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Sceneggiature

Carpe diem

A cura di Heiko H. Caimi

Pubblicato il 30/09/2005

Uno stralcio dalla sceneggiatura de "L'attimo fuggente"

foto intervento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fischiettando, il professor Keating entra in aula, si avvicina agli alunni, gira trai banchi e si dirige verso il fondo dell’aula, guadagnando l’uscita, poi, sporgendo la testa dentro, invita gli studenti a seguirlo fuori.

 

Keating:     “Su, andiamo!”

Risatine ironiche da parte dei ragazzi.

Un alunno: “Dov’è andato?”

Un altro:     “E chi lo sa!”

Molti:           Dai, andiamo, su forza!”

 

Nell’atrio

 

Keating:    “O Capitano, mio capitano!” Chi conosce questi versi? Non lo sapete? È una        

                   Poesia di Walt Whitman, che parla di Abramo Lincon. Ecco, in questa classe

                   potete chiamarmi professor Keating o se siete un po’ più audaci, “O Capitano,

                   mio Capitano”

                   Ora dissiperò alcune voci anziché non inquinino i fatti. Certo, anch’io ho

                   frequentato Welton e sopravvivo, comunque, a quel tempo non ero la mente

                   eletta che avete di fronte, ero l’equivalente intellettuale di un gracile corpicino.

                   Andavo sulla spiaggia e tutti mi tiravano i libri di Byron in piena faccia.

                   Allora, vediamo, Pitts, da qualcuno bisogna cominciare, dunque, chi di voi è

                   Pitts? Molto bene, vuole aprire il suo libro a pagina 503?

Pitts:          “O vergine cogli l’attimo che fugge?”

Keating:    “Sì, proprio quella, è appropriata, no?”

Pitts.          “Cogli la rosa quando è il momento,

                   che il tempo, lo sai, vola

                    e lo stesso fiore che sboccia oggi,

                   domani appassirà”.

Keating:     “Grazie mille, Pitts.

                    “Cogli la rosa quando è il momento” in latino, invece, si dice “Carpe diem”. Chi

                    lo sa che cosa significa?”

Maeks alza il dito e risponde: “Carpe diem, cioè cogli l’attimo”.

Keating:     “Molto bene, signor?”

Maeks:       “Maeks”.

Keating:      “Maeks, mi ricorderò il suo nome.

                    “Cogli l’attimo, cogli la rosa quando è il momento”.

                    Perché il poeta usa questi versi?

Charlie:       “Perché va di fretta!”

Keating:      “No, diing! Grazie per aver partecipato al nostro gioco. Perché siamo cibo per

                    i vermi, ragazzi! Ognuno di noi, un giorno smetterà di respirare, diventerà

                    freddo e morirà. Adesso, avvicinatevi tutti e guardate questi visi del passato –

                    e indica le foto di classe del passato esposte insieme ai trofei e alle coppe    

                    nella vetreria dell’Accademia – Lì avete visti mille volte, ma non credo che li

                    abbiate mai guardati, non sono molto diversi da voi: stesso taglio di capelli,

                    pieni di ormoni come voi, invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro

                    ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro

                    occhi, pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è

                    stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale?

                    Perché vedete, questi ragazzi, ora, sono concime per i fiori, ma se ascoltate

                    con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi,

                    sentite?

                    “Carpe diem, carpe diem… cogliete l’attimo, ragazzi,

                    rendete straordinaria la vostra vita”.

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