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Articoli e interviste

2001 Odissea nello spazio: quando c'era il futuro

A cura di Heiko H. Caimi

Pubblicato il 05/05/2008

Quaranta anni fa esplodeva sugli schermi il capolavoro di Kubrick. Articolo di Matteo Guarnaccia

foto intervento

Nel 1965 il geniale Stanley Kubrick, dopo aver affrontato le storie di gangsters ( Rapina a Mano armata ), il peplum storico ( Spartacus ) e la trasposizione di una discussa opera letteraria ( Lolita ), reduce dal brillante film antimilitarista Dr. Strangelove , decise di mettersi alla prova con un altro genere cinematografico, la fantascienza. Una tipologia che in quegli anni stava subendo la stessa sorte del western, finita l'epoca d'oro, languiva stancamente nel limbo dei B-movie.
Grazie al suo curriculum, il regista newyorkese riuscì ad estorcere alla major Mgm il più grosso budget della sua intera storia. Tre anni dopo presentò agli attoniti investitori uno sconcertante ossimoro: un film di fantascienza senza azione. Non c'erano eroi in luccicanti tutine attillate, modello Flash Gordon, e nemmeno omini verdi o aracnidi pelosi che rapivano femmine terrestri in vesti succinte. C'erano sì delle astronavi, ma avevano un design troppo raffinato e si muovevano con una lentezza esasperante. E poi niente chiassate con cannoni fotonici o raggi della morte ma una colonna sonora ironica che demoliva tutti i clichè acustici dei film di fantascienza a base di terramin, utilizzando musica classica come i valzer di Strauss, un poderoso Also sprach Zarathustra e suites per balletto di Aram Khachaturian. Per completare il quadro aggiungiamoci degli attori senza appeal e persino vestiti da scimmioni, impegnati in dialoghi brevi e poco appassionanti. La voce umana è praticamente assente per quasi tutta la durata (non indifferente) del film; una sceneggiatura incomprensibile (vagamente basata sul racconto The Sentinel dello scrittore Arthur C. Clarke ) che non contempla nessun finale.

 
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