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3. INTERNO GIORNO. UN BAR
Al tavolino di un bar semideserto, di quelli che tengono aperti ad agosto, sono seduti due amici,Andrea ed Oreste. Davanti a loro, due tazzine vuote di caffè, un posacenere stracolmo di mozziconi
di sigarette, i pacchetti di sigarette semivuoti (Andrea un pacchetto di Gauloises rosse, Oreste un pacchetto di Chesterfield), i rispettivi accendini. Andrea sta fumando. Ha un’espressione assente.
ORESTE: Vuoi ancora da bere?
ANDREA (sovrappensiero): Cosa?
ORESTE: Stai bene?
ANDREA: Si io, stavo pensando a
ORESTE: Non finirò mai di dirtelo. Rifatti una vita tanto lei non ritornerà più.
ANDREA: Ma non
ORESTE: Dai, sono cose che capitano. Avete litigato, e lei ti ha lasciato.
ANDREA (come se lo vedesse solo ora): - Ma che cazzo dici! Lei non mi ha lasciato: è sparita. Nemmeno i suoi genitori sanno dov’è andata! Non avessimo mai litigato !
ORESTE: - Ho capito, ma ormai son passati tre mesi, Andrea
ANDREA: - E questo cosa vuol dire?
ORESTE: - Che ti devi rassegnare!
ANDREA: - Questo mai!
I due rimangono un attimo in silenzio.
ORESTE: - E poi, dammi retta, tutto sommato, è stata una fortuna.
ANDREA: - Ma che cazzo stai dicendo?
ORESTE: - Ma sì, dai, lei non era una donna che faceva per te!
ANDREA (ironico): - Ah grazie tanto! Certo che mi sei proprio di conforto!
ORESTE: - Ma insomma, guardati allo specchio. Da quando non c’è più, sei ringiovanito di cinque anni!
ANDREA (spegnendo la sigaretta): Senti basta! Non ho più voglia di parlarne.
ORESTE (poggiando una mano sul braccio di Andrea): - Ok, scusa.
ANDREA (guarda l’orologio): Cazzo, com’è tardi! (guarda Oreste, con espressione allarmata) Mi dispiace, devo proprio scappare!
Andrea cerca di alzarsi dal tavolino, ma fa un movimento brusco, quasi convulso, urtandolo e facendo tremolare le tazze, che tintinnano. Ripiomba sulla sedia. Guarda Oreste, e poi guarda di nuovo il tavolino, ripiombando nell’espressione semi-catatonica precedente. Oreste lo guarda per un attimo, imbarazzato.
ORESTE: Hai un appuntamento? Qualche ragazza che ancora non conosco?
ANDREA: Ma no, ma che dici? E’ una questione di di lavoro, diciamo
ORESTE: - Non dirmi che è per quel tuo progetto
ANDREA: - Beh sì. Più o meno, sì.
ORESTE: - Ma è fantastico! E con chi ce l’hai questo appuntamento?
ANDREA: - Con il ministro.
ORESTE: - Addirittura! Con il ministro. Bè, ma dobbiamo brindare allora!
ANDREA: - Aspetta, aspetta. Brinderemo dopo, se sarà il caso.
ORESTE: - Almeno, adesso potresti svelarmi qualcosa sono tre mesi che mi dici che hai un’idea favolosa in mente, ma ancora non mi hai detto niente e sì che sono il tuo migliore amico.
ANDREA (sorridendo, un po’ sinistramente): - Lo saprai a tempo debito. E allora, potremo brindare. Se ancora lo vorrai.
ORESTE: - Va bene, non insisto. Però almeno puoi dirmi da quale ministro devi andare stasera?
ANDREA (sorridendo, con aria minacciosa): - Dal ministro della salute. Quello che ha fatto approvare la legge antifumo (alzandosi) Ora scusami ma devo davvero andare, sono già in ritardo
Andrea rimane un attimo in piedi davanti al tavolino, si toglie dalla tasca dei pantaloni il foulard di Lorella, e lo annusa. Oreste lo guarda senza capire. Andrea ha il viso contorto in un sorriso demoniaco e bizzarro Si mette lo scialle al collo, lasciandolo penzolare sulle spalle, e si avvia verso l’uscita. All’ingresso del bar si volta rapidamente verso Oreste, che lo fissa sbigottito.
ANDREA: - Non ti preoccupare. Ho pagato tutto io.
Andrea esce.
FINE
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Cortometraggio girato nel mese di luglio 2004 a Milano.
Copyright 2004 Magnolia Italia
Heiko H. Caimi









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