insomma, Marco! Sei mio marito da sei anni, lavori in FIAT alla divisione vendite da vent’anni, possibile che non sei ancora riuscito a cambiare l’auto di tua moglie, che è una vecchia UNO amaranto?
In quattro righe abbiamo saputo che Marco è suo marito e da quando, dove lavora e da quando, e che modello e colore di auto possiede Maria. Ci mancava solo che Maria ci fornisse anche il numero di targa e il codice assicurativo!
Niente scorciatoie, dunque: come nella letteratura, anche nella scrittura di copioni non bisogna mai dichiarare, ma far capire. In più nel cinema c’è anche un’altra possibilità: far vedere.
Nell’area riservata al dialogo è possibile inserire anche delle indicazioni d’espressione, che accompagnano e descrivono meglio il modo con cui il personaggio parla: esitando, ridendo, tossendo, sottovoce, gridando ecc.
MARIA
(esitando)
Noi due... da soli?
Le indicazioni d’espressione non vanno confuse con l’azione: "correndo", "saltando", "tirando un pugno" vanno inserite nella parte dell’azione, non come indicazioni d’espressione. Comunque le indicazioni di espressione sono oggi utilizzate con parsimonia, e si preferisce indicare nell’azione che cosa deve fare l’attore.
La voce di un personaggio si può sentire anche se non è inquadrato in quell’istante sullo schermo: in questo caso è una voce fuori campo, e si indica con f.c.:
MARIA (f.c.)
Ti sto chiamando dalla cucina!