Le regole del gioco

Siamo di fronte a un buon film medio, costruito con l’abile artigianalità di come li facevano una volta. Recensione di Tullio Di Francesco

Le regole del gioco

di Curtis Hanson

(Lucky You) Con Eric Bana, Drew Barrymore, Robert Duvall, Debra Messing, Horatio Sanz, Charles Martin Smith, Saverio Guerra, Jean Smart. Genere Drammatico, colore 123 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Warner Bros Italia

Il protagonista della nostra storia ha un nome impegnativo per la tradizione popolare americana, Huckleberry Cheever, ma potete abbreviarlo in Huck. Come il suo omonimo letterario, Huck fugge le responsabilità: il suo unico progetto di vita, lui che è un giocatore professionista di Las Vegas, a parte passare di letto in letto ogni volta con una partner diversa, è di trascorrere le sue giornate (e nottate) sui tavoli da poker, raccogliendo i soldi che gli permetteranno di partecipare al campionato mondiale. Il guaio è che con le carte Huck è bravissimo a fondare capitali ma non altrettanto ad amministrarli, perché gioca a poker come dovrebbe vivere (impegnandosi al massimo) e vive come dovrebbe giocare (con estrema cautela). Specie quando sul tavolo da gioco si trova ad affrontare il padre L.C., un altro che per il gioco ha gettato la vita privata alle ortiche, e nei confronti del quale Huck nutre un conflitto edipico tutt’altro che latente. Poi, però, Huck incontra Billie, giunta di recente in città per un ingaggio come cantante da “Dino’s”, e il giocatore d’azzardo sembra pronto a riconsiderare la sua vita…

Se il titolo originale del film di Curtis Hanson è Lucky You, possiamo dire che la sua pellicola fortunata non lo è stata proprio per niente. Staremo a vedere gli incassi, ma sui nostri schermi esce a due anni di distanza dalla sua realizzazione (il copyright è targato 2005), e questo perché, dopo che Hanson ha intrapreso quella che chiama la fase degli “studi di carattere” della sua carriera, l’insuccesso di titoli come Wonder Boys e In Her Shoes hanno fatto passare nel dimenticatoio il colpo magistrale che aveva messo a segno con L.A. Confidential (ma perché, c’è stato qualcuno che abbia apprezzato 8 Mile?). Peccato, perché se c’è un regista legato strettamente alla sintassi dei generi cinematografici e, contemporaneamente, capace di far emergere anche il carattere dei suoi personaggi, quello è proprio Hanson: regista uscito dalla factory di Roger Corman e che non se n’è dimenticato ancora a una vita di distanza.

Prendiamo questo Le regole del gioco. Siamo di fronte a un buon film medio, costruito con l’abile artigianalità di come li facevano una volta. Quanti film americani abbiamo visto svolgersi sui tavoli da gioco? E il regista non evita i cliché, anzi li sfrutta consapevole che, con la sua regia funzionale, si sta mettendo al servizio di un genere ben preciso. Niente svolazzi e montaggio postmoderno, qui: questa non è la Las Vegas di Soderbergh, ma quella del Rat Pack originale, quella del buon vecchio Dean Martin (sarà per questo il richiamo a “Dino’s”?).
Al contrario, tutta la forza del film sta nella sceneggiatura firmata a quattro mani da Hanson e Eric Roth (Forrest Gump, Insider – Dietro la verità, Munich, Alì), scritta a tutto tondo come nel cinema “di papà”: bello e incisivo l’incipit che precede i titoli di testa (in due minuti c’è tutto il protagonista), bella l’idea di ritardare l’informazione sulla vera identità di L.C., bello il personaggio di Huck che, recitato una quarantina d’anni fa da un giovane Paul Newman, avrebbe dato i natali ad un altro memorabile protagonista sulla scia dello Spaccone e di Nick Mano fredda.

Ma i tempi sono cambiati, e proprio per tutto quello che abbiamo appena detto Le regole del gioco non sarà visto da nessuno o, al massimo, racimolerà giusto quello che rimane del banco. Certo, non avrà la forza di spingere al cinema frotte di spettatori il soggetto: per quanto preciso nel ritrarre il mondo del poker americano (comparsate di veri campioni, ambientato addirittura nel 2003 quando, per la prima volta, si introdussero le telecamere che, a casa, facevano vedere le carte dei campioni, e gli stessi venivano sfidati – e battuti – da sconosciuti usciti dal poker virtuale di Internet), in Italia i patiti di questo gioco saranno più o meno quanto i patiti dell’ottavina reale. Né avranno la forza di richiamare pubblico l’Eric Bana di Huck, che pure si rivela attore sempre più intenso (probabile che proprio grazie a questo ruolo Spielberg l’abbia scelto per il suo Munich), né l’ex spielberghiana Drew Barrymore, che (con buona pace delle riviste inglesi che la designano come la donna più sexy del mondo) qui potrebbe perfino passare per attraente. Robert Duvall (L.C.) è efficacissimo, ma questi ruoli li recita col pilota automatico. Ora provate a indovinare chi vincerà la sfida tra la Vegas di Le regole del gioco e quella di Ocean’s Thirteen!

In collaborazione con www.nouvellevague.eu

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Pubblicato il lunedì 18 febbraio 2008 in: Archivio recensioni cinema

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