H. Quale ritieni che sia il futuro del tuo cinema?
L. - Come ti dicevo prima, non ho la più pallida idea di che cosa potrà accadere in futuro. Può essere che giri un altro film, può essere che mi metta a scrivere sceneggiature, può essere che mi ritiri in campagna a curare i fiori
H. - Che rapporto hai con la fase di montaggio?
L. - Apriamo una fase molto complicata, perché con il montaggio ho un rapporto ambivalente. Nel senso che mi annoia profondamente, ma allo stesso tempo mi piace vedere la costruzione di quello che poi sarà il film vero e proprio, e infatti “Petalo di Rosa” fu montato da me, ma gli altri due film sono stati montati da Guglielmo Daino, in cui ripongo molta fiducia e, a volte, lascio che sia lui a concludere il lavoro senza la mia presenza.
H. - Che rapporto hai con il pubblico?
L. - Sinceramente non ritengo importanti i premi. Credo che sia molto più importante raggiungere il pubblico, anche perché è il pubblico che decide se hai fatto un buon lavoro o meno. Infatti, al Milano Film Festival, due ragazzi davanti a me commentavano il mio film e questa cosa a me ha fatto un enorme piacere, quindi il mio unico scopo è quello di far parlare le persone del mio lavoro Va beh, se poi vinco è anche bello
H. - Ma il cinema può cambiare il mondo?
L. - Non credo in queste banalità.
H. - C’è qualche regista cui ti senti vicino?
L. - Sinceramente no. Ci sono piuttosto registi che mi hanno influenzato con il loro modo di girare, e penso a Truffaut, a Danny Boyle, per esempio, ma anche registi pubblicitari e di videoclip, come Kal Karman, Ago Panini, Alessandro D’Alatri. Credo che da tanti persoanggi si possano imparare cose buone.
H. - Userai mai effetti speciali nei tuoi film?
L. - Sei allucinante. Lo sai che non mi piacciono le domande sul mio futuro
H. - Lavoreresti per la televisione?
L. - Se intendi girare una fiction, o un programma televisivo, ti risponderei di no. Sono più attratto dalla pubblicità e dai videoclip.
H. - E per il teatro?
L. - Io vado a teatro, ma credo che dirigerlo sia una cosa che non mi appartiene per niente, per il semplice fatto che la ritengo una scena troppo statica.
(segue)
Heiko H. Caimi









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